Daniele di Daniele
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Traduzione tratta dal sito lastampa.it
Non dobbiamo assolutamente svilire nè disprezzare la nostra natura, come se non avesse nulla di solido, di stabile, nulla che non sia soggeto al caso; al contrario, dobbiamo essere consapevoli che ben piccola parte dell'uomo è destinata alla corruzione e alla morte, ed è quella per cui l'uomo è legato al caso, quella parte in cui si ritrovano i beni più grandi - opinioni fondate, conoscenze, discorsi finalizzati alla virtù - che sono dotati di natura inalienabile e incorruttibile; dobbiamo perciò essere imperturbabili e fiduciosi di fronte al futuro, e pronunciare, rivolti alla sorte, le parole che Socrate rivolgeva apparentemente ai suoi accusatori, in realtà ai suoi giudici: che Anito e Meleto potevano sì ucciderlo, ma non fargli male.

E' vero che la sorte può colpirci con una malattia, privarci dei nostri averi, denigrarci di fronte al popolo o a un tiranno; ma essa non può rendere spregevole, vile, meschino, ignobile, invidio l'uomo ignobile, coraggioso e magnanimo; nè può privarlo della sua naturale disposizione, la sua presenza costante è un vantaggio maggiore, di fronte alla vita, che quella di un timoniere, di fronte.

Traduzione della versione di Plutarco a cura della professoressa Marina Girotto Bevilacqua Liceo "V.Gioberti" Torino

Commento

Si tratta di due paragrafi (475 D-E) dell'opera di Plutarco citata col titolo latino di "De tranquillitate animi". Plutarco (I-II sec. d.C.) , particolarmente famoso come biografo, ("Le vite parallele"), tradusse la sua ampia sperienza umana e culturale in un "corpus" di operette che si desiganno col titolo latino di "Moralia". Di carattere morale è appunto questo brano, articolato in due episodi lunghi e pesanti, la cui struttura è peraltro caratterizzata da nessi logici e sintattiti quasi sempre chiari.

Qualche difficoltà si riscontra nell'area relativa alle righe 4-6, e nel nesso relativo (righe 13-14), la cui soluzione richiede una certa abilità. Dal punto di vista del lessico, il brano è caratterizzato da una serie di opposizioni, evidenti soprattutto nella ricca aggettivazione: grande e piccolo, alto e basso, duraturo e caduco, bene e male. Nell'uomo la parte razionale - vera e propria "facoltà-guida" nei sistemi filosofici antichi- deve sempre controllare la componente materiale e quella irrazionale, soggette all'arbitrio del caso.

Di qui, "l'exemplum" tratto da "L'Apologia di Socrate", dove la morte è considerata un incidente dovuto al capriccio della sorte o degli uomini, ma non un vero male, in quanto non tocca il valore del sapiente. Di qui, la metafora conclusiva - molto antica e piuttosto scontata - della vita come un viaggio pericoloso in mezzo al mare, dove l'unica guida sicura è la ragione.

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