Introduzione La Percezione, percorso


Distinzione fra sensazione e percezione.
Cristallino umano: Funzionamento delle lenti sottili convergenti nell'ottica geometrica. Fisionomia e funzionamento dell'occhio umano.
Organizzazione
: La leggi della Gestalt applicate all'arte


Maria Scaioli
IIIC a.s.2014/5


1. L’UOMO E LA REALTA’

L’arte è il mezzo che l’uomo ha per esprimere la propria percezione del reale; percezione che necessariamente risulta soggettiva: infatti l’uomo vede con l’anima, non con gli occhi che sono solo un tramite. Già Plinio nella sua Naturalis Historia aveva affermato che l’organo della vista non è l’occhio:

Animo autem videmus, animo cernimus: oculi ceu vasa quaedam visibilem eius partem accipiunt atque tramittunt. Sic magna cogitatio obcaecat abducto intus visu. Sic in morbo comitiali animo caligante aperti nihil cernunt. (Plinio, Nat. Hist. 11, 146)

Con l'animo vediamo, con l'animo distinguiamo: gli occhi ricevono dall'animo il potere di vedere. Così una grande meditazione rende ciechi, poiché la vista si ritira all'interno. Così nell'epilessia (gli occhi), pur aperti, non vedono nulla, poiché l'animo è annebbiato.

Ogni autore esprime in maniera personale il proprio rapporto con la realtà e in ognuno questo rapporto cambia. Tutto ciò è dovuto al fatto che nei meccanismi della percezione giocano un ruolo fondamentale anche le conoscenze dell’individuo.
La mente in dialogo con la realtà apprende e allo stesso tempo attinge a ciò che già conosce. Il rapporto stretto fra conoscenza e vista era già chiaro agli antichi greci che per dire “io so” dicevano oἶδα che tradotto significa “io so perché ho visto”.
Per conoscere dunque è necessario mettere tutto se stessi nella contemplazione della realtà.

Partiamo dall’osservazione di un quadro e analizziamo come occhio e cervello collaborano nella costruzione dell’immagine che vediamo.


Georges Seurat,Una domenica pomeriggio
all’isola della Grande-Jatte,1884-86, olio su tela,
Chicago (Illinois), Art Institute


2. APPROCCIO FISICO-CHIMICO

La percezione deriva dalla rielaborazione delle sensazioni, ovvero degli stimoli fisico-chimici provenienti dall’esterno. L’insieme delle sensazioni visive creano un fantasma (dal greco φαίνω, “ciò che appare”) all’interno del nostro occhio.

L’OCCHIO
L’occhio umano “vede” gli oggetti se colpiti dalla luce solare. I raggi luminosi dopo essere stati rifratti dalle superfici degli oggetti entrano nel bulbo oculare attraverso la cornea, un rivestimento trasparente, e la pupilla, un’apertura regolabile grazie ad un anello muscolare detto iride. Dunque colpiscono la retina, l’involucro più interno dell’occhio, che funziona come un “sensore” di una macchina fotografica.
Posteriormente all’iride si trova il cristallino, una lente che ha il compito di mettere a fuoco i raggi luminosi sullo strato sensibile alla luce, la retina.

IL CRISTALLINO
Il cristallino si comporta come una lente sottile convergente. In ottica geometrica si dicono sottili quelle lenti il cui spessore sia piccolo rispetto ai raggi delle superfici sferiche che costituiscono le due facce.
Consideriamo ora un raggio PI che parte da un punto P dell’asse ottico e incide su una lente convergente. Per esso la lente si comporta come un prisma di angolo α, le cui facce sono tangenti alle superfici sferiche nei punti in cui passa il raggio. Il raggio viene deviato di un angolo δ dipendente esclusivamente dall’angolo al vertice α e va ad incontrare l’asse ottico nel punto P'. Ora, poiché l’angolo α risulta proporzionale alla distanza OI dall’asse ottico, tale risulta anche δ e se ne conclude che tutti i raggi che partono da P vanno a passare per buona approssimazione in P'.

Le caratteristiche dell’immagine di un oggetto formata da una lente di questo tipo dipende dalla posizione dell’oggetto rispetto alla lente. Se l’oggetto si trova ad una distanza maggiore del doppio della distanza focale l’immagine risulta reale (quindi formata dai raggi; non virtuale) più piccola e capovolta.

I CONI E I BASTONCELLI
Nello strato nervoso della retina si trovano due tipi di fotorecettori: coni e bastoncelli.
I bastoncelli sono più numerosi nelle aree periferiche della retina e sono sensibili a livelli di luce molto bassa, ad esempio di notte; quando funzionano solo i bastoncelli la visione è in bianco e nero. Esistono invece tre tipi di coni che contengono pigmenti visivi diversi: i coni L (rossi) sono sensibili a lunghezze d’onda più lunghe, i coni M (verdi) a lunghezze d’onda intermedie ed infine i coni S (blu) a lunghezze d’onda corte. Grazie all’azione combinata di questi soli tre recettori si può ottenere un grandissimo numero di differenti sfumature di colore. Una radiazione complessa infatti stimola i tre tipi di coni in varie percentuali, a seconda delle sue componenti monocromatiche.
La combinazione additiva dei colori rende possibile la loro scomposizione mediante i coni: il colore di una qualunque radiazione complessa può essere uguagliato dalla sintesi di tre colori fondamentali (che nei coni sono verde, rosso, blu) regolando opportunamente le loro intensità relative.
Alcuni esempi:
Rosso+Verde=Giallo
Rosso+Blu=Porpora
Blu+Verde=Turchese

La tecnica del pointillisme, tecnica inventata da Georges Seurat e Paul Signac basata sulla stesura del colore puro a piccoli puntini, si serve di un processo di combinazione additiva. I puntini sono solo di tre colori, i primari (giallo, rosso, blu), e in macroscopicamente riescono a simulare ciò che avviene sulla retina . In aggiunta il pointillisme sfrutta l’integrazione di colore. Questo fenomeno è dovuto ad un limite del nostro sistema visivo: due punti piccoli e molto vicini se guardati da una certa distanza non riescono ad essere distinti e risultano un unico punto.

NERVO OTTICO
Le informazioni ricavate da coni e bastoncelli quindi vengono tradotte in impulsi elettrici e attraverso il nervo ottico arrivano nel tronco cerebrale per essere rielaborate.


3. APPROCCIO PSICOLOGICO

GESTALT
La scuola della Gestalt ha studiato come la mente organizza i dati fisici provenienti dall’esterno. Questa scuola fu fondata dai tre psicologi Wertheimer, Koffka e Köhler nel periodo compreso fra le due guerre mondiali. Uno dei più grandi contributi che hanno offerto in campo percettivo è stato quello di smentire la psicologie associazioniste precedenti affermando che in quanto totalità la percezione è irriducibile ad una somma di elementi sensoriali singoli, la totalità ha caratteristiche non riscontrabili nelle parti di cui consta. La realtà che noi vediamo dunque va al di là delle sensazioni che provengono da essa.
La scuola della Gestalt si è occupata anche di definire leggi specifiche che segue la mente durante la rielaborazione dei dati.

ALCUNE LEGGI DELLA VISIONE
Il sistema visivo appare chiaramente “programmato” in modo da organizzare l’informazione sensoriale grezza in schemi dotati di significato o gestalt (dal termine tedesco che significa forma).

Le relazioni figura-sfondo La percezione della forma è una proprietà innata del sistema visivo, un’immagine viene automaticamente organizzata in una figura centrale e in uno sfondo, processo che risulta evidente nel momento in cui il rapporto figura-sfondo è ambiguo.

Figura (b): M.C.Escher, Giorno e notte, 1938

Il sistema visivo ci costringe a interpretare parte della scena come figura centrale che si stacca dallo sfondo. Ma poiché due interpretazioni sono ugualmente plausibili la nostra percezione è instabile e si sposta alternativamente sull’una o sull’altra.

Il raggruppamento percettivo Un’altra tendenza importante è quella che ci porta ad organizzare automaticamente il campo visivo in gruppi significativi di oggetti. Gli psicologi della Gestalt hanno elaborato cinque leggi dell’organizzazione percettiva, che stabiliscono quali sono le forme che vengono raggruppate in una scena.


Un esempio particolarmente efficace del funzionamento di questi principi è quello dei contorni soggettivi:
le leggi della chiusura e della continuità ci aiutano a percepire il triangolo centrale. Inoltre alcuni indizi come le linee interrotte fanno sì che si riesca facilmente a vedere il triangolo centrale come una figura che si staglia sullo sfondo. La tendenza ad organizzare l’informazione visiva in schemi e a vedere il rapporto figura-sfondo produce un triangolo che viene visto come più luminoso o più scuro rispetto allo sfondo ed è formato da contorni che fisicamente non esistono.

4. OLTRE LA PERECEZIONE
Torniamo dunque al quadro di Seurat. Tutti i meccanismi che abbiamo descritto, e altri che abbiamo tralasciato, avvengono in una frazione di secondo.
Malgrado questo non abbiamo ancora spiegato da dove è nata questa immagine. Non lo possiamo fare: infatti non c’è un’area dell’encefalo alla quale sia possibile attribuire l’origine dell’arte creativa mediante l’analisi di dati fisici, chimici, psicologici.
Eppure questa sta alla base della ricerca artistica e scientifica, i mezzi con cui l’uomo va oltre sé e la realtà.

Ebbene no, la macchina dell’organismo non è costruita da una macchina. C’è qui una totale incomprensione della realtà dello sviluppo embrionale. La macchina è costruita da una cellula, una sola, che non è una macchina. E’ una somma di condizioni fisiche e chimiche, e basta. Siamo stupefatti di vederne uscire fuori qualcosa che è un apparecchio coordinato, che è un organismo formato di parti, ciascuna delle quali ha la sua funzione da adempiere. Ecco il miracolo realizzato della vita… (Emile Guyénot, L’Homme devant la science, 1952)


"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia."

(William Shakespeare, Amleto, Atto I Scena V)

BIBLIOGRAFIA

• G. Lindzey, R. Thompson, B. Spring, Psycology, New York, Worth Publishers, 1975
[trad. it. di R. Tommasi, Elementi di Psicologia, Bologna, Zanichelli, 1993]
• L. Maffei, A. Fiorentini, Arte e Cervello, Bologna, Zanichelli, 1995
• F. L. Mueller, Historie de la Psychologie de l'antiquitè a nos jours, Paris, Payot, 1960
[trad. it. di P. Caruso, Storia della Psicologia, Milano, Mondadori, 1964]
• R. Thomson, The Pelican History of Psychology, Harmoundsworth, Penguin Books, 1968
[trad. it. di E. A. Panaitescu, Storia della Psicologia, Torino, Boringhieri, 1972]
• G. Toraldo di Francia, L'indagine del mondo fisico, Torino, Einaudi, 1976


ICONOGRAFIA

• Georges Seurat, Una domenica pomeriggio all’isola della Grande-Jatte,1884-86, olio su tela
• M.C.Escher, Giorno e notte, 1938, xilografia

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