Coscienza di Zeno - La Salute e la Psicoanalisi

Tesina che approfondisce il concetto dell'introspezione del romanzo "La coscienza di Zeno", dall'inetto alla psicoanalisi

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  • 20-06-2009
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Esame di Stato 2007/2008
La Coscienza di Zeno
La Salute e la Psicoanalisi

"la perfetta salute umana è il presente"
Da questa frase di Zeno si può intendere sostanzialmente quale siano i
concetti fondamentali che, a suo avviso, condizionano la società e il suo
modo di vivere.
Per la società borghese tutto si basa sulla perfezione, quindi la felicità non
è altro che sapere integrarsi in un sistema stabilito, pilotati dalla banalità di
esistere. L'uomo si considera sano quando è perfettamente inserito, quindi
compiuto. Non esiste scoperta per lui o meglio evoluzione, a differenza
dell' inetto.
La figura dell'Inetto
Una persona che agisce guidata da impulsi inconsci. La sua diversità
funziona come strumento strani ante nei confronti dei "normali borghesi".
Da tutto ciò traspare un uomo pervaso dal senso di fallimento, cosciente di
essere lui il problema e non la società, anche se alla fine del romanzo, il
protagonista finisce per considerare gli "altri" affetti dalla vera malattia: il
male di vivere.
Ma nella sua imperfezione l'inetto è disponibile alle trasformazioni,
mentre gli "altri" si riconoscono in una forma rigida.
L'inetto appare come un abbozzo, un essere che può ancora evolversi. Da
questa considerazione la figura del!' inetto si rivela essere non più un
vinto, ma un vincitore, grazie alla nuova concezione del personaggio che,
una volta guarito, ritrova le proprie capacità e mettendole in pratica riflette
sugli innumerevoli mali che produce l'uomo a causa della sua ingordigia.
C' è da evidenziare, però, il mezzo trainante con il quale Svevo, attraverso
Zeno, mette in evidenza la superficialità e la insulsaggine dell' etica
borghese: L'ironia.
L'uso dell'ironia
"Se anche la Terra girava non occorreva mica avere il mal di mare, tutt'
altro. La Terra girava, ma tutte le altre cose restavano alloro posto"
È la chiave che permette inizialmente a Zeno di definire quale sia il
pensiero della moglie.
Augusta è una donna tranquilla e devota, vive in un clima sereno e
perfetto, fiduciosa negli ordinamenti stabiliti.
Zeno è ironico, interroga fingendo di non sapere.
Si serve dell' ironia per esprimere il suo giudizio, evitando la denuncia
esplicita. L'ironia porta agli occhi del lettore situazioni paradossali,
lasciando che le contraddizioni emergano da sole:
"Guido non stima le donne, ma le ama abbastanza"
riferito al maschilismo e alla figura di Don Giovanni del suo rivale Speier
Augusta: "Ada avrebbe fatto molto meglio a sposare te"
Zeno: "Bisogna vedere se avrei fatto un miglior affare sposando lei"
Riferito alla tragica sorte della più bella delle sorelle Malfenti,
Svevo mostra al lettore il controsenso della Borghesia. Una società che
pone sullo stesso piano religione e galateo, autorità pubbliche e anello di
matrimonio. Un sistema di certezze ancorate al presente nel quale
"segregarsi e starei caldi", senza riflettere sul senso della vita.
Dall'analisi della tecnica compositiva e della funzione che in essa esercita
la figura retorica dell' ironia, ne emerge la sostanza ideologica del
romanzo, una carica polemica nei confronti del vivere borghese (Sandro
Maxia)1
L'ironia, secondo il critico, sopporta tutto il peso del piano del giudizio,
quindi questo tipo di narrazione non è solo una felice invenzione stilistica,
ma una necessità strutturale.
Riferendosi al Ritratto di Augusta, l'ironia è di vitale importanza per
comprendere il nesso che c' è tra salute e malattia, sul quale si fonda tutto
il romanzo.
Zeno, nello scoprire le tante sfaccettature che compongono la personalità
di Augusta, attraversa un' espansione capillare che porta alla luce sempre
nuovi elementi, i quali, in quanto scoperte della coscienza, giacciono tutti
nascosti e sono causa di successive illuminazioni interiori.
Considerando, inoltre, il modo in cui la società guarda dallo stesso punto
di vista e sullo stesso piano la semplicità di vivere, Zeno è stupefatto.
Il lettore è cosi aggredito da un procedimento che spaccia come ovvii degli
accostamenti che per la gente comune non lo sono affatto, e viceversa
stupefacenti cose da tutti considerate ovvie.
Lo scrittore fa un ritratto della vita borghese nella quale Augusta vive
immersa e perfettamente tranquilla. Zeno invece ha il sospetto (è la sua
malattia) che quell' ordine non sia cosi saldo come finge di essere (basta
pensare ad Augusta: la sua sicurezza è basata sull' insicurezza); l' ha
sempre avuto questo sospetto, ma mai come adesso, che può confrontarlo
con la salute di Augusta:
"lo sto analizzando la sua salute, ma non ci riesco perché mi accorgo che
analizzandola, la converto in malattia. E scrivendo ne, comincio a dubitare
se quella salute non avesse avuto bisogno di cura od' istruzione per
guarire. Ma vivendole accanto per tanti anni, mai ebbi tale dubbio"
Svevo ha veramente raggiunto uno dei suoi vertici. Con un solo ironico,
paradossale accoppiamento (guarire dalla salute!) egli riesce a stringere
contemporaneamente il fatto e il suo giudizio ed a comunicarci il senso di
una realtà che è perfettamente ambivalente.

La Psicoanalisi
La personalità del protagonista
Zeno è un uomo che vive in due fasi:
Da personaggio Raccontato a personaggio che Racconta
La giovinezza passata nell' inettitudine lo rende inerme verso la vita che
scorre, invece quando scrive il diario diventa critico, disincantato, e tira le
somme del suo passato.
La malattia si trasforma da male inguaribile a rivelazione di progressione,
con la convinzione che tutto il genere umano è malato.
La psicoanalisi freudiana all' interno del romanzo, si sviluppa inizialmente
attraverso il vizio del fumo; il bisogno della sigaretta, che Zeno usa come
scusa della malattia, nasce a causa del tipo di rapporto che ha con il padre.
La figura patriarcale è molto influente, lo fa sentire oscurato, tanto da
bloccarlo; prima con lo stesso padre, poi con il suocero e infine nel suo
lavoro. Zeno è alla ricerca di una fantomatica cura, e nel cercarla comincia
un importante viaggio interiore, come se fosse un dialogo con se stesso. Ne
vengono fuori idee e sentimenti in maniera non controllata e disordinata,
grazie anche alla tecnica narrativa che prende il nome di Flusso di
coscienza, è un modo per rappresentare lo scorrere di un pensiero fuori
controllo dalla volontà, sotto forma di frammenti (sensazioni, ricordi,
libere associazioni). Si narra la vita di Zeno per blocchi tematici, molti dei
quali si svolgono contemporaneamente durante la sua vita senza
collocazione cronologica.
I collegamenti tra psicoanalisi e narrativa del '900 sono molteplici, anche
se Svevo non è totalmente d'accordo con le rivelazioni di Freud.
Nella conclusione del romanzo, l'immagine del sistema psichico che
emerge non è uno sviluppo unidirezionale che vede come ultimo stadio la
creazione della coscienza (teoria freudiana), ma un sistema caratterizzato
da forze contraddittorie. Da ciò nasce per Svevo il male di vivere.
L'apparato psichico possiede due fonti pulsionali antagoniste:
L'Eros che spinge al piacere, all' amore e alla riproduzione.
Il Thanatos, fonte di aggressività e distruzione.
Inoltre esistono concetti inerenti al Complesso Edipico e alla Rimozione
(sottrazione di energia). Alla base del patto sociale con cui gli uomini
stabiliscono le società vi è il sacrificio di parte dell' Armonia: la libido
personale (essere civili comporta frenare l'istinto sessuale e aggressivo).
Per Zeno solo l'animale riesce a integrarsi perfettamente all' ambiente nel
suo contesto biologico. L'uomo ne ha goduto solo nello stato primitivo,
ma il progresso lo ha allontanato dalla condizione di possedere una salute.
Per questo motivo "la vita attuale è inquinata alle radici", c' è una sfiducia
nella ragione ed è presente il concetto di superiorità umana. Questo
riferimento alla presunta superiorità dell' uomo ci collega alla filosofia del
Superomismo di Nietzsche, che si può trovare anche ne1l'opera teatrale
della Coscienza, quando Zeno (interpretato da Alberto Lionello) nello
studio del Dottor S., vede una statua del Mosè di Michelangelo il quale
dovrebbe rappresentare il momento in cui il patriarca, pieno di ira nei
confronti del popolo che lo ha tradito, sta per alzarsi per spezzare le tavole
della legge. Invece, secondo Freud, Mosè stava per alzarsi, ma si è
trattenuto. Con uno sforzo possente ha voluto conservare le tavole che
stavano per sfuggirgli di mano (osservazione nata dopo aver osservato le
dita della statua). Dunque Michelangelo, nella sua opera, insegna a
dominare la passione interiore e a vincere noi stessi.

Bibliografia:
S. Maxia - Lettura di Italo Svevo. Padova, Liviana 1971
E. Saecane - Commento a Svevo. Bologna. il Mulino 1971
Gabriella Contini - il quarto romanzo di Svevo. Torino, Einaudi 1980
La Coscienza di Zeno, opera teatrale con Alberto Lionello, regia Danie le O' Anza 1966
Foto: Mosè di Michelange lo Buonarroti

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