Maturità 2017, 5 possibili tracce su Giuseppe Ungaretti

Marcello G.
Di Marcello G.

possibili tracce d'italiano su giuseppe ungaretti

Non c’è due senza tre. Se è vero che i proverbi hanno sempre un fondo di verità, dalla loro logica non sfugge neanche l’esame di Maturità. In queste settimane impazzano le previsioni su quali autori potrebbero uscire nella prima prova, quella d’italiano. Nel nostro tradizionale toto-esame avete fatto le vostre scommesse, piazzando al primo posto Luigi Pirandello e subito dietro Dario Fo e Dante. E se invece uscisse Giuseppe Ungaretti? A crederci l’8% dei maturandi. Ma non sarebbe una grande novità, visto che ha già fatto capolino tra le tracce in ben due occasione negli ultimi dieci anni: nel 2006 e nel 2011. Ma, se davvero il Miur decidesse di proporlo nuovamente agli studenti alle prese con la maturità 2017, su quali temi potrebbe puntare? Ungaretti è un autore che si può prestare benissimo sia all’analisi del testo che a un approfondimento di tipo storico e/o culturale. Ecco, dunque, gli argomenti principali attorno cui si sviluppa il pensiero del capofila della poesia ermetica.

La poesia autobiografica


Caratteristica fondamentale di tutta la produzione di Ungaretti è di essere sempre stata ancorata, seppur con metafore e costruzioni particolari, alle esperienze personali dell’autore. Ogni raccolta cristallizza un momento che è stato vissuto. Non si riportano storie di altri personaggi né si vogliono costruire mondi di fantasia. Tutto è estremamente concreto e ‘reale’. Al limite si prende spunto dalle vicende individuali per immergerle nella vita della società. Si parte dal particolare per generalizzare lo spirito dei tempi. Così, ad esempio, il dramma della guerra diventa momento di analisi interiore ma anche il parametro per studiare l’uomo e la società a cavallo tra i due conflitti mondiali.

L’ermetismo


Ungaretti è senza dubbio uno degli esponenti di spicco dell’ermetismo. Corrente poetica che, oltre alla trasformazione in poesia della storia e dell’attualità, è stata in grado di scardinare le consuete regole della metrica. In tantissime poesie di Ungaretti, infatti, non ci sono rime e i versi sono spesso brevi, essenziali, spezzati, senza punteggiatura; riprendendo la lezione dei simbolisti francesi come Apollinaire. I termini sono semplici, diretti, liberi. Brevi pennellate che bastano a descrivere in maniera sintetica dei concetti complessi. La scomposizione del verso ha lo scopo di eliminare i giri di parole, le macrostrutture date dalla discorsività della produzione poetica precedente e di far tornare protagonista la parola

La guerra


L’esperienza della prima guerra mondiale, vissuta in prima persona in trincea, ha segnato la prima fase della poetica di Ungaretti. Vedere con i propri occhi i suoi coetanei morire al fronte e la miseria della vita dei soldati mandati al massacro ha aperto una profonda riflessione sulla condizione umana che culmina nella raccolta L’Allegria. Ma Ungaretti affronta il tema invertendo la prospettiva, alla ricerca di una nuova armonia col cosmo che esorcizzi il dolore. Mattina – con i suoi stringati versi M’illumino d’immenso - e Soldati (Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie) sono forse le opere più rappresentative di questo momento.

Il dolore


In una seconda fase, però, nelle poesie di Ungaretti il dramma – personale e poi collettivo dato l’avvento della seconda guerra mondiale - emerge in tutta la sua potenza. A segnare questo nuovo punto di vista, come sempre, due lutti che hanno colpito il poeta: la morte del fratello Costantino ma soprattutto quella del figlio Antonietto, di soli 10 anni. Si chiama proprio Il Dolore la raccolta che racchiude i pensieri di Ungaretti successivi alla doppia perdita. Da qui in poi, fino alla fine dei suoi giorni la nota caratteristica della sua poesia sarà il ‘pianto dentro’, la rassegnazione per l’ineluttabilità del destino.

La spiritualità


Nel corso degli anni ’30, però, Ungaretti fece un parziale passo indietro aprendo una riflessione sul rapporto tra passato, presente e l’eterno. Un momento che coincide con il passaggio dal misticismo giovanile ad una conversione vera e propria verso la religione. Per interrogarsi sulla fede il poeta decise di tornare verso schemi più tradizionali. Così, nella raccolta Sentimento del tempo, si avverte una sensibilità quasi barocca e neoclassica. Per questo l'opera appare ricca di figure mitologiche; non a caso la sezione principale dell'opera prende il nome di "La fine di Crono", in cui si affronta proprio lo scorrere del tempo. Centrale, in questa fase, Roma, vista da Ungaretti come la città barocca per eccellenza ma anche come la città eterna.

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