Inattivo 33269 punti

Traccia Tema storico
Lo storico Eric J. Hobsbwan definisce il Secolo Breve gli anni che vanno dall'esplosione della Prima Guerra Mondiale fino al collasso dell'URSS. A suo giudizio "La struttura del Secolo Breve appare come quella di un trittico o di un sandwich storico. Ad un'età della catastrofe, che va dal 1914 sino ai postumi della seconda guerra mondiale, hanno fatto seguito una trentina d'anni di straordinaria crescita economica e di trasformazione sociale, che probabilmente hanno modificato la società umana più profondamente di qualunque altro periodo di analoga brevità. Guardando indietro, quegli possono essere considerati come una specie di età dell'oro, e così furono visti non appena giunsero al termine all'inizio degli anni '70. L'ultima parte del secolo è stata una nuova epoca di decomposizione, di incertezza e di crisi - e addirittura, per larghe parti del mondo come l'Africa, e l'ex-URSS e le ex Nazioni socialiste dell'Europa orientale, un'età di catastrofe".

Il candidato valuti criticamente la periodizzazione proposta da Hobswan e si soffermi sugli eventi che a suo parere caratterizzano gli anni '70 del Novecento.

Svolgimento
Il pensiero di Eric John Ernest Hobsbawm, storico e scrittore britannico, nato nel 1917, è uno dei punti di riferimento da cui si può avviare una riflessione sul dibattito storiografico dell'ultimo fine secolo.
Hobsbawm decide di trattare il cosiddetto “secolo breve” nell'omonimo saggio (“Il Secolo breve. 1914-1991: l'era dei grandi cataclismi”); egli, pur dichiarandosi consapevole di non poter “raccontare l'età della propria vita – che coincide quasi del tutto con il periodo di cui tratta nel testo – allo stesso modo in cui si può (e si deve) scrivere la storia dei periodi conosciuti solo dall'esterno, di seconda o di terza mano, attraverso le fonti dell'epoca o le opere degli storici successivi”, decide di intraprendere l'analisi del Novecento in una prospettiva storica, anche senza conoscere la letteratura scientifica che lo riguarda e “solo con una qualche infarinatura delle fonti archivistiche che i numerosissimi storici del ventesimo secolo hanno accumulato”.
Secondo il nostro storico, il “secolo breve” può essere suddiviso in tre fasi. La prima va dal 1914 al secondo dopoguerra ed è definita come l'età della catastrofe, contraddistinta dalle due guerre mondiali, dal crollo del liberismo, da quelle che si possono definire «guerre religiose, anche se le religioni più militanti e assetate di sangue sono state le ideologie laiche affermatesi nell'Ottocento, cioè il socialismo e il nazionalismo, i cui idoli erano astrazioni oppure uomini politici venerati come divinità». La seconda fase, definita come l'età dell'oro, consiste nel successivo trentennio di crescita economica e di grandi trasformazioni sociali. Infine gli anni che vanno dalla crisi economica degli anni Settanta al crollo dell'Unione Sovietica, avvenuto nel 1991, è definita l'età della frana ed è caratterizzata da crisi ed incertezza per molte zone del mondo, mondo «che ha perso i suoi punti di riferimento e che è scivolato nell'instabilità e nella crisi».

Ecco perché si può parlare di sandwich storico: due epoche di crisi, seppur molto diverse tra loro, contengono un periodo contrassegnato da un lungo e intenso sviluppo economico, sociale e tecnologico che ha portato ad un innalzamento degli standard di vita.
Anno fondamentale nella cronologia di Hobsbawm è il 1968, quando la mobilitazione studentesca e, per quanto riguarda la nostra nazione, anche operaia, esplosa nei paesi capitalistici ha rappresentato il «segno che l'equilibrio dell'Età dell'oro non poteva durare».
Se vogliamo identificare quelli che Hobsbawm ritiene degli aspetti tipici degli anni Settanta, oltre a considerare la fine dell'eurocentrismo, lo spostamento del focus su un livello più globale e la polarizzazione Nord/Sud del Mondo, dovremo riconoscere come tratto caratteristico quello che più di altri si palesa nella contemporaneità: la disintegrazione degli antichi modelli di relazioni umane e sociali e la crisi dei legami tra le generazioni, cioè del «rapporto tra passato e presente» che ha portato all'instaurazione dei i valori di un «individualismo asociale assoluto».
Così ne parla il nostro storico in “Il secolo breve”: «La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l'esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani, alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono».
Sarà forse perché negli ultimi anni ci si è resi conto del fatto che le nuove generazioni hanno radici corte e insicure, che oggi si parla tanto del dovere della memoria; e la memoria del passato è, e deve essere, una esperienza vivificante, premessa indispensabile per costituire un momento educativo per i giovani.
(...)
Come scrive Hobsbawn, il “secolo breve” «è finito in un disordine mondiale di natura poco chiara e senza che ci sia un meccanismo ovvio per porvi fine o per tenerlo sotto controllo» e «la ragione di questa impotenza non sta solo nella profondità e complessità delle crisi mondiali, ma anche nel fallimento apparente di tutti i programmi, vecchi e nuovi, per gestire o migliorare la condizione del genere umano».
Si potrebbe allora cominciare proprio da un rinnovato scambio culturale tra vecchi e giovani, che così si arricchiranno della reciproca esperienza, e, imparando dal passato, miglioreranno il futuro.

Registrati via email