Shymon di Shymon
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Si parla spesso di amore e innamoramento, entrambi sono sentimenti complicati in cui interagiscono diversi fattori sia a livello biologico, che sociale, che psicologico. L'amore e l'innamoramento in ogni individuo vengono percepiti diversamente, tanto da essere confusi tra di loro. In realtà per innamoramento intendiamo tutti quei sentimenti che si sprigionano nel momento in cui si avverte un'intensa attrazione e un grande coinvolgimento verso un'altra persona, questo momento è più comunemente definito col termine infatuazione, che poi può finalizzarsi nell'amore che è, un sentimento totalizzante.
Francesco Alberoni nel suo saggio “Innamoramento e amore”, paragona l'innamoramento ad una conversione simile a quelle religiose o politiche. Le persone che si innamorano vogliono cambiare anche in maniera totalizzante, per Alberoni l'innamoramento funziona da input iniziale al “Grande cambiamento”, l'amore e l'innamoramento sono visti come un'elevazione a ciò che è superiore, come un qualcosa che ci astrae dalla vita quotidiana che oscilla tra la “tranquillità” e il “disappunto” e ci eleva ad uno stato di estasi, ma anche di tormento, se infatti, la vita è un Purgatorio l'amore, per Alberoni, si dibatte tra i due estremi dell'inferno e del Paradiso.

Questa immagine di sacralità attribuita all'amore viene ripresa anche da Chagall nel suo quadro autobiografico in cui si ritrae vestito di nero mentre tiene per mano Bella che sta volando; in questo quadro sembra che l'amore permetta alla donna di librarsi, di essere più leggera, da questa immagine, collegata ad altri elementi che appaiono nel quadro, (come il tappeto sotto a Chagall o anche il calice, che sembra richiamare il sacro Graal), si capisce come l'artista consideri sacra l'unione tra lui e Bella.
Ma non sempre l'amore e l'innamoramento sono ricondotti al sacro, come nel caso di Catullo, che nel suo “Odio e amo”, vede nell'amore e nell'odio la sua “croce”, il suo soffrire in questo mondo. Quello cantato da Catullo, è un amore che assume dei tratti carnali e sensuali, come quello proposto, per certi aspetti dal Canova, nella sua celebre scultura che ritrae “Amore e Psiche” in una sottile, quanto più raffinata nota di erotismo: i due amanti si guardano affettuosamente mentre si stringono in un tenero abbraccio, tra le due figure sembra sprigionarsi il desiderio del dio verso la sua amata.
L'amore carnale torna anche in Dante quando nel v capitolo dell'”Inferno” descrive e partecipa, in quanto personaggio, all'amore tra Paolo e Francesca, egli racconta la tragedia dei due e la loro storia ne acuisce la compassione fino a fargli perdere i sensi. Quella di Dante non è tanto la cronaca dell'amore e della morte dei due adulteri, quanto più il racconto del destino umano in tutta la vastità dei suoi significati, calcando la mano sull'imperfezione umana: l’imperscrutabile mistero del nostro rapporto con Dio, il dramma del bene e del male, della salvezza e della perdizione. In Dante appare questo continuo e appassionato riferimento alla dimensione dell’uomo e a quella dell’Essere che lo trascende.
Anche Gozzano ne “La signorina Felicita ovvero la felicità”, racconta l'amore per una donna conosciuta durante una villeggiatura in campagna, lei è il simbolo di quel mondo di provincia, semplice e tranquillo. Nelle prime tre strofe, il poeta ricorda e rivede la città di Ivrea e la Dora Baltea che scende azzurra dai monti.. Lei l'aveva amato, ella faceva di tutto per piacergli e lui ne era lusingato. A volte, Gozzano era trattenuto dalla signorina Felicita a cena e ricorda quando per la partita giungeva l'illustre gruppo del paese: il notaio, il sindaco, il dottore.
Lui, poeta, era un giocatore distratto, che preferiva starsene silenzioso in cucina tra gli odori di erbe aromatiche.
Amore e innamoramento tornano anche in Leopardi ed assumono qui il loro valore in base al celebre binomio “amore – morte”, essi sono per il poeta come due fratelli che si identificano alle cose più grandi e belle. L'amore dona un enorme piacere, uno dei più grandi che l'uomo nella sua vita potrà mai provare, mentre la morte è generatrice di ogni male.
Leopardi spesso dice che l'innamorato invidia colui che morto in quanto si sente particolarmente tormentato, questo tema dell'amore come “tormento” quando non c'è o quando non può essere realizzato, è quello descritto anche dal Cardarelli nel suo “Distacco”, quando nella frase finale sostiene che ora che ha lasciato l'amore “la vita mi rimane quale indegna, un'inutile soma, da non poterne più alcun bene”

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