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I giovani e la politica

Uno Stato si fonda sulla politica: è un dato di fatto innegabile e assoluto. Il dialogo, la capacità di amministrare, di governare, di guidare un popolo seguendo una ideologia che accomuni tutti sotto la stessa bandiera sono state, sin dagli albori della civiltà, i punti cardine della vita sociale.
La storia insegna, tuttavia, che spesso e volentieri proprio questo impeto nella ricerca di una comunanza ideologica ha condotto a rivoluzioni, sommosse, e grandi cambiamenti che hanno mutato, nel corso della storia, il volto della società in cui viviamo.
Fautori dell’ammodernamento ideologico, delle mutazioni politiche, di scelte che a volte hanno condotto un Paese su binari totalmente differenti rispetto alle direzioni fissate dagli eventi precedenti sulla scala temporale, sono stati (e sempre saranno) i giovani. Lo spirito di ribellione, di voglia di libertà, di cambiamento, di affermazione di nuove ideologie che, in precedenza, potevano sembrare troppo ardite, troppo innovative, quasi oscene nella visione politica del mondo, hanno sempre contribuito a spingere avanti, a progredire, a cercare nuove visioni per rendere la società migliore.

Certo le metodologie e le scelte fatte possono non essere sempre state lecite o universalmente condivise, possono aver scatenato reazioni diverse nei vari ceti o fazioni che hanno contribuito al cambiamento sociale in questo o quell’altro momento storico. Ma di certo sempre, e in ogni singola situazione i giovani hanno dato il loro contributo.
Ma quale è l’apporto sostanziale dei giovani alla politica? Cosa possono fare le nuove leve in un mondo che, spesso e volentieri, viene guidato da canuti potenti desiderosi solo di conservare il loro personale status quo e che, manipolando le forze politiche emergenti a loro piacere e guidando, a volte, false rivoluzioni che, alla fin fine, si risolvono in semplici “correzioni” all’etica sociologica vigente?
Se seguiamo l’ideologia politica di Mussolini, forse il più fervente sostenitore dell’ideale del “giovane politico” che sia mai esistito, dovremmo considerare lecita la visione di armarsi (metaforicamente e fisicamente) per affrontare, distruggere e debellare il vecchiume e portare, anche con la forza e con atti non proprio leciti, le innovazioni all’attenzione di tutti.
Oppure basarci su una visione più conservatrice (e molto realista) di “giovane politico” come individuo che, abbracciando in toto l’ideologia politica a cui intende associarsi, cerca di trovare in essa i punti fermi e rigorosi che la contraddistinguono e, da questi, porta avanti un processo di mutamento che sia al passo coi tempi, che renda quelli ideali da lui condivisi sempre “freschi” e “nuovi”, tenendoli lontani dall’inevitabile processo di decadimento e corruzione a cui le “filosofie politiche”, nel corso dei secoli, vanno incontro. Come sostiene Togliatti, questa è l’unica soluzione per mantenere sempre vivi dei principi etici assoluti che, tuttavia, devono fare i conti con il progresso, con i cambiamenti, con le mutazioni che sconvolgono il Mondo, e che rischiano di gettare la società in un disordine generale, facendo perdere l’orientamento verso quei punti cardinali che devono reggere la vita dell’uomo e della società in cui è immerso.
Tuttavia, è forse preferibile una visione del “giovane politico” molto meno classica (rispetto a quelle precedenti) e più improntata sulla considerazione della società in cui i giovani stessi vivono e in relazione ai mutamenti inevitabili che devono affrontare e ai quali devono adattarsi. Secondo il grande statista Aldo Moro sono proprio i giovani, proiettati verso il futuro, a dover portare su di sé l’onore e l’onere di affrontare i cambiamenti e trovare, volta per volta, le soluzioni migliori affinché la società progredisca in modo armonico, senza rinunciare alle tematiche etiche fondamentali, eppure considerando il passato come tale e operando nel presente in maniera coscienziosa così da poter proiettare la società in una realtà futura che possa crescere e innovarsi senza mai dover ritornare sui suoi passi. Fondamentale in ciò sono le idee dei singoli, ma anche la partecipazione e la comunione di ideologie e di speranze, volte a condurre la civiltà verso nuovi orizzonti.
Proprio su questa visione di comunanza si basa il pensiero di Papa Giovanni Paolo II: non lo Stato e i mercati devono essere padroni della vita degli uomini, rendendoli meri utenti di un sistema chiuso, arido e incapace di poter progredire. Al contrario essi devono essere asserviti alle necessità sociali, alle speranze degli uomini, a quel fortissimo desiderio di unione e associativismo che la razza umana porta con sé sin dalla notte dei tempi. I giovani, unendosi, creando un solo “corpo sociale”, una sola “mente civile” che condivida ideali e progetti. I giovani, portando in sé lo spirito dell’innovazione e della crescita, devono assumere i ruoli di contestatori: questo però non implica mettere in atto rivoluzioni sanguinarie o che risultino favorevoli per pochi e dannose per molti. Contestare vuol dire non accettare il conservatorismo del Mondo, rifiutare delle scelte sbagliate e anticomunitarie, opporsi a manovre politiche che disgreghino l’unità fondamentale che ci lega. Contestare vuol dire mettersi in discussione, confrontarsi con il Mondo che ci circonda e trovare soluzioni adeguate, nell’ottica di rispetto reciproco e di mutamento in positivo che ha contraddistinto il progredire della razza umana nei secoli.
I giovani sono il futuro: potrà sembrare retorica e desueta come affermazione, eppure è una grande verità di cui bisogno tenere conto. Anche oggi, proprio in occasione di un evento quale la maturità, si può dimostrare quanto la forza, la cultura, le idee e la voglia di migliorarsi dei giovani possano essere scintilla e carburante per la fiamma che alimenta la gioia di vivere, di progredire, di divenire sempre migliori. Da oggi si apre, per chi affronta questa avventura, una nuova vita: si entra nell’età adulta, si diventa parte integrante del Mondo e si può, finalmente, alzare la voce e apportare il proprio contributo alla vita sociale in cui siamo immersi.
E questo solo con il rispetto, con la voglia di fare e di creare, con la forza dell’unione e della condivisione delle idee politiche e sociali che noi stessi creiamo e che, sempre, in qualsiasi occasione, dobbiamo rispettare, per poterci guardare indietro, in futuro, e osservare ammirati l’immensa strada lastricata di speranza che abbiamo contribuito a realizzare.

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