Muro tesina

Tesina sul tema del "Muro" con allegata una presentazione power point con collegamenti a tutte le materie. Dal punto di vista storico i vari muri della storia, concetto di limite per la matematica, concetto di muro dal punto di vista filosofico, culturale

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  • 20-02-2014
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IL MURO

La parola “muro” nelle varie lingue romanze deriva dal latino “murus”. Struttura muraria di sviluppo verticale, costituita di pietre, mattoni e laterizi vari sovrapposti e tenuti insieme o meno da calce, cemento e altri agglomeranti; può essere elemento costitutivo di edifici,oppure può svolgere funzione di sostegno, di recinzione, di delimitazione, di divisione, di impedimento, ostacolo, protezione. Ciò che ha le qualità di un muro inteso come simbolo di durezza, insensibilità. Fin dall'antichità gli uomini hanno costruito muri. Prima per ripararsi dal freddo e dall'attacco degli animali feroci, poi per difendersi dagli altri uomini. Esistono mura piccole come le pareti di una casa e mura lunghissime, visibili addirittura dallo spazio, come la muraglia cinese.
Esistono mura con filo spinato e soldati pronti a uccidere chiunque osa valicarle.
Esistono mura che separano popoli di diverse etnie e mura che separano uno stesso popolo.
Esistono mura che separano la ricchezza dalla povertà. Esistono mura che nascondono orribili nefandezze. Esiste il muro della diseguaglianza e del pregiudizio. Ancora oggi nel mondo vengono costruiti nuovi muri, di molti si sa poco o nulla perché l'opinione pubblica ne è tenuta all'oscuro. Il muro viene spesso adottato come la soluzione di un problema di convivenza, ma in realtà è un'illusione perché la separazione e la segregazione ne annullano ogni possibilità e nascondono semplicemente il problema, che si riaffermerà più tardi con maggiore forza e drammaticità.
Vengono generalmente dette mura le fortificazioni e stese intorno ad un centro abitato: sono quindi la fortificazione urbana per eccellenza. Dal punto di vista urbanistico, le mura segnano in modo netto il passaggio tra città e campagna.
Il muro, nella storia dell’umanità, ha svolto essenzialmente una funzione: quella di difesa dagli attacchi esterni, di separazione, quindi tra una realtà conosciuta ed una minaccia che poteva venire dall’esterno e che rappresentava l’incognito, la perdita di ogni sicurezza. Nel passato sono infatti numerosissimi i casi di cinte murarie erette a scopo strettamente difensivo:

• Le città della Mesopotamia, ad esempio, erano protette da robuste fortificazioni fatte con mattoni in argilla che davano alla città un aspetto minaccioso. All’interno altre mura circondavano il cuore della città “la cittadella”, costruita più in alto, dove vi era anche il tempio a forma di piramide a gradoni “la Ziqqurat”.

• Le lunghe Mura erano invece le mura che collegavano la città di Atene con i suoi porti, a sud-ovest, Pireo e Falero. Furono costruite tra il 459 e il 457 a.C.
Molte città greche disponevano di strutture di questo tipo, Corinto e Megara,e anche
Troia e Tebe. Erano l'elemento chiave della strategia di difesa ateniese in quanto
assicuravano un collegamento costante della città con il mare anche in caso di assedio.

• La Grande Muraglia, in Cina, che ancora oggi possiamo ammirare, consiste in una lunghissima serie di mura, all’incirca 6.350 km, la cui costruzione cominciò nel III secolo a.C. (circa 215 a.C.) per volere dell'imperatore. Doveva servire a contenere le incursioni dei popoli confinanti, in particolare dei Mongoli, ma non si rivelò molto efficace, perché gli invasori riuscivano spesso a sfruttare i punti deboli rappresentati dalle porte che, la muraglia doveva avere. Ancora oggi, quella della Grande Muraglia, è una delle poche opere costruite dall’uomo che si possono ammirare anche dallo spazio.

• Il Vallo di Adriano, in Gran Bretagna, che possiamo ancora vedere una porzione, più precisamente la parte centrale, è una fortificazione in pietra lunga 120 km, fatta
costruire nella prima metà del II secolo d.C., dall'imperatore romano Adriano.
Un muro che divideva l'isola in due parti, la Britannia e la Caledonia (attuale Scozia).
Il vallo di Adriano venne costruito per prevenire le incursioni delle tribù che scendevano da
nord, mentre le porte del vallo venivano usate come dogane.
La costruzione voleva rappresentare il simbolo della potenza romana, sia nella Britannia che
era stata occupata, che a Roma. Il nome viene ancor oggi usato per indicare il confine tra
Scozia e Inghilterra, noto come Roman Wall(muraglia romana).

• Nel periodo del Medioevo, gran parte delle città italiane vennero racchiuse entro una cinta di mura che le proteggevano da eventuali attacchi esterni (soprattutto di Ungari e Normanni, i nuovi "barbari" del tardo Medioevo). Il muro quindi, nei secoli passati è sempre stato il punto di arrivo più logico a cui approdare per potersi difendere.

• IL MURO MESSICANO
Il Muro Messicano venne costruito nel 1994. L’iniziativa fu adottata dagli Stati Uniti per la
propria sicurezza interna e si estende lungo la frontiera al confine tra USA e Messico.
Anche qui il muro ha il ruolo di barriera,ostacolo per le persone,visto che in questo caso
venne costruito per impedire agli immigrati illegali messicani di entrare negli Stati Uniti.
Questo per rassicurare i cittadini statunitensi sulla sicurezza nel loro Stato.
Dal 2003 al 2004 molte sono state le fughe e le persone arrestate dalla polizia statunitense mentre cercavano di scavalcare il confine illegalmente. Si stima anche molte morti. Nel 2005 fu proposto al Senato americano di rafforzare la barriera. Approvata la legge, il muro venne allungato e venne impedito il passaggio delle macchine. Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama in un discorso sull’immigrazione tenutosi nel 2011, ha parlato di un “imperativo economico”, sottolineando che:
“Tutte le persone che giungono negli Stati illegalmente hanno una responsabilità. Devono pagare le tasse, imparare la nostra lingua e legalizzare la propria posizione. Non chiediamo troppo”. Secondo il progetto che ha in mente Obama, infatti,tutte le persone senza un permesso regolare per restare negli Stati Uniti, devono essere regolarizzate.

• I MURI DI ISRAELE

Per quel che riguarda Israele, questo Stato ha due mura famose: quella più antica , costituita dal Muro del Pianto, e una di recente costruzione.

- IL MURO DEL PIANTO
Viene chiamato anche Muro Occidentale. Il muro venne costruito intorno al Monte Moriah, per contenere il Secondo Tempio (luogo sacro per gli ebrei).
Il Primo Tempio venne costruito nel X secolo a. C. e fu distrutto dai babilonesi nel 586 a.C. Il Secondo venne invece distrutto dall’imperatore Tito nel 70 d.C. Il muro è quello che oggi
resta in ricordo del Tempio, gli ebrei pregano là da duemila anni ritenendo che quel punto
sia il più sacro, in quanto molto vicino al luogo del Santo dei Santi. La tradizione di
mettere dei foglietti di carta con le preghiere nelle fessure del Muro è antica di centinaia di
anni; nelle preghiere, ripetute per tre volte ogni giorno, sono inserite le richieste che tutti
gli ebrei esiliati tornino nella terra d’Israele,che sia ricostruito il Tempio (sarebbe il Terzo).
Il sito è altresì importante per i musulmani che credono che Maometto, durante un viaggio
spirituale a Gerusalemme, si sia fermato col proprio cavallo presso il muro occidentale:
per questo motivo anche i musulmani venerano questo luogo.
Il muro fu venerato dagli ebrei, che attraversarono il mondo, pur di poter pregare presso di esso. Gli ebrei sembra che piangano vicino al muro dando così al luogo il nome di “Muro del Pianto”, ma è sbagliato; gli ebrei infatti, si recano al muro per pregare e non piangono; la loro preghiera presuppone continui movimenti della parte superiore del corpo che, ad un osservatore può sembrare che la persona si lamenti e stia piangendo. Quando il Regno Unito assunse il controllo dell’area nel 1917, gli Ebrei erano ancora autorizzati a pregare presso il Muro, ma nel corso della prima guerra Arabo-Israeliana l’area attorno ad esso fu conquistata dalla Legione Araba, che negò agli ebrei il permesso di recarsi presso il muro per pregare.

- IL NUOVO MURO
Nel 1947 l’ONU propose di dividere la Palestina in due Stati, uno ebraico e uno arabo e
Gerusalemme come zona internazionale. Anche se la Lega Araba non fu d’accordo, nel 1948 nacque lo Stato di Israele. Nel 1967, dopo la Guerra dei Sei giorni vinta dagli Israeliani, in Israele si inizia a pensare alla realizzazione di un muro, che inizialmente non si concretizza. Negli anni successivi viene ripresa l'idea da diversi governi, come ad esempio nel 2002 con l’aumento degli attentati terroristici da parte di kamikaze palestinesi riemerse la proposta del Muro.
Iniziarono così i lavori per una vera e propria "barriera difensiva". La costruzione del muro ha inizio nel 2002 ad opera del governo israeliano, con lo scopo di contrastare le infiltrazioni dei terroristi. Il muro è alto 8 m e organizzato con torri di controllo, sensori elettronici. Viene definito muro dell’apartheid. Un anno dopo il muro raggiunse i 180 km di lunghezza. Non tutti furono d’accordo, infatti, sempre lo stesso anno alcuni Paesi arabi chiesero che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU denunciasse come illegale la barriera tra Israele e Palestina. Con la costruzione di questo muro, parte della popolazione venne privata della terra, dell’acqua e di tutto ciò di cui aveva bisogno per sopravvivere. La vita diventava impossibile, con la privazione dei mezzi di sussistenza, dei terreni, i pozzi d’acqua che vengono trasferiti nella parte israeliana del muro, violando così i diritti del popolo.

Il muro sia come impianto fisico che come impianto metaforico o ideale, andando contro la nostra stessa storia, andiamo non solo contro la nostra identità, ma contro la libertà e verso la violenza. Oltre all’anacronismo, nel momento in cui, dopo anni, tanti muri, fisici e culturali, sono crollati, perché desiderare di costruirne altri? Perché desiderare le divisioni, le disuguaglianze? Come potere desiderare sentimenti o disunioni che, come diceva, Mazzini: « ci fanno stranieri gli uni agli altri»?
• IL MURO DI BERLINO
Non appena la Seconda Guerra Mondiale ebbe termine si crearono nuove tensioni tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, esse sfociarono in quella che è stata chiamata Guerra Fredda: guerra, perché la contrapposizione tra i contendenti mostrava tutta l'asprezza di un vero e proprio conflitto, e perché all’interno dei paesi coinvolti andava delineandosi una mobilitazione militare, economica, psicologica “di guerra”; fredda, perché le armi, che continuavano ad essere prodotte e accumulate, non furono mai usate. Per certi aspetti, si può definire come “guerra fredda” tutto l’assetto mondiale dall’immediato dopoguerra fino alla fine degli anni Ottanta. Al centro delle preoccupazioni americane (e, per converso, di quelle sovietiche) vi era il “contenimento” dell’espansione avversaria. Il punto in cui il conflitto divenne più aspro fu proprio la Germania e, in particolare Berlino. Quando la Seconda Guerra Mondiale ebbe fine, nel 1945, la Germania fu divisa in quattro zone di occupazione: sovietica, americana, inglese e francese. Nel 1949 nacque la Repubblica Federale Tedesca (RDT o Germania Ovest), che comprendeva le zone di occupazione inglese, francese e americana. Nello stesso anno nacque la Repubblica Democratica Tedesca (DDR o Germania Est) sul territorio che era occupato dai sovietici.
Nel 1955 la Germania Ovest si dichiarò alleata degli Stati Uniti, mentre la Germania Est si dichiarò alleata dell’Unione Sovietica Più i due paesi si stabilizzavano a livello politico, più si facevano sentire le differenze.
Berlino, città situata nel territorio della Germania Est, rispecchiava in piccolo la stessa suddivisione della Germania: era costituita da quattro zone, occupate rispettivamente dall’Unione Sovietica, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti.
Mentre la zona occupata dai sovietici divenne la capitale della Germania Est e prese il nome di Berlino Est, le altre zone vennero unificate e divennero una sorta di appendice della Germania Ovest con il nome, appunto, di Berlino Ovest.
Inizialmente ai cittadini di Berlino era permesso di circolare liberamente in entrambe le aree. Per passare dalla Germania Ovest c’era una strada che tagliava il territorio della Germania Est. Migliaia di persone emigrarono dalla Germania Est alla Germania Ovest. Per la maggior parte erano giovani e spesso persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani, che all’ovest si aspettavano un futuro più redditizio e libero. Questa intensa migrazione stava diventando un pericolo serio per la Germania Est ed era un ulteriore causa delle difficoltà economiche dello stato. Nelle prime ore del 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania Est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino Est e Ovest e iniziavano a costruire un muro insuperabile che attraversava tutta la città, che divideva le famiglie in due e tagliava la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. La porta di Brandeburgo diventò così il “confine” fra Berlino Est e Berlino Ovest per quasi trent’anni. Il consiglio dei ministri decise di attuare nel settore occidentale di Berlino i controlli che di norma si effettuano alle frontiere di uno stato. I cittadini della Germania orientale potevano entrare a Berlino Ovest solo se in possesso di uno “speciale certificato”. Il governo della Germania Est si giustificò dichiarando che il muro doveva servire per difendere la città da un eventuale attacco militare da parte dell’Ovest.
In tutta la Germania, non solo a Berlino, il confine tra est e ovest diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercavano di attraversare la zona di confine, che con gli anni fu attrezzata con macchinari sempre più terrificanti: mine anti-uomo, filo spinato, e addirittura impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta “striscia della morte”. Molti tentarono ugualmente la fuga: alcuni persero la vita perché non si fermarono davanti all’esercito, altri riuscirono a fuggire. I tedeschi cominciarono a rassegnarsi alla divisione. Nel 1985 giunse a capo del governo sovietico Mikhail Gorbacev. Il nuovo leader attuò una vera e propria “ristrutturazione” dello stato. Un aspetto che lo differenziava dai suoi predecessori era la volontà di favorire la mobilitazione dell’opinione pubblica: politica del glasnost che significava “dar voce” al corpo sociale, ampliando le maglie della censura e concedendo una graduale libertà di stampa. Si procedette quindi, con molta cautela, alla liberazione dei dissidenti. Questa politica fu ripresa con vigore: nel giro di pochi anni nacquero giornali nuovi, alcuni dei quali decisamente anticonformisti per gli standard sovietici, e venne autorizzata la pubblicazione di centinaia di libri vietati nei decenni precedenti. Per quanto riguarda la politica internazionale fu avviato un processo di distensione nei rapporti con gli Stati Uniti e di riduzione degli armamenti. Sul piano economico, invece, la politica si dimostrò incerta e oscillante. Inizialmente lo stato intervenne nelle aziende e nella burocrazia per stroncare la corruzione e per colpire i comportamenti che ostacolavano la produzione. Di fronte al collasso dell’economia dell’Unione, si fece più forte la domanda, almeno da parte degli stati più piccoli, di un’autonomia che consentisse piena libertà di scambi economici con l’Occidente.
La sera del 9 novembre 1989 un portavoce del governo annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all’estero. Migliaia di persone si riunirono all’est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, e altrettante persone stavano aspettando dall’altra parte del muro, all’ovest, con ansia e preoccupazione. Nell’incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sia esattamente chi sia stato, dette l’ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall’est e dall’ovest, scavalcando il muro, si ritrovavano per la prima volta dopo 29 anni.
Il muro era caduto ma esistevano ancora due stati tedeschi con sistemi politici ed economici completamente diversi. Le leggi, le scuole, le università, tutta l’organizzazione della vita pubblica era diversa. Molti credevano e speravano di poter gestire un periodo di avvicinamento reciproco dei due stati, eliminando i loro lati negativi. Molti credevano possibile una “terza via” tra il socialismo e il capitalismo. Ma tutti, anche i più ottimisti, prevedevano un periodo di alcuni anni: le differenze tra i due stati a livello pratico ed organizzativo erano abissali.
Dopo la caduta del muro, il flusso dall’est all’ovest non diminuì, anzi aumentò di colpo e di nuovo erano soprattutto i giovani che non potevano e non volevano aspettare la ripresa economica dell'est. La Repubblica Democratica faceva ancora parte di un sistema di sicurezza militare e di un’alleanza con l’Unione Sovietica, e anche la Germania Federale a questo riguardo non poteva agire senza il consenso degli ex-alleati della Seconda guerra mondiale. Questo rendeva la riunificazione un problema non solo nazionale, ma internazionale. Solo dopo trattative non facili tra Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia e Gran Bretagna e dopo il consenso definitivo di Gorbaciev, la strada per la riunificazione si era rivelata accessibile.
Il 3 Ottobre del 1990 la Repubblica Democratica dichiara il proprio scioglimento, le sue regioni furono annesse in blocco alla Repubblica Federale.

LO “SCALCINATO MURO” DI EUGENIO MONTALE

Non chiederci la parola, Ossi di seppia (1923)

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Anche la letteratura ha affrontato nella sua produzione l’immagine del muro.
In questa poesia , “ Non chiederci la parola” ( 1923, da “Ossi di seppia”), si può notare
come Montale ricorra spesso al muro “uno scalcinato muro”.
Un muro che è impossibile da superare perché l’uomo non è in grado di andare al di là di esso, per attingere ad una pienezza vitale, ad una verità certa.
Per Montale in questa poesia,la difficoltà del dire si confronta con l’assenza di certezze e con la disillusa accettazione dei limiti umani,con il dubbio esistenziale. La poesia non possiede né formule magiche né scientifiche che possano indurre nel lettore un’idea complessiva del mondo. Quindi “non domandarci” perché non è il poeta vate,ma al massimo può scrivere al lettore qualche verso secco e scabro,lontano da forme auliche e raffinate. Tocca l’ambito esistenziale (ciò che non siamo) e l’ambito etico (ciò che non vogliamo). Invidia chi cammina con un passo sicuro e non ha paura della propria ombra proiettata su un muro scrostato( simboleggia la desolazione), ma è sereno con se stesso e dunque anche con gli altri.
Consapevole che la conoscenza umana non può raggiungere l'assoluto, nemmeno tramite la poesia, a cui spesso si tende ad affidare il ruolo di fonte d'elevazione spirituale per eccellenza, Montale scrive poesia perché questa possa essere una sorta di strumento/testimonianza d'indagine della condizione esistenziale dell'uomo novecentesco. Il poeta vede in alcune immagini una sorta di speranza contro la situazione di "male di vivere": ad esempio, il mare (pensando a Ossi di seppia) e in alcune figure di donne che sono state importanti nella sua vita. Montale non credeva all'esistenza di «leggi immutabili e fisse» che regolassero l'esistenza dell'uomo e della natura; da qui deriva la sua coerente sfiducia in qualsiasi teoria filosofica, religiosa, ideologica e la sua diffidenza verso coloro che proclamavano fedi sicure. Per il poeta la realtà è segnata da una insanabile frattura fra l'individuo e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneità, un malessere esistenziale. Questa condizione umana è, secondo Montale, impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che Montale definisce miracoli, gli eventi prodigiosi in cui si rivela la verità delle cose, il senso nascosto dell'esistenza. Montale matura negli anni della giovinezza una visione prevalentemente negativa della vita, come egli stesso ha dichiarato. Rispetto a questa visione, la poesia si pone per Montale come espressione profonda e personale della propria ricerca di dignità e del tentativo più alto di comunicare fra gli uomini. Il poeta non si propone come guida spirituale o morale per gli altri; attraverso la poesia egli tenta di esprimere la necessità dell'individuo di vivere nel mondo. La solitudine dell’uomo che non può conoscere la felicità; è per lui sconosciuta e non sa neanche se esiste realmente. Se la felicità esistesse, per Montale sarebbe separata dall’uomo da un muro, che non può essere oltrepassato: è protetto in cima da cocci di bottiglia rotti. La vita è il camminare sopra questo muro, che però non rende accessibile l’al di là del muro e l’uomo non sa cosa c è al di là, forse la felicità,che però non è accessibile all’uomo. Dunque non può conoscere il bene. Montale riprende il concetto di “Nirvana” (atarassia/noluntas/indifferenza). Per essere felici dunque secondo lui, l’uomo deve fare come il falco, che vola in alto e non si interessa di ciò che accade sulla terra.

Meriggiare pallido e assorto, Ossi di seppia, 1925
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi(…)

(...)E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

In “ Meriggiare pallido e assorto”, Montale ci mostra come gli altri uomini,fieri di sé e senza paura della loro ombra, non si chiedono cosa c’è al di là del muro e secondo lui, per questo motivo vivono meglio. La “ muraglia” citata nella poesia è un correlativo oggettivo (parole con significato esistenziale) che indica la prigionia dell’io ma anche una tensione a conoscere. Montale si sente un “osso di seppia”, che non ha vita, è lisco perché è stato corroso dal mare ed è privo di vitalità( inerte come lo stato d’animo del poeta), è ciò che il mare ( la felicità) ha scartato.
Intorno a lui niente,il suo stato d’animo è lisco perché corroso da tante esperienze di vita dolorose, tanto da lasciarlo inerte,privo di vitalità. Se il mare rappresenta il bene, Montale essendo “a terra”, non può conoscere il bene. Raggiungere la felicità è impossibile e rischioso, chi rischia e la raggiunge, può rimanere come un bambino quando vede scapparsi il proprio palloncino in aria, rimanendo basito. Così come l’uomo quando perde la felicità che aveva appena raggiunto. Nella poesia “Felicità raggiunta” (Ossdi di Seppia,1925) infatti, la felicità è “un barlume che vacilla”,ovvero una fiammella che può spegnersi da un momento all’altro, e un “ghiaccio teso che si incrina”. La felicità è un miraggio destinata a svanire da un momento all’altro,di breve durata che lascia solo un senso di vuoto. “Non ti tocchi chi più ti ama”, secondo il poeta proprio chi desidera maggiormente essere felice deve rinunciarci, poiché questa sensazione svanisce presto e lascia posto solo alla delusione. Oggetto della poesia di Montale è la “disarmonia” della sua vita, tra lui e il mondo. La sua poesia infatti nasce da questo sentimento, che lo differenzia dalla società, e non può omogeneizzarsi agli altri, poiché sarebbe incoerente con se stesso. L’esistenza individuale è soffocata, impedita da una condizione di oppressione in cui qualsiasi tentativo di conquistare una dimensione più autentica fallisce come se ci si trovasse davanti ad un muro invalicabile. Emerge così,delineata nella metafora della muraglia ,l’idea montaliana del limite e dell’invalicabilità della realtà fenomenica.( Kant divisione tra mondo fenomenico e il “noumeno”).
Il “meriggiare” è l’essenza stessa della condizione dell’individuo, il quale percepisce la sua prigionia all’interno di uno spazio chiuso, e nega ogni tipo di panismo liberatorio di stampo dannunziano. L’uomo rimane spettatore immobile ed estraneo. L’indifferenza è concepita come una divinità che vive senza turbamento,lontana dalle cose umane. L’indifferenza non è un atteggiamento di cinica freddezza di fronte al male di vivere, né vile fuga, ma una severa posizione di distacco dalla realtà che ci circonda. Non è una conquista assoluta, ma è una straordinaria condizione. L'uomo che sente l'angoscia esistenziale di un animo informe, incapace di essere un tutt'uno con l'armonia cosmica, che cerca invano la maglia rotta, l'anello che non tiene che finalmente lo porti nel mezzo di una verità, è l'uomo di sempre che, più o meno sensibile, nella sua umanità, sente di non essere in sintonia con il mondo, anzi, spesso, di esservi soggetto in modo terribile e crudele. Il senso di angoscia che ne deriva è il destino di chiunque, come Montale, si senta diverso, inetto alla vita pratica, incapace di programmare il proprio futuro, incapace di scegliere, estraneo all'ambiente; ed è in questa inettitudine, in questo sentirsi estraneo al mondo in cui vive, in questa sorta di avanguardismo malinconico.

In Giovanni Pascoli, (Nebbia, Canti di Castelvecchio, 1903) la nebbia e un muro oggettivano la condizione di esclusione e di “vita strozzata” vissuta dal Pascoli: la nebbia, che limita l’orizzonte visivo, potrebbe anche stendere un velo d’oblio sull’angoscia di un passato drammatico; il muro recinge l’orto della casa del poeta e lo rende un luogo protetto. Difesa di ciò che è intimo e privato. Vuole rimanere al di qua, non vuole sapere o immaginare cosa ci sia al di là (al contrario di Leopardi che immaginava cosa ci fosse dietro la siepe). Il poeta, nel rifiuto della socialità, si rinchiude in questo “nido” sicuro, in cui gli è possibile trovare conforto nelle piccole e semplici cose familiari e mantenere un colloquio con i propri cari morti.

Un altro tipo di muro, può essere considerato “la Paralisi” in Joyce: La paralisi è l'incapacità di agire, tipica dei Dublinesi. Essa è sia fisica che morale, legata alla religione, politica e cultura. I Dublinesi non accettano la loro condizione, perchè non ne sono neanche consapevoli o perchè manca loro il coraggio di rompere le catene affettive,politiche e culturali che li legano. Tutta la gente di Dublino è schiava dei loro legami. Ad esempio Eveline, ricordandosi della promessa fatta alla madre in punto di morte, alla fine del racconto, quando sta per salire sulla nave con il fidanzato con il quale voleva scappare dalla pessima situazione familiare in cui viveva, si ferma, si blocca e non riesce a seguire il fidanzato, come se fosse paralizzata e non riesce più a partire. Joyce stesso definisce la paralisi simbolica di Dublino come un blocco, causato nel mondo interiore dei personaggi da una mancanza di impulso e forza, piuttosto che da eventi esterni.

COME SUPERARE QUESTO “MURO” INTERIORE??

• Per Montale, questa condizione umana non si supera ma l’uomo per stare bene deve essere indifferente alla realtà. L’indifferenza è infatti concepita come una divinità che vive senza turbamento,lontana dalle cose umane. L’indifferenza non è un atteggiamento di cinica freddezza di fronte al male di vivere, né vile fuga, ma una severa posizione di distacco dalla realtà che ci circonda. Non è una conquista assoluta, ma è una straordinaria condizione. Atarassia,assenza di turbamento.
• Per Schopenhauer, l’uomo si sottrae alla sofferenza liberandosi dalla volontà, mediante una serie di passaggi (ascesi con cui l’individuo rinnega i propri istinti e la propria persona spegnendo in sé ogni volontà,compassione nel sentirsi parte della sofferenza universale e si riconosce in ogni essere, purificazione dagli impulsi interni), fino ad arrivare a spegnere completamente in sé ogni desiderio,giungendo alla negazione della volontà,al nulla, alla Noluntas. Non è possibile all’uomo essere felice,ma può solo cercare di evitare la sofferenza. La causa del dolore è il desiderio. Il punto d’arrivo del percorso di ascesi buddista (distacco dalla propria singolarità e desideri) è il Nirvana,il nulla inteso come completa rimozione di ogni dolore e la purificazione di ogni desiderio. Non è una soluzione universale, ma strettamente esistenziale. Liberazione dalla volontà e dall’individualità; la volontà ha la necessità di perpetuare se stessa (ad esempio nell’orgasmo).

• Per Seneca, la felicità la può raggiungere solo chi non si lascia condizionare dalle passioni o dagli accidenti della sorte,ma rimane attaccato esclusivamente a ciò che è buono,onesto e giusto. Il male che si abbatte sui buoni ha lo scopo di mettere alla prova chi è già sulla via della saggezza e deve perfezionare il proprio tirocinio interiore. Quando raggiungerà la perfezione interiore, sarà padrone del tempo e della propria vita. Le passioni sono il male dell’anima. Il saggio stoico si distingue dagli altri per la propria capacità di dominare le passioni. Questo deve arrivare ad una liberazione interiore,attraverso la pratica dell’autocontrollo e dal distacco delle cose terrene,per il raggiungimento della vera saggezza e dunque della felicità. Apatia, assenza di passioni (per gli stoici).

La presenza di un muro costituisce sempre una barriera e un elemento di separazione: da una parte un "al di qua", dove ci troviamo noi, dall'altra un "al di là" che percepiamo di volta in volta come irraggiungibile, inesplorato, estraneo, ignoto, diverso. E' il muro metafora del limite umano, o dell'ostacolo che si frappone ai rapporti interpersonali, o dell'insieme di convenzioni e di pregiudizi che innalziamo intorno a noi. Spesso i nostri pensieri si infrangono contro quel muro, a volte nel desiderio mai appagato di superarlo, a volte nell'impossibilità frustrante di abbatterlo, altre ancora nella percezione di una barriera che è sì escludente, ma che può anche rivelarsi rassicurante e protettiva. Può infatti essere inteso sia come limite oppressivo da distruggere, sia come barriera protettiva,come tana in cui rifugiarsi.
I MURI SOCIALI
I muri che ancora oggi vengono costruiti e che vengono definiti “muri invisibili”sono i muri che gli uomini costruiscono davanti ad altre culture ed etnie,poiché considerate “diverse”. Su questa concezione nasce il concetto di Razzismo, fondato dal presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. Il razzismo, come teoria della divisione biologica dell'umanità in razze superiori e inferiori, è un fenomeno relativamente recente. È antichissima, invece, la tendenza a discriminare i 'diversi' (nazioni, culture, classi sociali inferiori), e la principale funzione del razzismo, in tutte le varianti, fu sempre di giustificare qualche forma di discriminazione o oppressione. Nell’antichità, i fondamenti della propria presunta superiorità erano linguistici, culturali, religiosi; ad esempio, Greci e romani definivano 'barbari' i popoli che non parlavano la loro lingua. Una prima forma di razzismo biologico si presentò dopo la scoperta dell'America, per giustificare lo sfruttamento schiavistico di indios e africani deportati. La prima teoria 'scientifica' della differenziazione biologica dell'umanità in razze fu con “il Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane” (1853-55) di J.-A. de Gobineau, che sostenne la superiorità biologica e spirituale della razza ariana germanica. L'antisemitismo religioso si trasformò in antisemitismo razzista, diffuso in gran parte d'Europa, dalla Russia alla Francia dell'affaire Dreyfus. Anche l'evoluzionismo di Darwin fu strumentalizzato per cercare di avvalorare le tesi razziste sostenendo che il dominio imperialistico sul mondo dimostrerebbe la superiorità biologica della razza bianca, più adatta ad affrontare la lotta per la vita e la selezione naturale. Negli Stati Uniti, nonostante l'abolizione della schiavitù (1865), i neri continuarono a essere discriminati, nonché perseguitati dal terrorismo del Ku-Klux-Klan, fino al 1964. I più recenti studi di genetica dimostrano che le differenze tra le razze sono minime e soprattutto che l'intelligenza è uguale in tutte le razze. L'umanità deriva da un unico ceppo che dall'Africa si diffuse nei vari continenti, rafforzando in ogni ambiente i caratteri più adatti e dividendosi pertanto in tipi differenti. L'ONU condannò il razzismo con la Dichiarazione sulla razza nel 1950.
A partire dagli anni ’70, in conseguenza al grande flusso migratorio dopo il boom economico, l’uomo ha cercato di distruggere questo muro sociale impostando la cosidetta “Pedagogia Interculturale”. Questa trova le radici nelle pedagogie compensative, che servivano per colmare gli svantaggi socio-culturali dei soggetti più deboli. Questa pedagogia di intervento doveva integrare questi soggetti nella società. Un ambito di studio che fa uso di filosofia, sociologia, antropologia, psicologia, linguistica e pedagogia. L’incontro con la persona “diversa” è molto importante,poiché ci arricchisce e ci informa su altre culture. Lo straniero tuttavia deve integrarsi, senza abbandonare la propria identità. Multiculturalismo (termine usato dal 1980),indica una società in cui convivono più culture,mantenendo la propria identità culturale. Intercultura significa reciprocità culturale,scambio ed incontro di culture diverse,in un atteggiamento di rispetto. Ci deve essere un riconoscimento e una valorizzazione reciproca tra culture diverse. La scuola,ad esempio, deve evitare e prevenire i giudizi sulle diversità, per evitare la formazione di stereotipi negativi e casi di emarginazione. Xenofobia, vedere l’immigrazione come una minaccia. L’interazione culturale prevede il confronto,lo scambio e l’apertura alle altre culture con estensione di diritti. Per Bruner, “cultura” significa l’insieme di usi,costumi,lingua e tradizioni che appartengono ad una data comunità.

IL MURO NELL’ARTE

Ai tempi nostri, i muri vengono usati come mezzo di Comunicazione attraverso i murales.
Un dipinto realizzato su una parete, un soffitto o altra larga superficie permanente in muratura. Il termine indica anche il genere di pittura, ed è divenuto celebre per il movimento artistico messicano noto come muralismo. Soggetti dei murali possono essere spesso raffigurazioni allegoriche ispirate a motivi e ideali politici. Spesso vi si leggono i malesseri, le sofferenze, le speranze, i disagi di una comunità. Nati da movimenti di protesta, come libere espressioni creative della popolazione contro il potere, hanno assunto sempre più nel tempo valore estetico, pur, nei migliori casi, conservando anche valore sociale. Libere espressioni, senza l’uso di parole ma con il semplice disegno, più facile anche da comprendere per coloro che non sapevano leggere.

Il muro ha sempre avuto significati e scopi diversi. Che siano barriere giuste o sbagliate, hanno da sempre caratterizzato la vita dell’uomo. Anche intorno all’uomo si costruiscono degli ostacoli, basti pensare alla vita di ogni singolo individuo. Quante sono le sfide che una persona deve superare durante la propria vita? Ogni giorno siamo chiamati ad affrontare quelle piccole o grandi difficoltà che una volta superate servono a far crescere. Il muro può quindi essere visto con una duplice valenza; in negativo quando questo serve per isolare e dividere, ma anche in positivo, quando ci mette alla prova e ci permette di sentirsi soddisfatti nel pensare “Ce l’ho fatta!”

"Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri".

[Randy Pausch,1960-2004, informatico statunitense]

“L’uomo è libero non ha confini,il suo limite è l’infinito…”

[Nomadi,”Il muro” in memoria del muro di Berlino]

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