Supereroi nel tempo tesina

Tesina di maturità sui supereroi nel tempo: con la definizione di supereroe, per analizzarla in diverse opere o periodi storici.

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  • 25-05-2015
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Il Supereroe nel tempo

Inglese: Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Dr Jekyll è colui il quale vuole distruggere il male e allontanarlo dalla propria personalità (eroe della storia borghese), una divisione interna che dimostra come l’eroe esista solo superficialmente, mentre nell’intimo l’uomo contiene un evil potential, shaped as Mr. Hyde. Ciò che Stevenson vuol mostrare è che non esistono ideali assoluti di bontà o cattiveria, perché l’uomo ne è un misto, preannunciando così Freud e Nietzsche i quali dimostrarono il dualismo umano.

Italiano: Premessa al titanismo degli Sturmer: un’eroica lotta contro le tradizioni e le chiusure mentali dei padri; riferimenti al Prometeo di Goethe che sdegnoso rifiuta la stirpe a cui appartiene. Il supereroe romantico, Foscolo nella lettera da Ventimiglia ne “Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis” descrive Napoleone (eroe della storia epica) come il genio mosso dalla natura per compiere il dovere affidatogli

Filosofia: Hegel e la sua filosofia politica, lo spirito della nazione e del mondo mossi da individui superiori che modificano l’organizzazione globale con azioni rivoluzionarie, sempre terminate con la loro morte cruenta; Nietzsche e il suo oltreuomo: negazione dell’ideale di Dio, sostituito con l’uomo il quale possiede dei poteri divini di adesione totale alla vita, anche se caotica, casuale e oscura. L’uomo ha ormai superato Dio uccidendolo nel profondo.

Greco: Dai commenti di Nietzsche alle tragedie: il superuomo greco pare essere nell’Edipo re sottoforma del sovrano positivo e amato salvatore della sua città dai pericoli del mondo (Lettura dei primi versi). Nell’ambito del dionisiaco nietzscheano il dramma rimane comunque insito nell’uomo greco, l’eroe non può essere ancora totalmente positivo. Nelle Argonautiche, infatti, anche Giasone sembra descritto come il novello eroe epico ma con risvolti negativi.

Latino: Tacito, l’Agricola e il discorso di Calgaco. I Calèdoni si ribellano al dominatore romano con un’eroica tenacia, dimostrando come le deboli minoranze possano far valere i propri principi se giusti. Calgaco fa riferimento all’ideale di libertas, configurandosi come il paladino del bene contro una società corrotta e sfruttatrice, che è dominata con schiacciante e sanguinaria violenza.

Storia: La guerra fredda: il tempo del bipolarismo e della lotta propagandistica danno vita al prototipo di eroe americano attraverso nuove forme di comunicazioni come il fumetto e capitan America.

Non esiste una precisa e univoca definizione di “eroe” valida per tutti i periodi storici attraversati dalla società umana; al giorno d’oggi l'eroe è colui il quale compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, il salvatore del bene comune a discapito di sé. Se, però, analizzassimo, anche solo superficialmente, l’eroe della mitologia omerica, ad esempio, è eroe il guerriero valoroso che lotta spietatamente contro il nemico in vista di una gloria personale; oppure osserviamo l’eroe classico il quale è identificato da Platone con la kalokagathìa, un’ideale che rispecchia solitamente i valori aristocratici, ovvero basati sul principio del migliore, del nobile. In ogni caso l’eroe è colui il quale si distingue dagli altri, qualcuno che vuole prevalere in nome di una sua peculiare capacità e intende sconfiggere il “male” che lo ostacola nel raggiungimento del suo obiettivo, il quale si configura come tutto ciò che l'eroe non è e non deve essere.
La mutazione dell’ideale di eroe va di pari passo con la modifica della concezione di bene e male, per cui nella tradizione greco-romana essi erano incarnati da delle divinità in perpetua lotta; ma nel corso della storia è stata ridimensionata a tal punto da divenire, nella fine dell’Ottocento, una lotta dell’intimo umano contro sé stesso, identificando il bene con la ragione e il male come l’istinto irrazionale. È evidente, dunque, la perdita dell’ideale dell’uomo greco “bello e buono”, dal momento che viene riconosciuta l’esistenza di un sé oscuro e malvagio, di un Mr. Hyde nascosto in ognuno di noi.
È proprio su questo punto che lo scrittore scozzese Stevenson incentra il suo romanzo più famoso The strange case of Dr Jekyll and Mr Hyde in cui, per amore della scienza, lo scienziato protagonista è deciso a sperimentare su sé stesso il medicinale che divide il bene e il male dall’unità dell’essere.
Spesso, l’interpretazione che ognuno ha dell’idea di bene e male risulta, però, molto diversa e talvolta diametralmente opposta; basti pensare banalmente alla lotta per l’affermazione del giovane rispetto al padre, contrasto che trova le sue origini dai punti di vista differenti. Con un sentimento di conflitto analogo, gli sturmer settecenteschi vogliono emanciparsi dalla “società dei padri illuministi” proclamando la riscossa dell'irrazionalismo legato ad un rinnovato sentimento verso la natura. Viene così a crearsi il prototipo di “eroe romantico”: il ribelle solitario che, orgoglioso della sua superiorità spirituale e della sua forza, sprezzante della mediocrità, si erge a sfidare ogni autorità, ogni legge, ogni convenzione, ogni limite per affermare la sua libertà e la sua individualità d’eccezione (atteggiamento che viene definito titanismo). A rappresentare efficacemente questo nuovo modello è lo Jacopo Ortis foscoliano, protagonista del romanzo epistolare “Le Ultime lettere di Jacopo Ortis”. Il motore del romanzo è la contestazione del trattato di Campoformio del 1797 firmato da quello stesso eroe epico in un primo momento tanto omaggiato da Foscolo in una delle sue odi, Napoleone Bonaparte.
Ad aver predetto una fine tragica per Napoleone non fu solo lo scrittore di Zante, ma anche un noto filosofo coevo: G. W. F. Hegel. Il ruolo che l’imperatore stava interpretando era, dal filosofo, considerato al limite dell’umano, a tal punto che vi si riconosce chiaramente una spinta superiore a muoverlo nelle sue battaglie e imprese. La filosofia successiva mutò notevolmente la concezione dell’eroismo nel momento in cui si perse la fiducia verso un’entità divina in grado di conferire capacità superiori. L’uomo è in grado di mutare sé tramite atti di volontà di adesione alla vita divenendo il nietzschiano Übermensch.
Per Nietzsche l’oltreuomo è propriamente una figura futura, perciò ogni reale tentativo passato di avvicinamento a tale ideale era destinata al fallimento. Il dionisiaco del mondo greco, caotico e oscuro, esprimeva sé nel dramma dell’uomo che non poteva opporsi al fato. Le Argonautiche di Apollonio Rodio narrano le vicende di Giasone coinvolto in peripezie insuperabili per un uomo e portate a termine per mezzo di artefici magici. O anche la tragedia sofoclea dell’Edipo Re, opera per eccellenza dell’uomo nobile che è destinato alla miseria nonostante la sua saggezza.
Il mondo latino individuava, a dispetto della visione nichilista di Nietzsche, alcuni paradigmi di modelli da seguire, di persone in qualche modo valorose e distinte dalla massa. Questi personaggi, fortemente combattuti dall’imperatore, assumevano connotati diversi dal tipico paradigma; infatti, Tacito descrive, all’interno dell’“Agricola”, gli atteggiamenti eroici di una popolazione “barbara” settentrionale, i Calédoni, i quali lottano per la loro indipendenza rispetto allo stato Romano. Tale atteggiamento è rimarcato nel discorso del loro generale, Calgaco; discorso che è subito dopo seguito da quello del generale romano Giulio Agricola, il quale incarna, invece, l’eroe all’interno dell’impero. Egli non si confronta violentemente contro le chiusure del sistema imperiale, bensì è eroe perché compie il suo dovere senza eccessive manifestazioni di vittoria e, nel momento in cui entra in contrasto col volere imperiale, si ritira volontariamente dalla politica.
Tutto il percorso svolto è servito ad identificare cosa ci sia dietro all’ideale di giustizia, di eroismo a cui noi ci appelliamo oggi nel nostro immaginario quotidiano. La figura di un uomo che porti il bene, la pace e la salvezza del mondo è la chiave che ha contraddistinto la guerra ideologica della metà del Novecento, combattuta tanto appassionatamente dagli americani, quanto dai sovietici e che ha dato la luce al personaggio di Capitan America. Egli rappresenta il mito americano verso cui Uncle Sam voleva indirizzare il popolo del Patto Atlantico ed incarna il vero motivo per cui questo percorso è stato da me intrapreso.

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