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I luoghi dell'anima

I luoghi che si imprimono nella nostra memoria e sono legati indissolubilmente alla nostra storia sono a volte fonte di felice rievocazione, ma più spesso sono ricordo triste di una serenità e di una tranquillità perdute di cui abbiamo forte nostalgia.
Che siano i luoghi dell'infanzia, della patria o del primo batticuore amoroso, essi assumono caratteri ben più profondi della loro geograficità e diventano simbolo. Lucia che, abbandonando il suo paese, indirizza un saluto commosso ai monti che hanno osservato ogni sua giornata, non lamenta solo la tristezza di abbandonare le "cime note", ma tutto il mondo quotidiano degli affetti, della casa natia, delle faccende con la madre, dell'incontro con Renzo e delle tappe della loro travagliata storia d'amore. Pur in altro ambito anche Romeo non vede futuro lontano dalla sua Verona. Anche lui lascia nella città natia un amore puro e vero, lascia i luoghi che sono stati testimonianza del suo primo incontro con Gulietta, e abbandonare quelle case e quelle vie è un esilio del cuore più duro ancora dell'esilio del corpo, una lontananza simile alla morte. Ma i luoghi dell'anima non sono solo quelli dell'esilio, sono anche quelli che permettono all'animo del poeta di elevarsi, portatori di una realtà altra, metafisica e filosofica. E' il caso dell'"ermo colle" di Leopardi che, con la sua siepe, ha mosso la curiosità e la ricerca del significato profondo dell'esistenza. Il limite, in questo caso, diventa pretesto e pre-requisito per il suo stesso superamento, il poeta sta metaforicamente in bilico sul limite del visibile e si sporge a guardare l'oltre, aggrappato al noto e proteso verso l'ignoto. Stessa metafora potremmo usare per il violinista di Chagall che, in equilibrio su una sedia, sospeso a metà fra due mondi, la natia Vitebsk e la rutilante Parigi, esplora l'affascinante mondo europeo tenendo i piedi nella cara e conosciuta Russia, laddove risiedono le radici della cultura dal quale proviene. In fondo il ruolo dei luoghi che restano nel nostro cuore è proprio questo: essere le radici dell'albero dal quale spiccheremo il volo, un volo forse un po' malinconico perchè "fuori dal limbo non v'è l'eliso", come diceva Elsa Morante, ma il cuore di ognuno aspira a ben altro del limbo, aspira al Paradiso e il Paradiso si raggiunge solo con un paio d'ali.

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