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Traccia
La fama al tempo dei reality e dei social media
"Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti" - Il candidato, prendendo spunto da questa previsione di Andy Warhol, analizzi il valore assegnato alla "fama" (effimera o meno) nella società odierna e rifletta sul concetto di "fama" proposto dall'industria televisiva (Reality e Talent Show)o diffuso dai social media (Twitter, Youtube, Facebook).

Svolgimento
Circa 43 anni fa, nel burrascoso 1968 il più grande esponente della pop art, Andy Warhol ha pronunciato quella che forse è la sua frase più famosa: “Nel futuro ognuno sarà famoso, al mondo, per 15 minuti”. Quello che esattamente intendeva l’artista non lo sapremo mai, ma di certo ci offre un’occasione per riflettere su un argomento sempre più di attualità: la fama, o meglio la brama di essa e i mezzi che ci permettono di ottenerla.

Il 1968, come è noto a tutti, anche a chi non l’ha vissuta, è un’epoca di grandi cambiamenti in tutto il mondo, di rivolte studentesche, di emancipazione femminile, di occupazione di scuole, uffici, piazze.
Cambia il pensiero dei giovani, si ribellano al sistema costruito dai genitori, c’é voglia di trasgressivo, di nuovo. Basti pensare al fiorire delle comunità hippy con il loro modo di vestire stravagante all’insegna del motto “peace and love” che quasi contrasta con la rivolta sempre più furiosa di quel periodo, all’ascesa di gruppi storici come Beatles e Rolling Stones, al diffondersi prepotente delle idee comuniste, alla protesta contro la Guerra in Vietnam.
Si potrebbe continuare all’infinito nell’amarcord di quell’anno maledetto per alcuni, irripetibile per altri, ma così si rischia di perdere di vista il nostro punto di partenza: Andy Warhol e la sua celebre frase. Questa breve digressione serve infatti solo per provare a renderci conto di quello che lui immaginava sarebbe successo nel mondo dopo quella svolta di emancipazione giovanile, dopo quella potente sterzata verso un nuovo modo di vedere i rapporti sociali, umani e anche politici.
Di sicuro già negli anni successivi, l’artista ha potuto sincerarsi di tanti cambiamenti: primo fra tutti l’avvento della televisione, l’entrata in tutte le case dei telefoni, il boom del grande cinema hollywoodiano e non solo; ma si sarà immaginato il punto fino in cui saremmo arrivati a distanza di qualche decennio?Purtroppo l’artista è morto nel 1987, molto prima dell’avvento, o meglio della massiccia diffusione di tante altre tecnologie che ci permettono quotidianamente di mantenere contatti più o meno utili con il resto del mondo.
All’epoca dell’artista, in televisione, al cinema e sui giornali apparivano infatti solo i grandi attori americani o nazionali, quelli che tutti conoscevano e consideravano quasi degli eroi, amati e invidiati allo stesso tempo. La gente comune al massimo comunicava tramite telefoni fissi, lettere, cartoline, cabine telefoniche. Per poter ambire a un po’ di fama mediatica l’unico modo era partecipare a quiz, giochi a premio, telefonare in diretta, cercare disperatamente di farsi riprendere durante un servizio del telegiornale, oppure tentare lunghi studi di recitazione per ambire a “un posto al sole” nel popolare tubo catodico. I famosi 15 minuti di Andy Warhol forse sembravano ai più un sogno inarrivabile.
Oggi tutto questo ha un sapore vintage e ci fa anche un po’ sorridere. Chiunque è apparso almeno una volta in televisione o sugli altri mezzi di comunicazione di massa o potenzialmente lo può fare senza compiere chissà quali studi. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo assistito a una rivoluzione dei mezzi di comunicazione pari forse come intensità a quella culturale del 1968 ricordata prima: l’avvento di Internet, e con esso di mille social network, web tv, siti di incontri, siti di scambio di video, e chi più ne ha, più ne metta. Con la diffusione dei telefoni cellulari di ultima generazione e i vari i-pad, tablet ecc, ci si può connettere in qualsiasi momento in rete senza avere nemmeno bisogno di un computer. Non basta, anche la televisione è cambiata, non solo esistono molti più canali, (molti visibili anche via internet), ma ci sono anche tipi di programmi un tempo inconcepibili: i cosiddetti reality show.
Tutte queste nuove tecnologie hanno anche contribuito a cambiare il modo di intendere la notorietà, infatti ora ognuno di noi è a suo modo famoso o per lo meno ha i mezzi per diventarlo. Sono infatti pochissimi quelli che sono rimasti fedeli alle classiche lettere a penna e alla telefonata da rete fissa oppure che ai nuovi programmi TV preferiscono il vecchio film in bianco e nero o le repliche del vecchio Drive In.
La maggior parte di noi ha un profilo facebook, twitter, myspace, MSN, badoo ecc, creato inizialmente per caso o semplicemente per ritrovare vecchi amici, ora visitato ogni giorno con periodici aggiornamenti relativi a: attività, lavoro, musica, interessi, situazioni sentimentali, sport, letture, per non parlare del tempo perso con giochini vari che ci permettono di diventare i numeri uno tra i nostri amici, album di foto, alcune anche molto personali (figli, matrimoni, momenti intimi con la famiglia) e video di ogni tipo. A proposito di social network, chi oggi non ha intenzione di visitare il proprio profilo? Veramente pochi, basti pensare alle pause in ufficio, all’università, tra i banchi di scuola con il nuovo I-phone già connesso che ci aggiorna in tempo reale sulle ultime “web-novità”. Questo dimostra come siamo dipendenti dalla rete, dai suoi mille labirinti di indirizzi che ci portano a essere al centro dell’attenzione, almeno nella nostra community preferita. Lo stesso fenomeno è testimoniato anche da alcuni recenti fatti di cronaca: ladri scoperti perché avevano visitato il loro profilo facebook prima di scappare, ragazzini ritrovati grazie a messaggi lasciati nella posta elettronica, orrendi gesti compiuti a danno di altre persone per la sola smania di pubblicarne il video su you-tube e condividerlo con gli amici di rete.
E che dire dal messaggio che ci arriva dalla televisione?Negli ultimi 11 anni, dopo il successo della prima edizione del “Grande Fratello”, è un proliferare di reality show, da Survivor, alla Fattoria, all’Isola dei Famosi, a Tamarreide. In teoria questi programmi dovrebbero portare nelle case delle famiglie, la gente comune, quella che si vede tutti i giorni sull’autobus mentre vai al lavoro. Ma è davvero così?Negli ultimi anni, queste trasmissioni e Internet, hanno invece creato dei veri e propri modelli, stili di vita da seguire. Se non sei come loro, non sei nessuno. Tanti ragazzi (ma non solo) cercano a tutti i costi di imitare i protagonisti di questo o quel programma, si vestono come loro, parlano come loro, coltivano i loro stessi sogni e desideri, che poi si riducono a quelli di essere famosi, guadagnare soldi, fare serate, firmare autografi. Passeggiando un sabato pomeriggio in centro si vedono schiere di persone omologate, senza personalità, che dicono, fanno e desiderano le stesse cose. Ma è così che deve essere?La comunicazione ci deve portare a questo?Alla perdita totale di personalità, all’alienazione totale?E la massima aspirazione di ognuno deve essere quella di apparire, seppur per pochi minuti in un programma televisivo o su un canale internet?
Ovvio che la risposta deve essere negativa, ma purtroppo il pericolo che ciò si avveri è reale. La fama ammalia tutti, anche persone in apparenza impeccabili, tocca a noi sfuggirle o meglio darle il giusto significato.
Se davvero si è dimostrato profetico Andy Warhol prevedendo 15 minuti di fama per ognuno di noi, dobbiamo essere in grado di dare a questo quarto d’ora la giusta luce.
Diventare famosi in televisione, o (per allargare il discorso) esserlo all’interno della nostra cerchia di conoscenze virtuali, non deve significare essere automi che agiscono seguendo la massa. Bisogna avere il coraggio di coltivare i propri interessi al di fuori della rete, le amicizie e gli amori possono si nascere su facebook, ma devono crescere fuori di esso. Pensate a un abbraccio, un bacio, un sorriso, un’emoticon può forse competere con il loro valore?O con quello di una partita a calcio con gli amici, un confronto a tu per tu con un genitore.
Spostando il discorso ai reality, vi pare che l’immagine dell’uomo vincente deve essere quella di una persona che passa la giornata ad ostentare il proprio fisico, la propria ignoranza o semplicemente il proprio modo di parlare o comportarsi?Dove è finita la voglia di cambiare il mondo, che esisteva nel 1968?O peggio tutto quel sangue è stato sparso per arrivare a questo?Riflettiamo attentamente su quanto detto e poi ognuno di noi troverà dentro di sé il significato da dare ai 15 minuti di fama che gli spettano e forse capirà anche se era a questo che Andy Warhol 43 anni fa pensava.

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