Daniele di Daniele
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Traccia 1

La traccia iniziale si presenta al primo impatto come molto specifica e, quindi, di non facile soluzione. Se si legge con maggiore attenzione, ci si può richiamare alla distinzione operata da Durkheim tra comunità, nella quale prevale la solidarietà meccanica o spontanea, e collettività più ampia, nella quale vige la solidarietà organica, imposta da regole esterne al gruppo e che pertanto rischia l’anomia – di cui il clientelismo è un’espressione - per la carenza di legami tradizionali. Anche Merton affronta il discorso del clientelismo all’interno della sua teoria della devianza, comportamento che si genera dal gap tra fini sociali e mezzi che l’individuo possiede per raggiungerli; ad es. se il potere è un fine socialmente appetibile, esso può essere raggiunto con mezzi leciti (studio, professionalità, impegno) oppure irrituali (ad es. col voto di scambio). Il sociologo Bourdieu, di formazione marxista, ricorre al termine habitus (costume) che può applicarsi al clientelismo, come un mezzo che contribuisce al mantenimento delle strutture politiche ed economiche dominanti, anche sul piano informale. Sul piano antropologico si possono richiamare le conoscenze relative alle strutture della parentela nelle sue varie forme, in riferimento alle società matrilineari oppure patrilineari, dove il potere, il rango, gli status e i ruoli sono distribuiti diversamente; in questo contesto anche la residenza (patrilocale piuttosto che matrilocale, neolocale o natolocale) può determinare i rapporti sociali di affiliazione, protezione e scambio all’interno dei gruppi. Sarebbe opportuno richiamare anche alcuni riti ricorrenti nelle società “altre” , come ad es. il potlatch studiato da Boas, che consiste in uno scambio ineguale di doni che vengono distrutti da parte degli individui di rango superiore per affermare il loro status, oppure il kula di Malinowski che assegna doni ornamentali, come collane e bracciali scambiati in modo circolare nelle isole Trobriande, a seconda di un legame sociale di tipo parentale. Al contrario di Boas, Mauss indica nel dono elementi di gratuità e reciprocità (donare, ricevere, ricambiare), mentre nel testo è sottolineato il rapporto asimmetrico tra i soggetti, che esclude alcuni gruppi dall’accesso al potere e alle risorse. Va evidenziato che il termine “clientelismo” non compare nel dizionario antropologico di Fabietti/Remotti, il quale rimanda al termine “patronato”, quasi a significare che il primo termine è da intendersi prevalentemente in ottica eurocentrica difficilmente applicabile alle culture “altre”.

Traccia 2

Il secondo tema è probabilmente uno dei più accessibili agli studenti di questo indirizzo, perché permette di riflettere su un argomento interdisciplinare che viene variamente trattato da tutti i docenti. L’ambito di riferimento è quello della psicologia sociale, che si occupa delle dinamiche di gruppo, e della sociologia che analizza i rapporti umani all’interno delle organizzazioni. Lo studente può partire fornendo una definizione di “gruppo” come insieme di individui che fra di loro interagiscono e si influenzano, condividendo obiettivi, interessi e convinzioni. L’influenza reciproca è maggiore se il gruppo è più ristretto – secondo alcuni studiosi il numero ideale dei membri che compongono il gruppo è di sette elementi – poiché si formano un’aggregazione e un senso di appartenenza più intensi. Si possono ulteriormente distinguere le varie tipologie di gruppo, ad es. i gruppi primari dai secondari, gruppi formali e informali, naturali e sperimentali. Nella formazione del gruppo si creano differenti dinamiche studiate da Kurt Lewin in psicologia sociale con la teoria di campo. Le dinamiche sono caratterizzate da appartenenza, interdipendenza e coesione; fondamentale è il ruolo del leader con tutte le sue caratterizzazioni (leader carismatico, autoritario, permissivo e democratico). I valori costituiscono il tessuto connettivo del gruppo che lo spinge all’azione e che lo motiva in modo ideale (v. Allport). Se i valori interiori del gruppo sono prevalenti rispetto ai fini della comunità più ampia, possono formarsi comportamenti di sottocultura o controcultura, destabilizzanti per la società. Secondo l’autore le convinzioni possono essere più determinanti dei valori, perché esse sono ben radicate nella tradizione culturale del gruppo e hanno basi più specifiche e più concrete rispetto ai valori che rappresentano un’idealità più elevata e meno spendibile nella realtà. Relativamente alla quinta richiesta, l’indicazione può riguardare sia il gruppo nei confronti dell’esterno (v. sopra, in termini di sub- e controculture) oppure una conflittualità evolutiva anche interna, come ricorda Georg Simmel, parlando dello stato nascente, poiché l’interazione sociale riguarda una realtà processuale in continua evoluzione.

Traccia 3

La terza traccia consente allo studente di spaziare su temi trattati legati all’analisi critica della società contemporanea. Sul primo punto, è opportuno richiamare l’evoluzione dei mass media nel XX secolo, citando ad es. Mc Luhan, Lippman, U. Eco, Z. Bauman, Rifkin, e così via, i quali mettono in rilievo sotto aspetti diversi i grandi cambiamenti intercorsi in una società in cui l’informazione è globale e pervasiva. Lo sviluppo dei media è legato al grande progresso scientifico e tecnologico che ha caratterizzato sempre più la società moderna e postmoderna; in particolar modo va sottolineato il ruolo della rete nei suoi aspetti di integrazione comunicativa, ma anche di isolamento in un mondo virtuale. Infine, lo studente deve richiamarsi alla globalizzazione economica, definita da un mercato sempre più dominato dalle multinazionali e sempre più interconnesso sul piano geografico. Si tratta di una società, in cui il lontano si avvicina e ciò che accade anche in una realtà economica diversa influenza direttamente tutto il sistema. L’argomento va arricchito con un richiamo alle critiche di A. Sen che ricorda come la rete sia ancora preclusa a gran parte della popolazione mondiale.

Traccia 4

L’ultimo argomento proposto tratta della motivazione, che rappresenta un fattore dinamico del comportamento animale e umano che muove un organismo verso una meta. Le motivazioni possono essere coscienti o inconsce, semplici o complesse, transitorie o permanenti. Alle precedenti si aggiungono le motivazioni superiori che sono gli ideali o i modelli che l’individuo sceglie per realizzarsi. Inoltre si può differenziare la motivazione intrinseca, più autentica e duratura, da quella estrinseca, situazionale e non interiorizzata, che, anche a livello scolastico, dà risultati inferiori, nonostante la sua sottolineatura da parte dei comportamentisti. In campo pedagogico la motivazione richiama un tema centrale che ha interessato molti autori, tutti volti a scoprirne la spinta e la molla propulsiva con l’obiettivo del successo scolastico. Ad es., per il pedagogista sovietico Makarenko la motivazione è data da una tensione ideale verso un obiettivo politico e sociale (la creazione dell’”uomo collettivo”), in Decroly è la soddisfazione degli interessi dipendenti dai bisogni del discente, nella Montessori è legata al recupero del bambino “spezzato” o deviato attraverso la normalizzazione col materiale di sviluppo sensorale. Per Dewey l’atteggiamento scientifico è quello motivante per eccellenza ed è finalizzato all’adattamento all’evoluzione sociale in direzione democratica. Gli allievi potrebbero richiamarsi al modello cognitivista ed in particolare al modello omeostatico che, come dice Jean Piaget, porta il soggetto verso un equilibrio più stabile di quello precedente. Il rapporto con l’attenzione è molto forte: è stato provato che l’attenzione del bambino è prevalentemente spontanea fino ai 7 anni, con scarsa capacità di applicarsi in modo consapevole e duraturo. Solo dagli 8 agli 11 anni il fanciullo è in grado di orientare la sua attività verso un oggetto specifico, dimostrandosi capace di attenzione volontaria. Il successo scolastico dipenderà quindi dalla capacità del docente di attivare le motivazioni intrinseche, in modo da coinvolgere il discente attivamente nel suo processo di apprendimento, che diventa quasi un percorso di autoformazione.

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