Daniele di Daniele
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Luciano di Samostata - "Un codice etico per lo storico"

Così, dunque, deve essere il mio storico, impavido, incorruttibile, libero, amico della franchezza e della verità, pronto a chiamare, come dice il poeta comico, fico il fico e barca la barca, deciso a non dare per amicizia nè a togliere per odio alcunché, a non avere compassione, vergogna o rispetto, giudice imparziale, benevolo con tutti, ma non fino al punto da concedere ad una delle due parti più di quanto le sia dovuto, straniero nei suoi libri e senza patria, indipendente, a nessun potere soggetto e, senza la preoccupazione di ciò che ne pensi questo o quello, espositore dei fatti accaduti. Tucidide fissò molto bene queste norme e distinse la buona dalla cattiva storiografia, vedendo Erodoto ammirato al punto che ai suoi libri fu dato il nome delle Muse. Egli dice infatti di scrivere con la sua storia un acquisto per l'eternità piuttosto che un saggio di bravura per il presente e di non far buon viso all'elemento fantastico, ma di lasciare ai posteri la verità degli avvenimenti. E introduce il concetto dell'utile e quello che ogni persona assennata potrebbe stabilire come fine della storia, che cioé gli uomini, se mai altra volta occorressero le medesime situazioni, siano in grado di risolvere i problemi attuali guardando a ciò che è stato scritto prima di loro.

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