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Traduzione Seneca De Beneficiis

Sen. De Beneficiis, VI, 3

(1) Mi sembra che Marco Antonio abbia egregiamente esclamato, in un
passo del poeta Rabirio, vedendo che la sua fortuna stava passando altrove e che nulla gli era rimasto tranne il diritto di morire - anche questo, purché avesse fatto presto - : "". O quanto avrebbe potuto avere, se avesse voluto! Queste sono le vere ricchezze che in qualunque circostanza dell'umano destino sono destinate a rimanere in un solo luogo; una volta che queste saranno più grandi, avranno pertanto meno invidia.
Perché sei avaro come se le cose fossero tue?
Tu sei solo un affidatario.(2)
Non sono vostre tutte queste cose che vi costringono, gonfi di orgoglio ed elevati al di sopra delle cose umane, a dimenticare la vostra fragilità', che voi custodite armati in forzieri di ferro, che, razziate attraverso spargimento d'altrui sangue, difendete col vostro sangue; a causa delle quali conducete flotte che insanguineranno i mari; a causa delle quali mandate in rovina città, ignari di quanti dardi la fortuna appresta contro chi e' di spalle; a causa delle quali, infranti tante volte i patti familiari, personali e politici, fra due contendenti il mondo fu diviso.

(Tutte queste cose) si trovano in una situazione di affidamento e, in partenza da un momento all'altro verso un altro proprietario, le occuperà o un nemico o un erede di animo ostile.
(3) Chiedi in che modo tu possa farle tue dandole in dono. Pensa dunque alle tue cose e procurati un possesso sicuro e inespugnabile di esse, per rendertele più oneste, non solo più salde. (4) Ciò che ammiri, di cui ti reputi ricco e potente, quanto più a lungo lo possiedi, sta sotto un disdicevole nome: è la casa, è uno schiavo, sono i soldi; una volta che li hai donati, sono un beneficio.

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