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Saggio breve/articolo Ambito artistico - letterario
''Amore, odio, passione''
Tra i brani proposti: “La lupa” di Giovanni Verga, con “Il trionfo della morte” di Gabriele D’Annunzio, “Senilità” di Italo Svevo e Manzoni con un estratto de “I promessi Sposi” (Cap. 10). E tre dipinti: "Il bacio" di Klimt, "Ettore e Andromaca" di De Chirico e "Gli amanti " di Pablo Picasso.

Svolgimento
Amore e Odio, elementi costitutivi dell’aggregarsi e disgregarsi di tutte le cose sin dagli albori del pensiero filosofico occidentale, sono in fondo lo stesso sentimento, le due facce della stessa medaglia. In un digradare di sfumature, l’amore si presenta sotto una molteplicità di aspetti, dalla stabilità dell’amore maturo all’esaltazione dell’innamoramento. La passione, intesa come amore-limite, travolgente e distruttivo, si pone come polo intermedio, come raccordo mediano tra gli estemi.

Sentimento polimorfico, che si sgrana in innumerevole screziature, l’amore sconfina frequentemente con la passione. Ma la passione si risolve, il più delle volte, in una pulsione istintiva, malsana, che nasce quasi per gioco, ma poi afferra e progressivamente travolge, per risolversi infine in rovina irresistibile che trascina nella perdizione o nella morte.

È la forza cui non sa opporsi la manzoniana Gertrude, circondata, in convento, da un contesto di isolamento, di esclusione, non voluto, vissuto come privazione. È quel bisogno di aggrapparsi a qualcuno per sopravvivere a uno sfondo di grigiore, una ricerca che finirà per trovare necessariamente il suo appiglio. Una curiosità, dapprima, che la spinge a non saper resistere e a rispondere all’affascinante sconosciuto che le rivolge la parola. Una parola che rompe il silenzio, la solitudine, e avvia un inesorabile processo che sprofonderà la monaca di Monza in un vortice irreversibile, fino al delitto della suora conversa che aveva minacciato di svelare la tresca segreta.

È la sete famelica, istintiva, quasi primordiale, che arde le carni e secca la gola nell’innamoramento della Lupa per Nanni, che non dà pace a una donna ormai non più giovane che per anni è stata una divoratrice di uomini, che vuole forse riaffermare in età avanzata la sua capacità di avviluppare un ragazzo più giovane. È un’ossessione pervicace, che non si arrende neanche di fronte al rifiuto, che persegue cieca il suo obiettivo fino a quando non lo ottiene, fino a diventare per l’altro irresistibile tentazione, sguardo che fa perdere l’anima e il corpo, incantesimo da cui non ci si può svincolare, se non a costo di uccidere.

È la passione invincibile, sensuale e violenta, che travaglia, ne Il trionfo della morte, la relazione tra Giorgio e Ippolita – una donna sposata che finirà per lasciare il marito per l’amante – che si conclude tragicamente con un omicidio-suicidio che simboleggia la fine di un mondo, quello della sensualità assoluta, ma anche dell’invincibilità della passione incarnata nella donna.

Ma l’amore è capace anche delle vette altissime dell’idealizzazione, della smaterializzazione dell’altro. È il caso di Emilio, in Senilità, che forse per eccessivo timore della vita, nel suo immaturo approccio all’esistenza, rinuncia a vivere l’amore nella sua pienezza e totalità di sensi e coinvolgimenti. La donna amata, Angiolina, è oggetto puro di un desiderio casto che non osa sfiorarla se non con baci, né sognarla se non come infermiera dolce e amorevole, proiezione idealizzata di una figura materna forse irrisolta.

E l’amore è capace financo di odio, diviene odio, è odio esso stesso nelle degenerazioni più profonde della passione. Odio che porta all’uccisione. È l’ombra che incrina il rapporto di Egidio e Gertrude dopo che il delitto della suora conversa è stato consumato. È l’unica possibile via d’uscita per spezzare, nella morte, quell’incantesimo che è ossessione irrefrenabile della Lupa, tentazione irrinnegabile di Nanni. È la smania di possesso totale ed esclusivo che anima Giorgio e lo spinge fino alla distruzione dell’amata, all’eliminazione della causa della propria sofferenza. È la rabbia impotente di Emilio di fronte alla scoperta di un tradimento di Angiolina, che lo agita, lo fa bruciare, gli dà le vertigini. Lo diverte a immaginare la sua vendetta con la morte della donna.

Ma forse per descrivere l’amore non bastano, o non servono, le parole. Forse, ad onta di tanti scrittori che se ne sono occupati e di tante pagine che ne sono state scritte, sono i pittori, con i loro colori, le loro linee, le loro forme mute ma eloquenti ad essersi avvicinati di più ad una descrizione di questo sentimento sfuggente, che difficilmente si lascia imbrigliare in una definizione.

L’amore è la tenerezza dello sguardo, l’intensità del tocco della mano che avvince gli Amanti di Picasso in un’atmosfera morbida, dai colori soffusi, è quell'altruismo che è cura e premura nei confronti dell’altro, non egoismo e bisogno ossessivo.

L’amore è la pure astrazione, quasi idealizzazione della realtà, raggiunta dall’ultimo abbraccio di Ettore e Andromaca rappresentato da De Chirico in un'ampia prospettiva, con la consueta atmosfera rarefatta e sospesa, contro un cielo cupo, prima del duello con Achille che segnerà la morte di Ettore.

L’amore è quell’anelito che non si accontenta di possedere la mente e il corpo dell’essere amato, ma pretende di impregnarne l’esistenza con la propria, in una fusione di carne, sangue e di pensieri, in quello scambio erotico e spirituale che ha voluto rappresentare Klimt nel suo Bacio: la compenetrazione totale in cui l’uomo resta nella donna fino alla fine, in un abbraccio che è fusione sensuale e spirituale che isola dal resto del mondo e celebra il trionfo del potere dell’eros, capace di sconfiggere i conflitti tra uomo e donna.

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