Infanzia, tesina (3)

Tesina di maturità classica sull'interpretazione dell'infanzia nei vari contesti storici e sociali dall'ottocento alla secondo dopoguerra

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L'Infanzia
FILOSOFIA
SIGMUND FREUD E LA PSICOLOGIA INFANTILE
- L'Autore
Sigmund Freud nacque a Freiberg, in Moravia, del 1856 da genitori ebrei ma si trasferì presto a Vienna dove frequentò le scuole, distinguendosi subito tra i suoi coetanei grazie a particolari doti intellettive. Dopo la laurea in medicina, si poté dedicare alla ricerca solo per un breve periodo, dal momento che le ristrettezze economiche lo costrinsero a intraprendere la professione di medico, dedicandosi in particolare alla psichiatria.Diversamente rispetto all’atteggiamento prevalente in quegli anni, egli si accostò al complicato universo della mente in modo clinico, attribuendo per la prima volta le cause dei problemi psichici a fattori psicologici e creando in questo modo la psicoanalisi.Grazie ad una borsa di studio si recò in Francia, dove studiò prima i fenomeni isterici poi il procedimento dell’ipnosi, con il quale però non si trovò d’accordo perché le informazioni venivano sottratte al paziente in uno stato di letargia indotta, che non permetteva a quest’ultimo di capire cosa stesse succedendo. Tornato a Vienna, Freud collaborò con Josef Breuer per una serie di ricerche che lo portarono ad una scoperta fondamentale per l’affermazione della psicanalisi: l’inconscio.
Sebbene egli fosse ateo, a causa delle sue origini ebree fu perseguitato dal Nazismo e molti suoi scritti furono bruciati.
Morì a causa di un tumore nel 1939 a Londra, dove era giunto come esule per sfuggire alle persecuzioni razziali.
- La Sessualità Infantile
La sessualità infantile è un tema che ha sempre generato pareri discordanti all’interno della comunità scientifica.
Prima dell’avvento delle teorie di Freud, si riteneva che questa mancasse nell’infanzia e subentrasse solo con la pubertà, essendo legata agli organi sessuali.
Freud, però, con “Tre Saggi sulla teoria sessuale”, rivoluzionò le teorie fino ad allora esistite in materia e fornì una base di partenza per gli studi successivi.
Infatti egli descrive il bambino come un “essere perverso e polimorfo”, dal momento che ricerca il piacere a prescindere dallo scopo riproduttivo servendosi di diversi organi e zone erogene.
Lo sviluppo psicosessuale dell’individuo viene diviso in cinque fasi caratterizzate da altrettante zone erogene diverse e, nel caso in cui non vengano portate a compimento nel modo corretto, possono generare nell’età adulta degli squilibri, chiamate fissazioni. La prima fase, detta orale, comprende i primi 18 mesi di vita del bambino ed ha come zona erogena la bocca, che viene usata come strumento per iniziare a scoprire il mondo circostante. Questa viene divisa in orale-passiva ed orale-attiva dal compimento del processo di dentizione, che segna l’abbandono dell’alimentazione esclusivamente liquida. Lo svolgimento scorretto di questa fase può dare origine a fissazioni orali come una forte dipendenza dal cibo, tabagismo e alcolismo. La seconda fase, chiamata invece anale, ha come zona erogena l’ano e si estende dal primo al terzo anno di vita del bambino, periodo in cui questo impara a controllare le funzioni escrementizie compiendo così un primo importante passo verso l’indipendenza. Se non risolta nel modo corretto, questa può dare origine alla fissazione anale restrittiva o espulsiva, che caratterizzeranno poi in modo importante lo sviluppo caratteriale del bambino rendendolo nel primo caso testardo e disordinato, mentre nel secondo possessivo ed ossessionato dall’ordine. La terza fase è quella genitale e si protrae dai 3 ai 6 anni, periodo in cui la zona erogena si sposta verso gli organi genitali e i bambini cominciano a conoscere il loro corpo e a scoprire la differenza tra i due sessi. Questo momento è molto importante e delicato dal momento che si vede nascere il complesso di Edipo. Così Freud spiega questo concetto nella sua “Introduzione alla Psicoanalisi”:
“Ebbene, si vede facilmente che il maschietto vuole avere la madre soltanto per sé, avverte come incomoda la presenza del padre, si adira se questi si permette segni di tenerezza verso la madre e manifesta la sua contentezza quando il padre parte per un viaggio o è assente. Spesso dà diretta espressione verbale ai suoi sentimenti, promette alla madre che la sposerà. Si penserà che ciò è poca cosa in confronto alle imprese di Edipo, ma di fatto è già abbastanza, in germe è la stessa cosa. L’osservazione viene spesso offuscata dalla circostanza che in altre occasioni lo stesso bambino manifesta contemporaneamente una grande affezione per il padre; tuttavia, simili atteggiamenti emotivi opposti – o per dire meglio, “ambivalenti” – che nell’adulto porterebbero al conflitto, nel bambino sono del tutto compatibili tra loro per un lungo periodo, così come più tardi trovano posto permanentemente l’uno accanto all’altro nell’inconscio […]. Quanto alla femmina, esso si configura in modo del tutto analogo, con le necessarie varianti. L’attaccamento affettuoso al padre, la necessità di eliminare la madre come superflua e di occuparne il posto, e una civetteria che mette già in opera i mezzi della futura femminilità, contribuiscono a dare della bambinetta un quadro incantevole, che ci fa dimenticare il lato serio e le possibili gravi conseguenze che giacciono dietro a questa situazione infantile.”
Introduzione alla psicoanalisi / Lezione 21. Sviluppo della libido e organizzazioni della sessualità, 1915-17
Sostanzialmente esso consiste in un attaccamento libidico nei confronti del genitore di sesso opposto e una grande ostilità nel confronti invece di quello dello stesso, che però viene imitato per attirare l’attenzione tanto desiderata dell’altro. La mancata risoluzione in tempi corretti di questo complesso può portare, in età adulta, a disturbi sessuali e relazionali. Il quarto stadio non è propriamente una fase dal momento che non è caratterizzata dalla libido, che invece ha definito i tre passaggi precedenti, e perciò viene chiamato periodo di latenza. Durante questo momento, compreso tra i 6 anni e la pubertà, il bambino incrementa la socializzazione ed inizia a stringere amicizia con individui del suo stesso sesso, compreso il genitore. Inoltre si può notare il passaggio ad un momento più maturo dello sviluppo, dal momento che il gioco diventa più realistico e il bambino comincia a sviluppare moralità ad autostima. La quinta ed ultima fase viene definita genitale ed inizia con la pubertà protraendosi poi per tutta la vita della persona. Questa ha come zona erogena i genitali e permetterà all’individuo di stringere relazioni importanti con persone di sesso opposto.
Negli anni in cui questa teoria iniziò a circolare venne aspramente criticata soprattutto dagli ambienti religiosi particolarmente bigotti, data la grande importanza, secondo questi eccessiva, attribuita alla sessualità. In realtà, però, si trattò di una vera e propria svolta che aiutò i medici a comprendere meglio e quindi curare in modo più efficace i disturbi dei loro pazienti.
LETTERATURA INGLESE CHARLES DICKENS AND OLIVER TWIST
- The Author
Charles Dickens was born in Portsmouth, England, in 1812. He had a very hard childhood, because his father was arrested out of his debts so he had to give up school to work in a factory. Six months later his father was able to leave the prison thanks to an inheritance so Dickens could finally attend school, but he studied only for a few years because, when he was thirteen, he became a junior clerk in a solicitor’s office.
This experience would characterize his future works, in which he criticizes the miserable life conditions of poor people and the treatment they received by upper classes members.
In despite of the education he had received, he then worked as a parliamentary reporter and, at the age of twenty six, he became a famous writer thanks to “The Posthumous Papers of the Pickwick Club”, which made him gain so much money that he could took up writing as a profession and marry his publisher’s daughter.
In his later production he left humour and satire for “problem novels”, in which he denounces the situation of his time, but then he turned to realism changing the attitude of his characters from flat to rounded and dynamic, as for example in the “education novels”, in which he follows their physical and moral growth.
In 1858, he left his wife when his love affair with a young actress was discovered, but they underwent a very problematic relationship.
After having completed his second tour as a lecturer across the USA, he died all of a sudden in Gad’s Hill in 1870, leaving unfinished his last works.
- The Novel
“Oliver Twist” or “The parish boy’s progress” was published for the first time in serial form in 1837 and turned into a film in 2005.
It is the first “problem novel” of Dickens’, followed by “Nicholas Nickleby” or “The old curiosity shop”.
In this kind of works, the author criticizes the society of his time and the condition in which poor children had to live.
In this case he chose, as the main character, an orphan child named Oliver Twist who grew up in a , an orphan child named Oliver Twist who grew up in a workhouse, in order to express his disappointment about the “Poor law amendment act”. As a matter of fact, during the Victorian age, a lot of poor people lived in unhealthy slums and caused a huge sanitary problem, so the government, in order to curb the cost of their relief, decided to create workhouses and enclose them there, promising food, clothes and shelter. Actually men, women and especially children were forced to work very hard and left starve to death. In the first part of the novel, Dickens describes this situation in a very ironical way, because he addresses the members of the government as “very sage, deep and philosophical men” and portrays workhouses as “a place of public entertainment for the poorer classes” or “a tavern in which there was nothing to pay”. The story begins in a workhouse, which is described in detail to make the reader understand how life’s conditions where in it. After his mother’s death, the child had been living there since he was nine, mistreated by Mr Bumble, the parish beadle. One evening, after having had his small porringer of soup, one of the children, the fattest and taller one everyone was afraid of, was still hungry so the others drawn who would asked the master for more, and it fell on Oliver. He was punished for his behaviour and turned out from the workhouse. At first, Oliver worked as a chimney sweeper but then was apprenticed by Mr Sowberry, who treated the child so bad that he ran away and joined Jew Fagin’s gang of thieves in London. Blamed of a theft he hadn’t committed and sent to prison, he met the victim, Mr Brownlow, who was very nice to him and even offered him shelter. Unfortunately for Oliver, he was kidnapped by a gang of thieves whose boss, Monks, convinced the boy to work with him. So the boy was ordered to make a theft in Brownlow’s house but when he was trying to, he was shot and got wounded, so he was looked after by Mrs Maylie. Fagin and Monks wanted to have Oliver back but Nancy, a member of the gang, warned Mrs Maylie about the two men’s intentions, so the boy was able to escape. Unfortunately, Nancy was then killed by the gang as a punishment for her betrayal, but the thieves got arrested. At the end, Oliver found out that Monks was his stepbrother and tried to get rid of him to have the whole inheritance only for himself, but anyway the boy could finally find a real family, because Mr Brownlow adopted and took care of him as if he was his son.
All of the problems novels are characterized by the so called “Cinderella structure”. Infact, there’s always a happy ending in which good characters, usually poor kids, triumph over the wicked ones, who are often embodied by adults. This typical feature of the genre was chosen to mirror the reader’s tastes, but some critics claimed that these novels are like “a sugar coating on the moral pill” the reader has to swallow, because Dickens tried to write a pleasing story to induce people to read it but in the meanwhile he succeeded also in making them understand the moral message he wanted to convey. Sometimes, because of this trait the most superficial readers’ attention is diverted from the real aim of the author, infact they usually focus on the plot rather than trying to find and understand symbolical meanings. Moreover, Dicken’s character had often been criticized and described as “caricatures”, because they are too good-hearted or too wicked and they don’t mirror contradictions that may be found in a real person’s attitude. Anyway, in this kind of novels characters can also be interpreted as a way the author uses to convey a more important message, so they can be that simple only because they’re not so important but just functional for the author’s aim.
Children are very important in Dicken’s works. Besides being mostly his novel’s main characters, he follows them from infancy to adult life and explore their nature in depth. This fact can be linked with the author’s own childhood, in which he had experienced himself poverty and the impossibility to attend school rather than work. These kind of characters usually represent pureness and innocence and although all the misfortunes they have to face during their hard lives, they don’t lose this feature and, in the end, they are like rewarded for this. Moreover, the contrast between these characteristics and vices and corruption makes these negative traits appear even more evil and hateful, because the bad characters rage wrongly on the good ones who have no fault.
The author’s use of language is rich, as a matter of fact each character has his own way of speaking that reflects his social class, his provenience and his attitude. Translating the story in another languages is a very hard task because the translator often isn’t able to recreate the differences between the different idioms used.
Although Dicken’s novels could seem unrealistic, the author had the ability to create empathy between the reader and the characters so that people mirror in the events told.
STORIA IL FASCISMO E LA PROPAGANDA ATTRAVERSO I GIOVANI
Durante la dittatura fascista, il Duce inaugurò ampie politiche propagandistiche servendosi degli strumenti tecnologici più avanzati per l’epoca quali radio e cinema, ma in questi programmi ebbero una parte estremamente rilevante anche i più giovani. Infatti, Mussolini si rese conto che avrebbe potuto avere sostenitori più fedeli ed accaniti se avesse iniziato ad impartire gli ideali del suo partito quando questi fossero stati maggiormente influenzabili, cioè da bambini, quindi organizzò sia la scuola sia il loro tempo libero a tale scopo.
- La Scuola
La scuola, durante il periodo fascista, venne riformata in modo tale da istruire nel modo migliore la futura classe dirigente secondo l’ideale di élite predicato dal partito, in un paese, però, ostacolato nel suo progresso dall’ampia diffusione dell’analfabetismo.
Il primo cambiamento apportato alla scuola da parte del Fascismo fu la riforma Gentile nel 1923, nella quale il filosofo da cui prende il nome prevedeva l’insegnamento della religione cattolica anche nelle scuole pubbliche, gli esami alla fine di ogni ciclo di studi, una maggiore severità da parte degli insegnanti nei confronti degli alunni e il primato delle discipline umanistiche su quelle tecniche. Inoltre, istituì un albo degli insegnanti, selezionati attraverso concorsi pubblici, e rafforzò la gerarchia all’interno dell’organico scolastico.
Quando il governo di questo partito si trasformò in dittatura, venne avviato un vero e proprio processo di “fascistizzazione” indirizzato sia agli insegnanti che agli alunni, che interessò tutti i gradi di istruzione.
Innanzitutto, in ogni aula obbligatoriamente dovevano essere esposti il ritratto del re e quello del Duce separati da un Crocifisso, la bandiera Italiana, una statuetta in bronzo dedicata al Milite Ignoto e il Bollettino della Vittoria, che celebrava l’armistizio tra Italia ed Austria del 4 novembre 1918.
Per quanto riguarda le scuole elementari, inizialmente i manuali adoperati per l’insegnamento furono sottoposti a rigidi controlli e vennero poi sostituiti dai “testi unici” nel 1930. I bambini e gli insegnanti erano costretti a pronunciare dei giuramenti per dimostrare la loro fedeltà al partito, ma questo non fu necessariamente prova di sincera adesione al Fascismo, dal momento che molti docenti lo praticavano ma senza esserne effettivamente dei sostenitori.Nei gradi di istruzione superiori, vennero istituiti canali scolastici senza possibilità di sbocchi universitari futuri come la scuola complementare, destinata a cittadini di modeste condizioni che perciò avevano bisogno di completare la propria istruzione velocemente per poi andare a lavorare, e il liceo femminile, destinato alle ragazzine senza particolari ambizioni riguardo al futuro.Tra le scuole superiori, venne posto in una posizione di prestigio il liceo classico, dal momento che era l’unico indirizzo che permetteva l’adesione a qualsiasi facoltà universitaria, comprese Giurisprudenza e Lettere e Filosofia, che invece erano precluse a priori al liceo scientifico. I più penalizzati furono indubbiamente gli istituti tecnici, frequentando i quali si poteva poi ambire solo alla facoltà di Economia e Commercio, Agraria e Scienze Statistiche.
L’Università, invece, fu quella che conservò maggiore indipendenza e, anche quando nel 1931 fu imposto il giuramento obbligatorio a tutti i docenti, così come successe nelle scuole elementari molti acconsentirono a questa pratica solo per continuare a svolgere la loro professione, non essendo sostenitori del regime ma addirittura antifascisti.
- Il Tempo Libero
Così come fece con l’Opera Nazionale Dopolavoro per gli adulti, Mussolini decise di creare anche per i più giovani associazioni simili, dando il compito all’allora sottosegretario all’educazione Renato Ricci di “riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico”.
Venne così fondata l’Opera Nazionale Balilla, un’organizzazione attraverso la quale il partito poté portare a compimento il programma di “fascistizzazione” della popolazione servendosi di bambini e ragazzi che, divisi per sesso ed età, erano obbligati a svolgere attività che li avrebbero preparati nel modo corretto al futuro inserimento nell’Italia fascista.
A seconda dell’età, i bambini innanzitutto entravano a far parte dei Balilla dagli 8 agli 11 anni, poi dei Balilla Moschettieri dai 12 ai 13 anni e degli Avanguardisti dai 14 ai 15 anni, infine degli Avanguardisti Moschettieri dai 16 ai 17 anni.
Per le bambine, invece, erano previsti meno gradi di distinzione all’interno del loro processo di formazione, perché diventavano solamente Piccole Italiane dagli 8 ai 14 anni e Giovani Italiane dai 15 ai 17 anni. Questa organizzazione rispecchiava a pieno l’ideale fascista della donna, ossia una madre dedita al lavoro di casa e ai figli, possibilmente numerosi.
Solo in un periodo più tardo della dittatura vennero creati i Figli della Lupa, associazione che comprendeva tutti i bambini dai 6 agli 8 anni a prescindere dal genere.
Lo stadio più importante di tutto il processo era però rappresentato dai Fasci Giovanili, istituzione controllata direttamente dal partito stesso in cui i ragazzi, gli Avanguardisti, e le ragazze, le Giovani Fasciste, completavano la loro formazione fino ai 21 anni, la maggiore età, partecipando alle consuete manifestazioni del sabato marciando nelle aree apposite a loro destinate e prendendo parte a gare sportive.
Dopo la guerra in Etiopia del 1935-1936, tutti i vari gradi delle organizzazioni giovanili confluirono nella Gioventù Italiana del Littorio nel 1937, a seguito di una manovra ulteriormente accentratrice del regime.
LETTERATURA ITALIANA ITALO ALVINO E IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO
- L'Autore
Italo Calvino nacque nel 1923 a Santiago de Las Vegas, nell’isola di Cuba, dove il padre agronomo e la madre biologa lavoravano; ma dopo soli due anni la famiglia fece ritorno in Italia e si stabilì a Sanremo, dove l’autore frequentò le scuole.Terminato il liceo classico nella città ligure, nel 1941 Calvino si iscrisse alla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino ma, dopo l’8 settembre 1943, per evitare l’arruolamento forzato nell’esercito della Repubblica di Salò, si unì alla lotta partigiana entrando a far parte della Brigata Garibaldi, che combatteva sulle Alpi liguri.
Nel 1944 si iscrisse al PCI, divenendone militante attivo una volta finita la guerra.
Questo fu un periodo di svolta per l’autore, dal momento che, lasciata la Facoltà di Agraria per quella di Lettere, si laureò nel 1947, anno in cui la casa editrice Einaudi, grazie alla mediazione di Cesare Pavese, pubblicò il suo primo romanzo: “Il Sentiero dei Nidi di Ragno”.
Durante gli anni ’50, Calvino fu assunto dalla casa editrice Einaudi e vi collaborò prima come dirigente, poi come consulente, e nel frattempo pubblicò molte delle sue opere più importanti.
Nel 1956, dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria, Calvino si staccò dal PCI, rassegnandone ufficialmente le dimissioni l’anno dopo.
Nel 1967 l’autore si trasferì a Parigi ma si tenne sempre informato sulle vicende che stavano interessando l’Italia in quegli anni, collaborando con varie riviste come “il Corriere della Sera” o “La Repubblica”.
Fece ritorno in Italia nel 1980, stabilendosi a Roma.
Morì nel 1985, nella sua residenza estiva a Castiglione della Pescaia, mentre stava lavorando ad una serie di conferenze, le “Lezioni Americane” che avrebbe tenuto all’università di Cambridge, pubblicate postume nel 1988.
- L'Opera
“Il Sentiero dei Nidi di Ragno” è stato il primo romanzo pubblicato da Italo Calvino presso la casa editrice torinese Einaudi, fortemente esortata da Cesare Pavese che aveva riconosciuto il talento di questo autore, all’epoca appena ventiquattrenne.Ne sono state scritte tre edizioni: la prima nel 1947; la seconda, nel 1954, a cui è stata aggiunta una nota formalmente anonima ma la cui paternità viene comunque attribuita a Calvino e la terza, pubblicata dieci anni dopo, nel 1964, che è stata arricchita con una prefazione, questa volta firmata dall’autore stesso, in cui sono contenute importanti informazioni sulla genesi del romanzo e sulla corretta chiave interpretativa dell’intera opera. Nelle varie rielaborazioni si può notare la volontà da parte dell’autore di rendere più omogenea e scorrevole la lettura e di ridimensionare i passi dedicati a temi troppo forti, come la violenza o la polemica antifemminile che spesso sfocia in misoginia.Questo romanzo nasce dall’esigenza di ricordare il passato, seppur doloroso, durante il dopoguerra, periodo che ha richiesto un grande impegno in progetti di ricostruzione di ogni sorta, sia per riedificare le città andate distrutte durante i bombardamenti, sia per riunire famiglie divise dalla fuga dalla guerra o dalla morte dei loro cari.
Calvino, però, si rese conto che “la rinata libertà di parlare fu per la gente al principio smania di raccontare” e che, di conseguenza, si rischiava di scadere nella mera cronaca o nella propaganda politica, senza conferire ai fatti un’espressione narrativa che li rendesse simili ad un’opera letteraria vera e propria. Inoltre, nonostante senta il dovere di raccontare questi fatti in quanto testimone diretto, egli sente su di sé il peso di affrontare un argomento così delicato a causa della vicinanza temporale delle vittime e delle distruzioni che questo periodo ha causato. Quindi l’autore decide di affrontare questa tematica non in modo diretto ma di scorcio, attraverso gli occhi di un bambino e di rappresentare partigiani moralmente discutibili che però, secondo l’autore, sono migliori di molte persone che invece di combattere per la propria salvezza, hanno preferito rimanere al sicuro nelle loro città sottostando alle regole del regime.
“Il Sentiero dei Nidi di Ragno” è ambientato sulle colline adiacenti a Sanremo, dove l’autore stesso aveva militato, e nel centro storico della città, di cui vengono nominate alcune vie realmente esistenti. Pin, il protagonista, è un ragazzino di circa dieci anni che dopo essere stato costretto a crescere velocemente una volta rimasto orfano di madre e abbandonato dal padre marinaio, vive con la sorella, una prostituta che si intrattiene con soldati tedeschi. Durante il giorno, in continua ricerca di compagnia, il bambino frequenta un’osteria in cui però viene spesso preso in giro a causa dei costumi della sorella e tacciato di tradimento per i continui contatti con soldati nazisti. Per provare la sua lealtà, quindi, Pin ruba la pistola ad un soldato, mentre questo si stava intrattenendo con la sorella, e nasconde l’arma in un luogo isolato in aperta campagna, dove i ragni sono soliti fare il nido. Sorpreso, però, il bambino viene condotto in prigione dove si scontra con gli orrori delle torture nazifasciste sugli oppositori politici. Qui, Pin incontra Lupo Rosso, un coraggioso partigiano, che lo aiuta ad evadere perdendolo però subito dopo. Così il bambino si trova nuovamente a vagare in completa solitudine fino a quando incontra Cugino, un altro partigiano dall’aspetto austero ma molto dolce e mite, che lo conduce nella sua brigata. Pin conosce così tutti gli altri compagni del suo nuovo amico, ritrovandovi anche Lupo Rosso, e inizia a vivere con loro. Una sera però, il Dritto, il capo del gruppo, inavvertitamente incendia il loro accampamento e tutta la squadra è costretta ad andarsene per rifugiarsi in un vecchio casolare. La tensione sale e, dopo un litigio con il Dritto, Pelle, uno dei partigiani della brigata, tradisce i suoi compagni rivelandone la posizione a dei soldati tedeschi. Il giorno dopo, però, Kim e Ferriera, due comandanti partigiani, arrivano all’accampamento improvvisato portando informazioni molto importanti: a breve i soldati tedeschi arriveranno per perlustrare la zona in cerca di qualche fuggitivo, quindi la brigata dovrà spostarsi più in alto sulle montagne. Inoltre i due comandanti raccontano anche del tradimento di Pelle, assicurando però il gruppo che il loro compagno era già stato prontamente giustiziato. La brigata si prepara così a fronteggiare i tedeschi il giorno seguente e Pin riceve il permesso di partecipare all’azione, ma alla fine decide di rimanere nell’accampamento con il Dritto e Giglia, la moglie di Mancino, il cuoco dell’accampamento. Casualmente, però, il ragazzino viene a scoprire la relazione segreta tra i due così la sera, dopo che i partigiani sono tornati dalla battaglia, inizia ad intonare come al solito una delle sue canzoni, ma questa volta basata sul tradimento a cui aveva assistito la mattina stessa. Sebbene Pin non avesse nominato esplicitamente i due amanti, il Dritto lo intuisce e costringe al silenzio il bambino picchiandolo. Pin, allora, scappa in lacrime dall’accampamento e, nella sua fuga precipitosa, si imbatte in due portaordini del comando di brigata, venuti a prelevare il Dritto per condurlo da Kim e Ferriera. Il bambino, di nuovo solo, dopo un lungo cammino torna a cercare la sua pistola nel luogo dove l’aveva nascosta ma, con sua grande sorpresa, non la trova. Si ricorda allora che, quando aveva raccontato dell’arma ai suoi nuovi amici, Pelle gli aveva detto di sapere dov’era il luogo in cui i ragni facevano il nido e quindi Pin capisce che il ladro era stato proprio il traditore. Non sapendo dove andare, il bambino si reca a casa della sorella che lo accoglie stupita. Qui, egli ritrova la sua pistola, che era stata data alla sorella dallo stesso Pelle quando si erano intrattenuti poco prima che il giovane morisse. Uscito di casa piangendo dopo aver litigato con la sorella, Pin si imbatte casualmente in Cugino e i due si avviano verso il luogo dei nidi dei ragni, che il bambino era ansioso di mostrare al suo amico ritrovato. A questo punto, però, l’uomo chiede a Pin dove possa trovare sua sorella e, seguendo le indicazioni del bambino, si avvia lasciandogli il proprio mitragliatore ma prendendo in cambio la sua pistola. Pin si ritrova nuovamente solo, ma con la consapevolezza di aver trovato una persona realmente interessata a lui. Intanto, però, si sentono degli spari in lontananza e il bambino teme per la sorte del partigiano, avendo paura di essere nuovamente abbandonato. Ma poco dopo Cugino fa ritorno e i due camminano per la campagna, tenendosi per mano e chiacchierando allegramente.
L’amicizia stretta tra questi due personaggi, nonostante ad una prima lettura possa sembrare improbabile, è dovuta al fatto che i due si completano. Infatti Cugino ha conservato un animo infantile, sebbene sia un uomo adulto e provato dalla violenza della lotta intrapresa, mentre il bambino è stato costretto a crescere e a maturare più di quanto ci si potrebbe aspettare per la sua età a causa della situazione famigliare in cui si trova e della guerra.
Il protagonista, Pin, è una sorta di “alter-ego” dello scrittore dal momento che, nonostante la sua giovane età, si è trovato coinvolto in avvenimenti che almeno in quella fase della sua vita non avrebbero dovuto riguardarlo. Infatti anche Calvino ha intrapreso la lotta partigiana estremamente giovane, all’età di vent’anni. Probabilmente, lo stupore di Pin provato di fronte a questo mondo a lui estraneo può essere paragonato alla medesima sensazione provata però dall’autore stesso nell’addentrarsi in un contesto così diverso dal suo, ossia quello di studente universitario. L’unica differenza, però, consiste nel fatto che, mentre il personaggio del libro è un bambino proveniente da una dura realtà in cui deve costantemente far fronte alla povertà, l’autore è di estrazione borghese, quindi sempre vissuto in condizioni agiate.
Concentrandosi sulla figura del bambino, inoltre, l’autore mette in risalto come la guerra coinvolga indiscriminatamente tutti e ribadisce questo raccontando l’uccisione del pappagallino del cuoco nell’accampamento partigiano, poiché l’animale, con i suoi versi, rischiava di rivelare la posizione della brigata ai tedeschi.
L’ambientazione della storia è ricca di significati simbolici. Infatti, il luogo dove i ragni sono soliti fare il nido rappresenta l’infanzia di Pin, un luogo dove egli si può sentire a tutti gli effetti un bambino, dal momento che la sua vita non glielo permette. Alla fine del racconto, quando egli mostra al suo nuovo amico questo posto segreto, si possono riscontrare in lui, per la prima volta dall’inizio della narrazione, atteggiamenti tipicamente infantili come ad esempio il camminare per mano ad un adulto lasciandosi guidare. L’intrusione da parte del partigiano Pelle per rubare la pistola in questo luogo quasi fiabesco, invece, può essere accumunata alla guerra, che ha distrutto l’infanzia del bambino obbligandolo a crescere prima del dovuto. Infine, il trasferimento dalla sua città natale al distaccamento comandato dal partigiano Dritto, si può considerare come un passaggio dall’esclusione, ma anche dalla sicurezza, al disorientamento e alla precarietà.

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