Universo tra luci ed ombre

L'Universo come un gioco di luci ed ombre, visto con gli occhi di scienziati, pittori, poeti e... "artisti maledetti". Un viaggio attraverso le sensazioni che il cielo stellato ha saputo trasmettere agli uomini.

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  • 1968
  • 12-07-2008
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Introduzione
Sull’universo tanto è stato detto, ipotizzato, osservato, smentito, scoperto.
L’universo ha sempre rappresentato un mistero per l’uomo, e la paura superstiziosa che nell’antichità portava a considerarlo un altro mondo, divino ed irraggiungibile, si è da tempo tramutata in uno stimolo alla ricerca scientifica, portatrice di risposte che rendono l’umanità poco a poco sempre più consapevole delle leggi universali che regolano il mondo fisico, del quale la terra non è che un puntino infinitesimale.

Ma che cosa sappiamo noi dell’universo?
Stephen Hawking, attuale detentore della cattedra lucasiana di matematica di Cambridge che fu di Isaac Newton, e senza dubbio l’astrofisico più illustre del nostro tempo, ha pubblicato diversi saggi di divulgazione sulla moderna teoria cosmologica, alla cui delineazione ha contribuito egli stesso con i suoi preziosissimi studi sui buchi neri e sulle dinamiche dell’universo. Su uno di questi, «Dal Big Bang ai buchi neri», si basa buona parte del presente lavoro.
In apertura del suo libro, Hawking presenta un aneddoto che risponde con ironico realismo alla nostra domanda:
Un famoso scienziato tenne una volta una conferenza pubblica su un argomento di astronomia. Egli parlò di come la Terra orbiti attorno al Sole e di come il Sole, a sua volta, compia un’ampia rivoluzione attorno al centro di un immenso aggregato di stelle noto come la nostra galassia. Al termine della conferenza, una piccola vecchia signora in fondo alla sala si alzò in piedi e disse: “Quel che lei ha raccontato sono tutte frottole. Il mondo, in realtà, è un disco piatto che poggia sul dorso di una gigantesca tartaruga.” Lo scienziato si lasciò sfuggire un sorriso di superiorità prima di rispondere: “E su cosa poggia la tartaruga?” “Lei è molto intelligente, giovanotto” disse la vecchia signora. “Ma ogni tartaruga poggia su un’altra tartaruga!”
Questo per indicare che le attuali conoscenze che abbiamo dell’universo sono talmente vaghe, ed infinitesimamente limitate rispetto alla vastità dei fenomeni che ci circondano, che i modelli fisici attualmente accettati come veri sono frutto di semplici ipotesi, e in quanto tali potrebbero rivelarsi a seguito di scoperte future tanto infondati quanto lo è oggi una torre di tartarughe.

Ciò nonostante, partiamo dal presupposto che tutto ciò che può essere stato scoperto è partito dalla semplice osservazione; iniziamo quindi col considerare ciò che in prima persona possiamo percepire dell’universo, cioè il cielo stellato, quella distesa scura costellata di puntini più o meno luminosi. Ci rendiamo quindi conto che in realtà ciò che cogliamo non è altro che un’alternanza di luci e buio, un accostamento di chiaro e scuro; l’universo così come ci appare è un gioco di luce.

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