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Il sogno e l'inconscio
Il tema del sogno e delle realtà più profonde che risiedono nella psiche umana affascina noi uomini del Duemila, così come affascinò il fondatore della dottrina scientifica che studiò tali fenomeni circa un secolo fa. Persino i saggi Greci e gli "stressati" Romani si accostarono a tali realtà più di duemila anni or sono, nonostante il contesto socio-politico dell'antichità fosse assai diverso da quello odierno.
I sogni infatti sono una via di interpretazione delle angosce, delle paure e dei problemi dell'epoca e della società in cui si è inseriti. Per questo non solo implicano una loro diversa visione in relazione al contesto che fa da scenario, ma anche, forse, il loro stesso studio costituisce un modo per liberarsi da ciò che è intrappolato nell'inconscio di ognuno.
Non è certo un caso che nel''antichità i sogni fossere interpretati anche come premonitori del futuro e quindi usati sia per capire ciò che ancora è sconosciuto sia per combattere e sconfiggere i timori e le angosce che attraverso il sogno si esprimono e che rivelano il mistero del futuro.
Anche Freud interpretò i sogni per arrivare all'inconscio dei pazienti, ma anche di se stesso, e spiegò il complesso procedimento del sogno come risultato della repressione degli impulsi, da ascriversi sia alla censura etica interiorizzata sia alle norme della convivenza sociale. Dunque un processo di liberazione della parte più intima e più profonda di ognuno.
Le teorie e i risultati di un personaggio culturale così importante non rimasero affatto sterili, coronate come furono dai dipinti di Mirò e Dalì e, anche il Italia, dalle opere letterarie di Pirandello e di Svevo.
Strabiliante è poi pensare che queste scoperte scientifiche si collocano in un quadro politico decisamente sfavorevole: lo sfascio dell'impero asburgico. Esso però è affiancato dal contesto culturale più fecondo della Mitteleuropa.

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