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4. AMBITO TECNICO - SCIENTIFICO
ARGOMENTO: Enrico Fermi, fisico.
SVOLGIMENTO NELLA FORMA DI ARTICOLO DI GIORNALE DA DESTINARE A UN GIORNALE SCOLASTICO.
I GIOVANI E LA RICERCA SCIENTIFICA: il monito di Enrico Fermi.

Roma – Dopo il fermento politico dell’ultimo periodo, soprattutto a seguito del risultato del referendum abrogativo del 12 e 13 Giugno è tornato alla ribalta il dibattito sull’opportunità o meno di investire nell’energia nucleare. L’Italia, forse spaventata dal recente disastro di Fukushima e dal ricordo ancora vivido, forse indelebile di Chernobyl, ha votato NO AL NUCLEARE. Questo dato ha indotto tutti noi, nel nostro piccolo, a porci alcuni interrogativi. In questa sede ci concentreremo su un aspetto importantissimo, ma che forse esula un po’ dal dibattito a cui accennavamo prima e cioè: il valore, il significato della ricerca scientifica e il punto dove essa ci può portare.
A questo proposito vogliamo partire dalla figura e dalle testimonianze lasciate da un grandissimo scienziato dello scorso secolo, Enrico Fermi.

Gli esperti di fisica sicuramente conosceranno la sua biografia e le sue importanti scoperte scientifiche, tuttavia, a beneficio dei “profani”, offriamo uno scorcio della sua vita di uomo e scienziato in quanto Fermi non fu solo il “padre del nucleare” ma fu soprattutto un uomo innamorato della scienza e della ricerca a beneficio della società.
Enrico Fermi nasce a Roma nel 1901, inizia la sua produzione scientifica nel 1921 e la termina solo con la sua morte avvenuta nel 1954.
Prima delle sue scoperte la fisica conosce due sole forze fondamentali della natura: la gravitazione e l’elettromagnetismo, e due sole particelle elementari costituenti la materia: i protoni e gli elettroni. A metà degli anni Cinquanta le forze fondamentali diventano quattro, con l’aggiunta delle interazioni nucleari forte e debole, e le particelle elementari note sono salite a una trentina.
Come forse è noto, Fermi ha ottenuto il Nobel per le ricerche sui neutroni, ma ne avrebbe sicuramente meritato un altro per la scoperta delle interazioni deboli. Questa affermazione è confermata dal fatto che oltre la metà degli esperimenti attualmente in corso, o in preparazione, con acceleratori di particelle in tutto il mondo sono dedicati a studiare e approfondire i vari aspetti di questa teoria fondamentale della fisica che ancora oggi porta la firma del “Maestro” Fermi.
Dalle poche righe precedenti capiamo che la vita di Fermi è stata interamente dedicata alla ricerca scientifica, ma non ci dobbiamo equivocare su un punto: lo scienziato non ha mai perso di vista i valori umani alla base della sua attività, non si è mai fatto “abbagliare” dal successo delle sue scoperte, dalle prospettive di ricchezza che molto probabilmente gli si sono prospettate.
A testimonianza di ciò basta leggere poche righe scritte da lui stesso appena dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, dove all’entusiasmo per il successo della bomba atomica, affianca l’amarezza per l’utilizzo che ne è stato fatto e si auspica che in futuro le cose non degenerino. Nell’intervento a un Convegno sulla fisica nel 1947, Fermi ribadisce l’auspicio che le nuove generazioni di scienziati non siano animate solo dalla voglia di assecondare i Governi nell’approfondimento di energie, come quella atomica, con lo scopo prevalente, o unico, di combattere guerre. Questa via, se da un lato, porta a facile e veloce successo lo scienziato, dall’altro “snatura” la scienza. Chiunque lavori nel campo della ricerca, per Enrico Fermi, deve essere animato solo dal desiderio di scoprire, di abbattere le barriere dell’ignoto, di accrescere il proprio sapere e quello di tutta l’umanità, ma a suo beneficio, non contro di essa.
Fermi ha pronunciato questi pensieri a metà del secolo scorso, ma è intuitivo che sono ancora di grande attualità. Ormai l’uomo dispone di talmente tante tecnologie e conoscenze che potrebbe davvero distruggere la Terra, o intere popolazioni e spesso, purtroppo, le nuove scoperte vengono messe al servizio dei Governi che le usano a proprio piacimento spinti da interessi economici in primis, ma anche politici e militari .
Gli studenti che affollano le aule universitarie, ma anche gli scienziati che lavorano a vari progetti nei laboratori sparsi per il mondo dovrebbero ripensare quotidianamente alle parole del “Maestro Fermi”; lavorare per espandere le frontiere della verità, abbattere l’ignoto, amare la scienza e soprattutto pensare al bene dell’umanità e non solo ai “riflettori”. Questo non vuole dire limitare le frontiere della scoperta, né si vuole aprire una altro dibattito sul rapporto del progresso scientifico con l’etica o la religione, ma semplicemente cercare di far riflettere sulla scienza come la riteneva Fermi: conoscenza pura e amore per essa.

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