Tesina - Al di là del muro

Tesina di maturità con tema "il muro", simbolo di divisione, limite, incomunicabilità, protezione, anno scolastico 2012 2013

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Tesina di maturità "Al di là del muro"

Liceo Scientifico Angelo Omodeo - Mortara - Esame di Stato
Anno scolastico 2012-2013

Al di là del muro

Indice:
Introduzione
Mappa concettuale
Il muro come limite della condizione umana
Il tema del muro in Montale
Meriggiare pallido e assorto
Una barriera fisica e ideologica
Il Muro di Berlino
A wall of incommunicability
Pink Floyd – “The Wall”
Gli scudi della terra
Campo geomagnetico e atmosfera
Bibliografia e siti Internet

INTRODUZIONE
Riflettendo su una parte di storia che mi ha sempre affascinata, la storia del Muro di Berlino, sono stata attratta dalla parola “muro” e mi sono soffermata a pensare ai suoi innumerevoli significati.
Ovunque, intorno a noi, si ergono muri fisici o psicologici, con valore positivo o negativo.
I muri di una casa ci proteggono dal mondo esterno e ci permettono di restare in intimità con le persone a noi care.
L’atmosfera e il campo magnetico terrestre sono due potenti muri che proteggono la vita sul nostro pianeta, ostacolando il passaggio di radiazioni pericolose provenienti dal Sole e dallo spazio.
Il Muro di Berlino, per 28 anni, ha diviso fisicamente due parti di una città ma anche due parti di Germania e di mondo ????
Le mura delle città, in tempi passati, fungevano da difesa contro le incursioni nemiche.
La nostra mente erge continuamente muri psicologici che ci isolano dalla realtà o che ci impediscono di affrontarla.
I muri fungono da prigione. ???
Un muro psicologico può significare incomunicabilità, incapacità di relazionarsi con le altre persone.
Oppure può essere visto come simbolo della limitatezza umana, come il limite /il confine delle possibilità dell’uomo.
Qualsiasi “al di là” presuppone che ci sia un “al di qua”. La mia ricerca è volta ad indagare i diversi aspetti di entrambe le parti del muro.

IL MURO COME LIMITE DELLA CONDIZIONE UMANA
IL TEMA DEL MURO IN MONTALE
Nella poesia di Montale è sempre presente la volontà di andare oltre le apparenze, di cogliere la verità attraverso un improvviso segno, un’apparizione salvifica che permetta di “svelare l’ultimo segreto”.
La verità è però nascosta dietro un enorme muro, un muro invalicabile e indistruttibile. L’uomo è intrappolato in una vita triste ed insoddisfacente. L’unico sentimento che gli consente di sopportare il “male di vivere” è l’indifferenza, la passiva rassegnazione alla crudele condizione esistenziale.
Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896, da un’agiata famiglia borghese. Dal 1905 trascorre le estati a Monterosso, nelle Cinque Terre, e il paesaggio marino ligure avrà un’importanza decisiva nella raccolta Ossi di seppia, pubblicata nel 1925. Nello stesso anno Montale firma il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce. Nel 1927 si trasferisce a Firenze, dove viene nominato direttore della Biblioteca del Gabinetto Vieusseux e conosce T. S. Eliot. Dal 1933 ha una relazione con Irma Brandeis, una giovane studiosa americana alla quale dedica, nel 1939, le Occasioni, quando la donna è già tornata negli Stati Uniti. Nel biennio 1945-1946 attraversa un periodo di entusiasmo politico, durante il quale si iscrive al Partito d’Azione e partecipa al Comitato di Liberazione Nazionale; deluso dall’esperienza, abbandona la politica nel 1947. Nel 1948 viene assunto come redattore dal Corriere della Sera e si stabilisce a Milano. Dopo l’uscita di La bufera e altro nel 1956, per Montale inizia un silenzio poetico che dura dieci anni. Nel 1962 sposa Drusilla Tanzi, con la quale conviveva già dal ’39 e che muore l’anno successivo. L’elaborazione del lutto induce Montale a riprendere a scrivere versi nel 1964. Nel 1967 riceve la laurea honoris causa ed è nominato senatore a vita. In Satura, pubblicato nel 1971, vi è una svolta in senso comico-prosastico. L’ultimo Montale è ancora più decisamente prosastico e diaristico: nel 1973 escono i due diari, Diario del ’71 e del ’72 e nel 1977 il Quaderno a quattro anni. Montale riceve nel 1975 il Premio Nobel per la letteratura e muore ottantacinquenne il 12 settembre del 1981.
L’uomo prigioniero della condizione esistenziale
La poesia è per Montale strumento e testimonianza dell’indagine sulla condizione esistenziale dell’uomo moderno, in cerca di un assoluto che è però inconoscibile. Il poeta può dire solo “ciò che non siamo”: è la negatività esistenziale vissuta dall’uomo novecentesco dilaniato dal divenire storico.
Montale fa ampio uso di idee, di emozioni e di sensazioni indefinite, cercando una soluzione simbolica in cui la realtà dell’esperienza diventa una testimonianza di vita. La tecnica che utilizza è quella del “correlativo oggettivo”, ovvero la trasformazione di oggetti ed eventi concreti in sentimenti. In alcune di queste immagini, il poeta crede di trovare una risposta e una soluzione al problema del “male di vivere”, per esempio nel mare e in alcune figure di donne che sono state importanti nella sua vita.
La sua poesia assume quindi il valore di testimonianza e un preciso significato morale: essa è espressione profonda e personale della propria ricerca di dignità e del tentativo più alto di comunicare fra gli uomini. Il poeta non si propone però come guida spirituale per gli altri ma, attraverso la poesia, egli tenta di esprimere la necessità dell’individuo di vivere nel mondo, accettando con dignità la propria debolezza, fragilità, incompiutezza. Per Montale la realtà è segnata da un’insanabile frattura fra l’essere umano e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneità. Questa condizione umana è impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che il poeta definisce “miracoli”, eventi prodigiosi in cui si rivela la verità delle cose, il senso nascosto dell’esistenza.
Caratteri fondamentali del linguaggio poetico montaliano sono i simboli: nelle poesie compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all’altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata dal malessere esistenziale e dall’attesa di un “miracolo” che la riscatti. In Ossi di seppia il muro è il simbolo negativo di uno stato di chiusura, oppressione e prigionia, mentre i simboli che alludono alle possibilità di evasione, fuga e libertà sono per esempio l’anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete.
Nella lirica “In limine”, poesia che apre l’opera, si legge: “Un rovello è di qua dall'erto muro. / Se procedi t'imbatti / tu forse nel fantasma che ti salva... // Cerca una maglia rotta nella rete / che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!”. L’ “erto muro” e la “rete” si configurano come metafore di una vita imprigionata nell’irretita ribellione. Il varco sarà allora la presenza salvifica, la via di fuga attraverso una maglia rotta, o ancora, come nella lirica successiva “I limoni”: “uno sbaglio di Natura, / il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità”, ovvero qualche fatto che contraddica il ferreo concatenarsi di cause ed effetti.
La poesia in cui meglio emerge il simbolo del muro come limite della condizione umana è “Meriggiare pallido e assorto”, una delle liriche più importanti e popolari di Montale. La poesia, che fa parte di Ossi di seppia, è stata scritta da Montale a vent’anni, nel 1916 e rivista nel 1922.
“Meriggiare pallido e assorto”
E’ un caldo pomeriggio d’estate e il poeta ascolta i pochi rumori della campagna, osserva le formiche sul terreno, spia il mare lontano, cammina lungo un muro disseminato di vetri aguzzi. Queste immagini di attonimento, di disagio, di distanza esprimono attraverso immagini oggettive il dolore della vita.
Forma metrica: tre quartine e una strofa di cinque versi, composte da novenari, decasillabi ed endecasillabi. Rime secondo lo schema AABB, CDC (ipermetra) D, EEFF, GHG (imperfetta) GH (queste ultime tutte consonanti).
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Figure retoriche:
-Allitterazioni: della “r”; del gruppo “tr”; della “c”
-Onomatopee: “schiocchi” (v. 4); “fruscii” (v. 4); “scricchi” (v. 11)
-Iperbato: “com’è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia” (vv. 15-16)
-Sinestesie: “palpitare / lontano di scaglie di mare” (vv. 9-10)
-Analogia: “si levano tremuli scricchi / di cicale dai calvi picchi” (vv. 11-12: picchi paragonati a teste calve)
-Enjambements: “palpitare / lontano di scaglie di mare” (vv. 9-10); “scricchi / di cicale” (vv. 10-11)
-Climax: “crepe del suolo” (v. 5) - “minuscole biche” (v. 8 ) - “calvi picchi” (v. 12) - muraglia (v. 14)
La raccolta:
Ossi di seppia è la prima raccolta in versi di Montale e appare molto originale, poiché riesce a rielaborare profondamente la tradizione. Si può considerare il rovesciamento dell’Alcyone dannunziano, poiché anche quello di Montale è il diario di un’estate ma dominato dal tema del “male di vivere”. Il titolo della raccolta rinvia all’immagine marina degli ossi di seppia. Essi possono gallegiare felicimente nel mare oppure essere sbattuti sulla spiaggia come inutili relitti. In Montale tende ad imporsi la seconda situazione: come l’osso di seppia gettato sulla terra, il poeta è esiliato dal mare, escluso dalla natura e dalla felicità. I due temi principali sono appunto il mare e la terra, luogo-emblema dei limiti della condizione umana.

Livello tematico:
“Meriggiare pallido e assorto” introduce il tema-chiave dell’estate rovente che rende il paesaggio ligure delle Cinque Terre, presente in tutta la raccolta, arido e secco. Il mezzogiorno di un’assolata giornata estiva è un momento di immobilità e sospensione: per effetto della calura e della luce accecante, la vita è quasi ferma, tutto si muove lentamente e a fatica. Il sole è una luce fortissima e abbagliante che non permette di vedere nulla. Infatti, l’aridità della natura è l’emblema di una condizione esistenziale di prigionia, di solitudine e abbandono, di assenza di ogni slancio vitale. Il poeta si vede costretto ad accettare la triste e limitata condizione umana e si sente simile alle formiche rosse che osserva e che, pur non avendo un obbiettivo preciso, continuano a muoversi.
Il paesaggio è chiuso, non comunica con l’uomo e non è fatto per l’uomo, è solo un tramite verso qualcosa di indefinito, che dovrebbe essere in grado di rompere la monotonia della vita quotidiana, ma che tuttavia rimane misterioso, insondabile, incapace di offrire risposte soddisfacenti. L’uso del verbo “spiar”, al v. 6, indica la ricerca di un segreto e ci fa capire come il travaglio della vita resti, in definitiva, indecifrabile. La verità, rappresentata oggettivamente dalle “scaglie di mare”, si colloca al di là dell’ostacolo, ovvero della “muraglia”, emblema della limitatezza della condizione umana, sovrastata dai “cocci aguzzi di bottiglia”, che metaforicamente rappresentano i dolori e le sofferenze della vita.
La “muraglia” simboleggia la dimensione contingente: infatti la parola poetica non è in grado, seppur continui a cercarla, di raggiungere la dimensione metafisica, di cui gli oggetti descritti in modo realistico costituiscono il “correlativo oggettivo”. Per la parola poetica è dunque impossibile raggiungere la dimensione dell’ “oltre”, rappresentata dalle agognate “scaglie di mare” che si intravedono oltre il muro, tra le fronde degli alberi. Il mare è perciò intravisto al di là delle sbarre, gli alberi, che configurano la terra come una prigione. L’io lirico rinuncia a travalicare la dimensione della mera contingenza, rappresentata dal “muro d’orto” e dalla “muraglia”, non evade dalla prigione.
Per Montale è impossibile ricongiungersi con il mondo della natura per via panica. Infatti il soggetto poetico, ormai irrimediabilmente scisso dall’entità paterna, il mare, si trova catapultato al di qua del muro, immerso in una realtà costituita da contingenze, ma porterà sempre con sé il ricordo dell’unione mistica con il mare-padre. Il poeta paragona quindi la vita dell’uomo, piena di travagli e sofferenze, al camminare lungo un muro nell’ora più calda del giorno e al voler superare questa barriera senza però riuscirci, perché bloccato da un mucchio di cocci aguzzi. Allo stesso tempo l’uomo cammina, vive e osserva ogni aspetto della natura, trova il suo “mare” da cui attingere la conoscenza, ma non è mai in grado di individuare il vero senso della vita: egli è limitato nella sua ricerca dall’impossibilità di proseguire lungo il suo cammino.
La vita è vista da Montale come un viaggio condotto per inerzia lungo il tracciato di un muro invalicabile; l’iniziale “rovente muro d’orto” si espande orizzontalmente e verticalmente ad insormontabile “muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”: non potendola scavalcare, la si può solo seguire all’infinito. La vita si configura così come una prigione rovesciata: condanna all’esclusione di ciò che c’è fuori, al di là del muro, ovvero un “paradiso” in cui dimora il senso di tutto, la bellezza infinita, la verità.

Al prosciugato emblema del limite umano e allo scabro panorama interiore è correlato il panorama naturale: lo spazio aspro e tagliente (“rovente muro” – “crepe del suolo” – “scaglie di mare” – “calvi picchi”), la flora (“pruni” – “sterpi” – “veccia” – “frondi”) e la fauna, che va dai neri “merli” alle insidiose “serpi”, dalle “rosse formiche” alle scricchianti “cicale”.
Vi sono corrispondenze tra la descrizione realistica delle prime strofe e quella metaforica dell’ultima: la “muraglia” del penultimo verso riprende il “rovente muro d’orto” del secondo e, in posizione quasi simmetrica, i “cocci aguzzi di bottiglia” del v. 17 sono i “pruni” spinosi del v. 3.
L’uso dei verbi all’infinito (“meriggiare”, “ascoltare”, “spiar”, “osservare”, “sentire”), interrotto soltanto da un gerundio (“andando”), accentua la sensazione di una continuità informe e conferisce alla poesia una valenza universale e non personale. Anche il poeta non partecipa alla scena che sta descrivendo, sembra quasi scomparire e diventare anch’egli un’entità indeterminata.
Rimandi agli autori precedenti:
In questa poesia si possono notare diverse suggestioni di poeti precedenti, profondamente rielaborate. Anche Gabriele d’Annunzio aveva dedicato una poesia al “meriggio”, ma lì il caldo sole di mezzogiorno costituiva un tramite privilegiato per raggiungere l’estasi panica.
Il Dante dell’Inferno e delle rime petrose “aspre e chiocce” ha molto influenzato il primo Montale.
La costruzione fonica e la precisione quasi scientifica nel descrivere gli oggetti, riconducono invece a Pascoli, ma è scomparsa la felice “meraviglia” del fanciullino, che è ora “triste” (v. 14).
Un’altra chiara reminiscenza letteraria è quella leopardiana: il “muro d’orto” del v. 2 ricorda la siepe dell’ “Infinito”. Qui è però un ostacolo che impedisce anche il piacere dell’immaginazione, che preclude lo sguardo verso ogni possibilità di salvezza e verso ogni speranza. Il muro montaliano lascia il poeta nell'ossessiva contemplazione della sua vana verticalità, del suo slancio verso l'alto frustrato da quei “cocci aguzzi di bottiglia” in cui si riassume l’insensatezza dell'esistenza umana. Rispetto a Leopardi, Montale rinuncia alla protesta, alla ribellione e rimane in una condizione di perplessità, disorientamento e impotenza.

UNA BARRIERA FISICA E IDEOLOGICA
IL MURO DI BERLINO
Il Muro di Berlino ebbe un forte impatto emotivo, sociale e culturale, non solo sui cittadini di Berlino e della Germania, ma anche nel resto del mondo.
Al momento della sua erezione il Muro separò, apparentemente per sempre, famiglie e amicizie, lasciando entrambe le metà della città, dopo l'incredulità iniziale, nello sconforto e nella disperazione.
Divenne il simbolo fisico della Cortina di Ferro che tagliava in due l'Europa, il simbolo più crudele della guerra fredda.
Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il Muro ha tagliato fisicamente in due Berlino, ha interrotto strade, ferrovie e ha impedito il libero passaggio dei berlinesi da una parte all’altra della città. Ha simbolicamente diviso la Germania e il mondo in due blocchi contrapposti, il blocco americano a occidente e il blocco sovietico ad oriente.
Gli anni di divisione hanno lasciato dei segni indelebili nella vita, nella cultura e nella coscienza dei cittadini tedeschi e il Muro sembra essere sopravvissuto nella mente di molti.

Premesse
Quando, l’8 maggio del 1945, la seconda guerra mondiale finì, la Germania era ridotta a un enorme campo di macerie. La guerra aveva portato al bilancio agghiacciante di 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti e la responsabilità era unicamente della Germania di Hitler. Lo stato nazista non esisteva più, la Germania era occupata dalle truppe americane, sovietiche, inglesi e francesi e il morale della popolazione era a terra. Il destino della Germania era nelle mani degli Alleati. Nel corso della conferenza di Yalta del 1945 venne decisa la divisione della Germania in quattro settori, controllati e amministrati da Unione Sovietica a est e Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia a ovest. Berlino, che si trovava all’interno dell’area sovietica, era a sua volta divisa in quattro zone.
Comincia la guerra fredda
Appena finita la guerra che gli Alleati avevano combattuto insieme contro la Germania, scoppiò la guerra fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Il punto caldo del conflitto ideologico in ambito europeo fu la Germania, ed in particolare Berlino. L'Unione Sovietica cominciò immediatamente a ricostruire la “sua” parte di Germania secondo i propri piani, ovvero: comunismo, statalizzazione dell’economia e imposizione di una pesante tassazione nei paesi considerati nemici durante il conflitto. Gli americani capirono invece di aver bisogno di alleati in Germania affinché diventasse l'avamposto contro l'Unione Sovietica e quasi subito cominciarono ad organizzare aiuti per la Germania.
Uno dei momenti di maggior tensione dell’intero periodo della guerra fredda si ebbe nel giugno 1948, quando Stalin attuò il blocco di Berlino: l’Urss, in risposta agli aiuti americani del Piano Marshall, chiuse gli accessi alla città impedendone il rifornimento. Gli americani organizzarono un ponte aereo per rifornire la città, finché, nel maggio 1949, i sovietici tolsero il blocco. Il blocco di Berlino fu il colpo di grazia per il sogno dell’unità della Germania: nello stesso maggio del ‘49 le tre zone occidentali della Germania furono unificate e fu proclamata la Repubblica Federale Tedesca (BRD), con capitale Bonn. La risposta dell’Urss fu la creazione, nella parte orientale del paese, di una Repubblica Democratica Tedesca (DDR), con capitale Pankow.
Il “miracolo economico”
Sul piano economico la Germania occidentale visse negli anni cinquanta un fortissimo boom: erano gli anni del cosiddetto “miracolo economico”. Aiutata inizialmente dai soldi americani, la Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione rispettata per la sua forza economica. La parte orientale faceva molto più fatica a riprendersi: era svantaggiata dalle pesanti richieste economiche dell’Urss per riparare i danni subiti nella guerra e dalla mancanza di aiuti paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale.
La fuga all'Ovest
Per tutti gli anni cinquanta, centinaia di migliaia di persone fuggivano ogni anno dall'est all'ovest. Quasi la metà di loro erano giovani con meno di 25 anni e spesso persone con una buona formazione professionale: laureati, operai specializzati e artigiani che si aspettavano nell’ovest un futuro più redditizio e più libero. Questo continuo dissanguamento stava diventando un pericolo serio per la Germania Est ed era un'ulteriore causa delle difficoltà economiche della DDR. Tra il 1949 e il 1961 circa 2,6 milioni di tedeschi dell’est passarono nella Repubblica Federale.
L'erezione del Muro
Nelle prime ore del 13 agosto 1961 le unità armate della Germania Est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino Est e Ovest e iniziarono a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti, un muro che inizialmente consisteva di filo spinato. Già il 15 agosto iniziarono ad essere utilizzati gli elementi prefabbricati di cemento e pietra destinati a formare un muro vero e proprio che divideva fisicamente la città: divideva le famiglie in due, tagliava la strada tra casa e posto di lavoro, scuola o università.

 Com’era fatto il Muro?
Il Muro circondava Berlino Ovest per più di 155 km. Nel giugno del 1962 venne costruito un secondo muro nella parte orientale, destinato a rendere ancora più difficile la fuga verso la Germania Ovest: fu così creata la cosiddetta “striscia della morte”. Nel 1965 si diede inizio alla costruzione della terza generazione del Muro che avrebbe soppiantato le precedenti. Il “Muro di quarta generazione”, iniziato nel 1975, era in cemento armato rinforzato e alto 3,6 metri. A partire dal ‘75, all’interno della “striscia della morte”, il confine era protetto anche da recinzioni, 105 km di fossato anticarro, 302 torri di guardia con cecchini armati, 20 bunker, 259 corridoi per cani e una strada illuminata per il pattugliamento lunga 177 km.

Il 13 agosto 1961 la dirigenza della DDR fece chiudere il confine con Berlino Ovest. Per i berlinesi dell'ovest, per i cittadini della Repubblica Federale e per i cittadini stranieri furono stabiliti sette passaggi stradali e un passaggio ferroviario. Ai Berlinesi dell’est ed ai cittadini della DDR era proibito oltrepassare il confine. Il traffico tra la Repubblica Federale Tedesca e Berlino Ovest si svolgeva attraverso tratti di transito con corrispondenti passaggi di confine. Il più famoso punto di passaggio fra le due Berlino, è invece il Checkpoint Charlie, in Friedrichstrasse, l’unico agibile per stranieri e turisti.
A partire dagli anni ottanta, alcuni artisti famosi come Keith Haring e Thierry Noir iniziarono a dipingere il lato del Muro che dava su Berlino Ovest: nella parte occidentale chiunque poteva avvicinarsi ad esso. Migliaia di artisti, conosciuti e sconosciuti, utilizzarono il Muro come un’enorme tela per i loro progetti artistici. Il Muro si coprì quasi interamente di murales, dalle semplici scritte a disegni molto elaborati e ben eseguiti. La “East Side Gallery”, lunga più di 1 km e ancora oggi visibile, è stata pitturata subito dopo il crollo del muro ed è stata definita la più grande galleria di pittura all’aria aperta del mondo.

 La grande fuga
Durante i 28 anni di esistenza del Muro, migliaia di tedeschi dell’Est tentarono di attraversare la barriera, chi in modo rocambolesco, chi scavando lunghe gallerie, ma solo poco più di 5mila tentativi di fuga andarono a buon fine. Almeno 239 persone caddero invece sotto i colpi di fucile delle guardie.
I mezzi di fuga:
Tunnel: 70 furono scavati da agenti occidentali per aiutare le fughe dall’Est. Un tunnel lungo 130 metri partiva dalla cantina di un panificio di Berlino Ovest e terminava in una rimessa dalla parte Est. Solo da questo tunnel sotterraneo fuggirono 57 berlinesi dell’Est.

Auto adattate: circa 2000 tentativi di fuga andarono a buon fine

Le tavole da surf: il fuggiasco era nascosto tra due tavole da surf montate sul tetto di un’auto.
Passaporti falsi: centinaia di berlinesi dell’Est fuggirono utilizzando passaporti contraffatti con dati di studenti di Berlino Ovest e contrabbandati all’Est attraverso le fognature.
Aereo: un uomo fuggì a bordo di un piccolo aereo da turismo e atterrò in una base inglese.
Mongolfiera: due famiglie volarono dall’Est all’Ovest su una mongolfiera auto costruita.

Fughe rocambolesche: alcune persone si gettarono da palazzi prospicienti il confine sperando di atterrare ad Ovest; circa 85 soldati dell’Est riuscirono a fuggire a piedi dalla DDR nei primi due mesi.

Reazioni
La Germania Est sostenne che si trattava di un “muro di protezione antifascista”, inteso ad evitare un'aggressione dall'Ovest. Fu chiaro sin dall'inizio che questa giustificazione serviva come copertura per il fatto che ai cittadini della Germania Est doveva essere impedito di entrare a Berlino Ovest e di conseguenza nella Germania Ovest. Non solo a Berlino ma in tutta la Germania il confine tra Est ed Ovest diventò una trappola mortale: i soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti coloro che cercavano di attraversare la zona di confine, che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, come mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione e con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella “striscia della morte”.

Dal punto di vista propagandistico la costruzione del muro fu un disastro per la DDR e, in generale, per tutto il blocco sovietico. Il muro divenne infatti il simbolo della tirannia comunista, specialmente dopo le uccisioni di chi aspirava alla libertà sotto gli occhi dei media.
Per l’opinione pubblica la costruzione del muro fu uno shock, ma la reazione del mondo politico tedesco e internazionale fu strana, con toni incomprensibilmente smorzati. Molti politici americani, inglesi e francesi vedevano nel muro una soluzione brutta ma tutto sommato accettabile per la situazione che si era creata a Berlino. Inoltre per gli occidentali la grande ondata di profughi dall’Est costituiva un problema non indifferente. La stabilità dei blocchi orientale e occidentale era diventata il principio sovrano che stava al di sopra di tutte le considerazioni di carattere umano.
Solo dopo, quando le conseguenze inumane della brutale divisione della Germania divennero sempre più evidenti, gli americani corressero il tono. Famosa è la visita del presidente USA John Fitzgerald Kennedy a Berlino, il 26 giugno 1963, durante la quale pronunciò, in lingua tedesca, davanti a migliaia di entusiasti berlinesi, la frase “Ich bin ein Berliner!” (“Io sono un berlinese!”).
Negli anni sessanta e settanta la Repubblica Democratica dell'Est visse un suo boom economico, anche se inferiore a quello dell'Ovest dieci anni prima. Tra gli stati dell'Europa dell'Est diventò la nazione economicamente più forte e molti tedeschi, sia all’Est che all’Ovest, cominciarono a rassegnarsi alla divisione, che era vista sempre di più come un fatto certamente non normale ma inevitabile.
La situazione tra i due stati tedeschi nel 1969
Non esisteva nessun tipo di rapporto ufficiale tra le due Germanie, nessun trattato politico o economico. Per la Germania Ovest l'altro stato non esisteva nemmeno ed era chiamato “zona sovietica”. Nella Germania Est, la Repubblica Federale fu chiamata con i peggiori aggettivi del linguaggio politico della guerra fredda: “aggressiva”, “imperialista”, “reazionaria”, “successore del fascismo”, “pericolosa per la pace”.
La politica dei governi democristiani dei primi vent'anni aveva portato la Germania Federale ad essere un paese ricco ed economicamente forte, ma si sentiva sempre di più il bisogno di un cambiamento al livello della politica estera. Dall'altra parte, la Germania Est si nascondeva dietro l'Unione Sovietica.
Alla fine degli anni 60 i democristiani e i loro alleati liberali persero la maggioranza in parlamento e con la socialdemocrazia al governo cominciò l'era della politica di distensione tra i due stati tedeschi, la cosiddetta “Ostpolitik”.
Arriva Willy Brandt
Nel 1969 Willy Brandt, leader della socialdemocrazia tedesca, fu eletto capo del governo. Il primo segnale di distensione fu un trattato con l'Unione Sovietica in cui la Germania Federale riconosceva ufficialmente le frontiere createsi dopo la Seconda Guerra Mondiale e rinunciava a volerle cambiare con la forza. Seguì un trattato con la Polonia e uno con la Cecoslovacchia, i due paesi che avevano subito le umiliazioni più gravi da parte della Germania di Hitler. Il trattato più importante fu però quello del 1972 con la DDR. Si trattava di un insieme di accordi che dovevano regolare i rapporti tra i due stati tedeschi: migliorare la situazione umana della popolazione della DDR e favorire gli scambi economici, politici e culturali tra le due Germanie.
Le conseguenze della nuova "Ostpolitik"
I due stati tedeschi furono ammessi alle Nazioni Unite e la DDR fu riconosciuta diplomaticamente da 132 paesi, tra cui Inghilterra, Francia e Stati Uniti.
Per la DDR il riconoscimento internazionale fu un successo ma, allo stesso tempo, la nuova politica della Germania Federale le creava diversi problemi. La popolazione dell’Est era entusiasta perché il governo fu costretto a fare alcune concessioni per quanto riguardava i viaggi all'Ovest. Da quando la Repubblica Federale attuò la politica di distensione, il governo della DDR cercò di contrastarla con una più rigida separazione ideologica. Si cercava di arginare il numero dei viaggi dall'Ovest all'Est con l'aumento del cambio obbligatorio della valuta. Dall'Est all'Ovest invece i viaggi erano permessi solo a pensionati, funzionari, sportivi e scienziati. Di una coppia sposata solo uno dei due poteva andare all'Ovest, l'altro doveva rimanere nel paese.
Più la Germania Federale cercava di dialogare e di arrivare ad accordi su problemi comuni, più la DDR si irrigidiva e sottolineava le diversità tra i due stati.
Anche se la Repubblica Democratica era ormai diventata un paese con un certo benessere, la sua economia aveva verso il mondo occidentale e specialmente verso la Germania Federale un crescente bisogno di valuta estera. Tra le due Germanie si sviluppò, negli anni settanta e ottanta, un commercio che per la DDR divenne sempre più indispensabile. La Germania Est non esitava a chiedere crediti miliardari all'Ovest in cambio di piccoli miglioramenti a livello dei rapporti umani tra i due stati.
Gli anni 80 – prima del crollo
La politica “dei piccoli passi” degli anni settanta e ottanta non aveva reso più vicina la riunificazione; molte cose erano però cambiate: a livello internazionale le due Germanie non erano più quel focolaio pericoloso dei primi vent'anni e a livello nazionale molti piccoli cambiamenti aiutavano la popolazione dell'Est. La politica di avvicinamento della Germania Federale portò ad un confronto sempre più ravvicinato tra Est e Ovest che la DDR riusciva sempre meno a reggere e che contribuì ad aumentare le contraddizioni interne di questo stato.
Nella seconda metà degli anni ottanta, quando la riunificazione era, in realtà, ormai vicinissima, sempre meno persone ci credevano. Persino nel partito democristiano alcuni chiedevano il riconoscimento diplomatico della DDR, ma la costituzione stessa della Germania dell'Ovest richiedeva di lavorare per la riunificazione.
L'Est comincia a cambiare
Quello che infine, per la grande sorpresa di tutti e nel giro di pochissimo tempo portò alla riunificazione furono due fattori ai quali, all'epoca, quasi nessuno aveva dato la giusta importanza: l'arrivo di Gorbaciov come leader dell'Unione Sovietica e le crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell'Est, specialmente della DDR.
L'Unione Sovietica, da molti giudicata forte e pericolosa, negli anni Ottanta era in realtà un gigante in agonia. L'economia era tecnologicamente arretrata, la produttività era molto scarsa e gli enormi sforzi per tenere il passo con gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti avevano logorato le finanze dello stato. In più regnava una corruzione sempre più dilagante che aveva portato il paese in una situazione politica molto grave. Con la “Perestroika”, cioè la radicale trasformazione della politica e dell’economia e con la “Glasnost”, che doveva portare alla trasparenza politica, Gorbaciov cominciò a cambiare strada.
Nel corso del 1989, i cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell'economia e nella politica in Polonia, in Ungheria e nell'Unione Sovietica riempivano ogni giorno i giornali di tutt’Europa; solo nella DDR il tempo sembrava essersi fermato, ma molta gente adesso era impaziente e cominciava a protestare e manifestare apertamente.
Il crollo del Muro
Le elezioni amministrative del maggio 1989 registrarono il 98% dei voti per i candidati ufficiali, ma la falsificazione del risultato era più evidente che mai e la gente cominciò a ribellarsi. Nell'estate del 1989 cominciò un assalto in massa alle ambasciate della Germania Federale di Praga, Varsavia e Budapest, il territorio occidentale più facilmente accessibile per gli abitanti della DDR.
Il colpo decisivo all'esistenza della Repubblica Democratica avvenne il 10 settembre, quando l’Ungheria aprì i suoi confini con l'Austria. Mentre decine di migliaia di tedeschi dell'Est attraversavano l’Ungheria e l’Austria per raggiungere la Germania Ovest, anche nella DDR crescevano le proteste. I manifestanti correvano un rischio enorme: nessuno sapeva come avrebbe reagito un regime indebolito ma che aveva ancora il pieno controllo della polizia, dell'esercito e dell'intero apparato repressivo.
Sotto la pressione delle manifestazioni di massa e del flusso sempre crescente di persone che lasciavano il paese, molte amministrazioni comunali si sciolsero. Anche l'ultimo tentativo di salvare il salvabile, il cambiamento dei vertici del partito comunista e del governo, non servì a nulla.
La sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR, Günter Schabowski, annunciò per errore che tutti i berlinesi dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine. Decine di migliaia di berlinesi, avendo visto l’annuncio in diretta televisiva, si riversarono davanti al Muro e altrettante persone aspettavano dall'altra parte, ad Ovest, con ansia e preoccupazione. Nell'incredibile confusione di quella notte le guardie di confine, sorprese, cominciarono a tempestare di telefonate i loro superiori, ma era ormai chiaro che non era più possibile fermare la folla. Le guardie furono costrette ad aprire i checkpoint e, tra lacrime e abbracci, migliaia di persone dall’Est e dall’Ovest, scavalcando il Muro o semplicemente passando dall’altra parte, si incontravano per la prima volta dopo oltre 28 anni. Quella notte, nei giorni e nelle settimane successive molte persone accorsero al muro per abbatterlo e staccarne dei pezzi.

L’abbattimento ufficiale del Muro di Berlino fu iniziato il 13 giugno 1990 da 300 guardie di frontiera della DDR e fu poi terminato da 600 soldati dell’esercito tedesco utilizzando bulldozer, ruspe, gru e camion. A novembre dello stesso anno l’intero Muro all’interno della città era stato abbattuto, ad eccezione di sei punti che furono mantenuti come monumento. I blocchi di cemento furono distrutti e utilizzati per la costruzione di strade e 250 di essi furono messi all’asta. In altri punti di Berlino è invece possibile ancora oggi trovare parti di muro semplice, note per i loro graffiti.

La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990 quando i cinque stati federali, già esistenti nel territorio della DDR ma aboliti e trasformati in province, si ricostituirono e aderirono formalmente alla Repubblica Federale Tedesca.

A WALL OF INCOMMUNICABILITY
PINK FLOYD – “THE WALL”
The Wall is the eleventh studio album by the English progressive rock group Pink Floyd. Released as a double album on 30th November 1979, it was subsequently performed live with elaborate theatrical effects and adapted into a film, “Pink Floyd – The Wall”.
The Wall is a concept album and deals with themes of abandonment and personal isolation. It was first conceived during their In the Flesh Tour in 1977, when bassist and lyricist Roger Waters’s frustration with the spectators’ perceived boorishness became so acute that he imagined building a wall between the performers and audience.
The album is a rock opera that has to do with Pink, a character that Waters modelled after himself, with some aspects based on the band’s original leader, Syd Barrett. Pink’s life experiences begin with the loss of his father during the Second World War and continued with ridicule and abuse from his schoolteachers, an overprotective mother and finally, the breakdown of his marriage. All contribute to his eventual self-imposed isolation from society, represented by a metaphorical wall.
Commercially successful upon its release, the album is one of the best-selling in the world, with 30 million copies. Rolling Stones magazine placed The Wall at number 87 on its list of “The 500 Greatest Albums of All Time”.

One of the graffiti on the “East Side Gallery” in Berlin representing the cover of the Pink Floyd’s album The Wall
The group
Pink Floyd were an English rock band that achieved international acclaim with their progressive and psychedelic music. Distinguished by their use of philosophical lyrics, sonic experimentation, and elaborate live shows, they are one of the most commercially successful and musically influential groups in the history of music.
Founded in London in 1965, the band originally consisted of four students: the leader Syd Barrett, Nick Mason, Roger Waters and Richard Wright. David Gilmour joined as a fifth member in 1967 and Syd Barrett left it in 1968, due to his deteriorating mental health caused by the use of hard drug. After Barrett’s departure, Waters became the primary songwriter and lyricist. Pink Floyd achieved critical and commercial success with the concept albums The Dark Side of the Moon (1973), Wish You Were Here (1975), Animals (1977), The Wall (1979) and The Final Cut (1983). Wright left the band in 1979, followed by Waters in 1985. Gilmour and Mason continued as Pink Floyd and Wright subsequently joined them as a paid musician. Pink Floyd stopped their activity in 1995 and the band definitively split in 2006.

The Wall – Concept and storyline
The songs create an approximate storyline of events in the life of the protagonist, Pink, whose father was killed during the Second World War. Pink is oppressed by his overprotective mother and tormented at school by tyrannical, abusive teachers. Each of these traumas become metaphorical “bricks in the wall”.
Pink eventually becomes a rock star, his relationships are ruined by infidelity, drug use and outbreaks of violence. As his marriage crumbles, he finishes building his wall, completing his isolation from human contact. He creates a wall of incommunicability between he and the rest of the world, an impassable psychological wall that defends and suffocates him.
Hidden behind the wall, Pink’s crisis escalates, culminating in an hallucinatory on-stage performance where he believes that he is a fascist dictator, performing at concerts similar to Neo-Nazi rallies, at which he sets men on fans he considers unworthy.
Pink understands that he can overcome loneliness only in one way: analyzing his life. So he places himself in trial and his inner judge orders him to “tear down the wall”, to eliminate his defenses and to go into the outside world.
The Wall closes with “Outside the Wall”, a delicate and intimate song, in which Waters explains how difficult is to stay sane.
Outside the Wall
All alone, or in twos
The ones who really love you
Walk up and down outside the wall
Some hand in hand
And some gathered together in bands
The bleeding hearts and artists
Make their stand
And when they’ve given you their all
Some stagger and fall
After all it’s not easy
Banging your heart against some mad bugger’s wall
Packaging
The cover design is one of Pink Floyd’s most minimal: a white brick wall and no text (the logo and band name is presented on a sticker). The LP’ cover art by cartoonist Gerald Scarfe tied in with the album’s concept, with each of the four sides showing the wall in various stages of construction, accompanied by characters from the story.

Tour
During each performance of the band’s The Wall Tour, a 12-meter high wall of cardboard bricks was gradually built between the band and the audience. Spectators could see through gaps various scenes of the story while Gerald Scarfe’s animations were projected onto the completed parts of the wall. At the end of the concert, the wall was made to collapse, revealing the band.

GLI SCUDI DELLA TERRA
CAMPO GEOMAGNETICO E ATMOSFERA
Lo spazio è un ambiente pericoloso dove abbondano radiazioni letali e meteoroidi. Eppure il nostro pianeta sembra passare tutto sommato indenne attraverso questo “tiro al bersaglio” cosmico. La Terra è infatti protetta da due straordinarie “corazze”, il campo geomagnetico e l’atmosfera.
Il campo geomagnetico ha origine negli strati più profondi del pianeta e si estende nello spazio, dove forma uno scudo invisibile chiamato magnetosfera. Questo scudo ci protegge sia dalle radiazioni cosmiche, impedendo che ci colpiscano con tutta la loro forza, che dai pericoli derivanti dal sole.
L’atmosfera terrestre fornisce un’ulteriore protezione. La stratosfera, uno strato basso dell’atmosfera, contiene ozono, una forma di ossigeno che assorbe fino al 99% delle radiazioni ultraviolette, dannose per la vita. Il livello di ozono nella stratosfera non è fisso ma direttamente proporzionale all’intensità dei raggi ultravioletti, il che fa dello strato di ozono uno scudo efficace e dinamico. L’atmosfera ci protegge inoltre dalla pioggia quotidiana di milioni di meteoroidi, che vanno da minuscole particelle a veri e propri massi.
Gli scudi della Terra non impediscono il passaggio delle radiazioni che sono indispensabili alla vita, come il calore e la luce. Anzi, l’atmosfera permette la propagazione del calore in tutto il globo, e di notte ne rallenta la dispersione.
Il campo magnetico terrestre e la magnetosfera
La Terra possiede un campo magnetico prevalentemente dipolare abbastanza intenso, generato dai movimenti delle masse fluide e metalliche presenti al suo interno, nel nucleo. Il campo magnetico terrestre è simile a quello prodotto da una barra magnetica, dotata di due poli, ipoteticamente posta al centro della Terra e inclinata, rispetto all’asse di rotazione, di circa 11,5°. Il polo nord e il polo sud magnetici non coincidono, quindi, con i poli geografici. Dal polo sud magnetico escono le linee di forza del campo che si chiudono poi entrando nel polo nord magnetico.
Il paleomagnetismo consente lo studio del campo magnetico terrestre del passato. Molte rocce, infatti, conservano una magnetizzazione propria, indotta dal campo geomagnetico esistente al momento della loro formazione. Si è scoperto così che il campo magnetico terrestre esiste da almeno 3,5 miliardi di anni e che, periodicamente, esso inverte le polarità. In molte rocce la magnetizzazione risulta esattamente opposta a quella del campo magnetico attuale, come se, al momento della formazione di quelle rocce, il Polo nord magnetico fosse al posto del Polo sud, e viceversa. Il campo geomagnetico è passato quindi alternativamente da normale (orientato con il Polo nord come oggi), a inverso. L’epoca magnetica in cui viviamo è durata 700 000 anni: potrebbe essere prossima un’inversione di polarità. Sappiamo ben poco su come avvenga tale fenomeno, ma è possibile che il campo magnetico si indebolisca o scompaia per qualche tempo, lasciando la Terra priva del suo scudo naturale contro le radiazioni cosmiche. Secondo alcuni studiosi, le inversioni di polarità potrebbero, perciò, avere qualche influenza, diretta o indiretta, sull’evoluzione biologica.
Il campo geomagnetico si estende anche all’esterno della Terra, con un’intensità che diminuisce in funzione della distanza dal pianeta. La regione di spazio che circonda la Terra in cui si risente l’azione del campo geomagnetico è detta magnetosfera. Essa è costituita da particelle cariche (elettroni e protoni) provenienti dal vento solare e attratte dal campo magnetico terrestre.

La magnetosfera svolge un ruolo fondamentale per il mantenimento di condizioni ambientali favorevoli alla vita sul nostro pianeta. Grazie a essa infatti i raggi cosmici provenienti dallo spazio e il vento solare, vengono deviati prima di raggiungere i gas dell’atmosfera. Senza questo scudo protettivo, l’atmosfera si riscalderebbe e una parte dei gas presenti si disperderebbe nello spazio.
Radiazioni cosmiche
Le radiazioni cosmiche (o ionizzanti) sono particelle energetiche provenienti dallo spazio esterno, alle quali è esposta la Terra e qualunque altro corpo celeste. Esse sono dotate di sufficiente energia da poter ionizzare gli atomi o le molecole con i quali vengono a contatto; questo dipende, oltre che dalla loro energia, anche dal tipo di radiazione e dal materiale con il quale avviene l’interazione.
L'uomo è da sempre soggetto all'azione di radiazioni ionizzanti naturali, alle quali si da il nome di fondo di radioattività naturale. Il fondo di radioattività naturale è dovuto sia alla radiazione terrestre sia a quella extraterrestre, la radiazione cosmica.
Le radiazioni cosmiche si dividono in due categorie principali:
-quelle che producono ioni in modo diretto (le particelle cariche α, β− e β+)
-quelle che producono ioni in modo indiretto (neutroni, raggi gamma e raggi X).
• Radiazioni primarie
Le radiazioni cosmiche primarie sono originate da sorgenti stellari, galattiche e dal Sole. La componente più rilevante è quella di origine galattica e stellare che risulta costituita da:
90% protoni
quasi 10% nuclei di elio
02% elettroni e altri nuclei leggeri
Prima di raggiungere l’atmosfera, le radiazioni cosmiche primarie interagiscono con il campo magnetico terrestre, subendo una prima modificazione della loro intensità, in quanto vengono in parte respinte e in parte deviate verso i poli, in proporzione all’intensità del campo magnetico stesso. Per questa ragione la protezione maggiore si ha al livello dell’equatore e diminuisce man mano che ci si avvicina ai due poli
Il campo geomagnetico è influenzato dal vento solare e dall’attività solare.
Il vento solare proviene dalla corona solare, costituita da gas fortemente ionizzati. Essa si estende per decine di milioni di kilometri ed ha una temperatura cinetica elevatissima. Lungo la frangia esterna della corona, grazie alle alte temperature, le particelle dei gas ionizzati acquistano velocità sufficienti per sfuggire all’attrazione gravitazionale del Sole: questo flusso di particelle ionizzate è il vento solare e si propaga in tutte le direzioni dello spazio. Esso investe la Terra, che ne rimane difesa grazie all’azione del campo magnetico. Le particelle si dispongono qui secondo le linee di forza del campo geomagnetico, a costituire come dei gusci che avvolgono il globo terrestre. L’interferenza tra le linee di forza del campo geomagnetico e il vento solare ha come conseguenza la compressione della parte del campo rivolta verso il Sole e il corrispondente trascinamento della parte opposta.
Molte particelle ionizzate del vento solare vengono catturate dal campo magnetico terrestre grazie alla forza di Lorenz e si concentrano in due zone toroidali, le fasce di Van Allen. Una fascia è situata a un’altitudine prossima a 3000 km ed è costituita da protoni, l’atra fascia è situata ad un’altitudine prossima a 25 000 km ed è costituita da elettroni. Le fasce di Van Allen proteggono la Terra dalle radiazioni solari. La concentrazione delle particelle ionizzate nelle fasce è massima al di sopra delle zone equatoriali e va annullandosi verso i poli.

La superficie solare è tutt’altro che tranquilla: movimenti e variazioni improvvise di luminosità e temperatura interessano, in modo anche spettacolare, gli strati gassosi visibili. Questi fenomeni forniscono molte informazioni sull’interno del Sole e influenzano in vario modo il nostro pianeta. L’intensità di tali eventi non è costante nel tempo: periodi di attività ridotta (Sole quieto) si alternano con periodi di attività intensa e violenta (attività solare). Quando l’attività solare è al massimo, il campo geomagnetico si rafforza, proteggendo in misura maggiore la Terra e l’atmosfera. La radiazione cosmica che raggiunge l’atmosfera sarà pertanto maggiore quando l’attività solare è al minimo e, viceversa, sarà minore quando l’attività solare è al massimo.
Le più evidenti e conosciute manifestazioni dell’attività solare sono le macchie solari, zone scure e più fredde che appaiono nella fotosfera con una certa periodicità. Esse si presentano di solito in gruppi o in coppie e in genere durano pochi giorni. Quando un gruppo di macchie si esaurisce, viene sostituito da un altro, che nel frattempo ha cominciato a svilupparsi. Il numero delle macchie non è costante nel tempo e varia da un minimo a un massimo con una periodicità caratteristica di circa 11,2 anni. Le macchie solari sono generalmente associate a zone molto attive della fotosfera, nelle quali si possono osservare: fecole (zone di luminosità elevata), protuberanze (getti di materiale incandescente), spicole (lingue di idrogeno incandescente) e brillamenti. Questi sono gli eventi più esplosivi e appaiono come un improvviso intensificarsi della luminosità della fotosfera in corrispondenza di un raggruppamento di macchie solari. Durante un brillamento vengono liberate enormi quantità di energia, la maggior parte sotto forma di radiazioni ultraviolette, onde radio e raggi X.
Alcuni fenomeni terrestri sono collegati direttamente con l’attività solare. Le tempeste magnetiche sono alterazioni del campo magnetico terrestre, causate dalle particelle cariche del vento solare. Le tempeste si verificano in seguito ai brillamenti e sono collegate con la periodicità delle macchie solari. Le aurore polari sono conseguenze spettacolari dell’interazione tra particelle solari e gas presenti nell’atmosfera. L’arrivo dal Sole di particelle cariche, in seguito ai brillamenti, provoca la ionizzazione degli atomi nella zona più esterna dell’atmosfera e la conseguente emissione di una luce tenue e colorata. Il fenomeno si osserva solo nelle zone polari, dove le particelle, grazie alla forma del campo geomagnetico, riescono a penetrare l’atmosfera.

• Radiazioni secondarie
Quando le particelle primarie penetrano nella parte più esterna dell’atmosfera, interagiscono con gli atomi che la costituiscono e provocano così la formazione di particelle secondarie, come elettroni e neutroni, e di una radiazione elettromagnetica non corpuscolare, come i raggi X e γ (gamma).
L’atmosfera agisce da schermo filtrante che in buona parte ci protegge dalle radiazioni in quanto la maggioranza delle particelle, interagendo con essa, dissipa parte della propria energia.
L’atmosfera
L’atmosfera è l’involucro gassoso che circonda la Terra e che, grazie alla forza di gravità, l’accompagna nei suoi movimenti. Essa è un sistema dinamico: interagisce con la biosfera, assorbe e distribuisce il calore solare, partecipa ai processi di modellamento della superficie terrestre e scherma le radiazioni solari ad alta energia.
L’atmosfera è costituita da una miscela di gas, comunemente chiamata aria, che diventa sempre più rarefatta a mano a mano che si sale in quota. L’aria presente nella bassa atmosfera (i primi 80 km) è una miscela di azoto, ossigeno argo e biossido di carbonio, mescolati con vapore acqueo. Nell’aria è presente anche il pulviscolo atmosferico, costituito da particelle di varia natura trasportate dal vento. A quote comprese tra i 15 e i 50 km, l’ossigeno dà luogo alla formazione di ozono (O3). Nell’alta atmosfera, sopra gli 80 km di quota, l’aria diventa più rarefatta e la sua composizione si modifica sensibilmente. Qui, infatti, avvengono reazioni chimiche che ionizzano i gas o rompono le loro molecole.
Considerando l’andamento della temperatura, si può suddividere l’atmosfera in involucri concentrici, detti “zone”, separati da superfici di discontinuità in cui si verifica un a variazione di temperatura. Dal basso verso l’alto si succedono: troposfera, stratosfera, mesosfera, termosfera ed esosfera.
La stratosfera si estende dai 10-20 ai 50 km di quota. La temperatura è molto bassa ma, intorno ai 20 km di quota, essa aumenta. La variazione di temperatura è dovuta alla presenza dell’ozonosfera, uno strato di ozono che si estende dai 15 ai 35 km di quota.

Ozonosfera ed effetto serra naturale
La presenza dell’ozono si accentua verso i 25 km, cosicché intorno ai 50-60 km si raggiungono valori termici tra 0 e 10 °C. L’ozonosfera è più sottile sopra l’equatore e più spessa ai poli ed è un vero e proprio scudo che assorbe gran parte delle radiazioni solari ultraviolette. Se mancasse questo filtro, le radiazioni luminose a più breve lunghezza d’onda raggiungerebbero la superficie terrestre, rendendo la vita impossibile per la maggior parte degli organismi. L’ozono si forma quando i raggi UV scindono le normali molecole biatomiche dell’ossigeno, e una parte dell’ossigeno atomico forma molecole triatomiche di ozono. In questo processo viene assorbito circa il 2% della radiazione solare, e così la stratosfera assorbe energia. (devo aggiungere equilibrio dinamico pg 434)
Al limite esterno dell’atmosfera, su una superficie di 1 cm2, posta perpendicolarmente alla direzione dei raggi solari, arriva circa mezzo miliardesimo dell’energia totale che il Sole irradia nello spazio in ogni minuto. La maggior parte dell’energia solare che riesce ad arrivare sulla Terra è costituita in prevalenza da radiazioni elettromagnetiche ultraviolette, visibili e infrarosse, che hanno lunghezze d’onda corte, comprese nello spettro che va da 100 a 800 nm. Le lunghezze d’onda più corte, per esempio i raggi gamma e i raggi X, sono quelle a più alto contenuto energetico ma vengono completamente fermate e assorbite dagli strati alti dell’atmosfera.
La radiazione UV-C (100-280 nm) rompe gli atomi di ossigeno biatomico che poi si aggregano in molecole O3; si crea così l’ozonosfera.
La radiazione UV-B (280-315 nm) viene quasi del tutto assorbita dall’ozono.
La radiazione UV-A (315-400 nm) è la meno energetica nella fascia delle ultraviolette e riesce perciò ad attraversare lo strato di ozono e ad arrivare fino alla superficie terrestre.
Le radiazioni come la luce visibile, parte degli infrarossi, le microonde e le onde radio, tutte con lunghezza d’onda superiore ai 400 nm, sono quelle che riescono a penetrare “facilmente” l’atmosfera e ad arrivare sulla superficie terrestre.

Solo il 51% circa della radiazione solare complessiva riesce quindi a raggiungere la superficie terrestre. Questa, tuttavia, riflette circa il 4% delle radiazioni solari che riceve. Le radiazioni effettivamente assorbite dal suolo costituiscono in definitiva circa il 47% della radiazione solare che investe il limite superiore dell’atmosfera. Le radiazioni riscaldano la Terra che, a sua volta, irradia energia verso l’esterno sotto forma di radiazioni infrarosse. Le infrarosse vengono assorbite dai gas atmosferici e sono in buona parte responsabili del riscaldamento dell’atmosfera. L’atmosfera riemette il 96% delle onde lunghe verso la superficie terrestre, che così viene riscaldata anche da questa radiazione di ritorno. L’atmosfera si comporta come i vetri di una serra, impedendo la dispersione delle radiazioni emesse dal suolo: questo fenomeno è noto come effetto serra naturale.

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