Daniele di Daniele
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Solemus dicere summum bonum esse secundum naturam vivere: natura nos ad utrumque genuit, et contemplationi rerum et actioni. Nunc id probemus quod prius diximus. Quid porro? Hoc non erit probatum, si se unusquisque consuluerit quantam cupidinem habeat ignota noscendi, quam ad omnes fabulas excitetur? Navigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perpetiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque. Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates evolvere, mores barbararum audire gentium. Curiosum nobis natura ingenium dedit et, artis sibi ac pulchritudinis suae conscia, spectatores nos tantis rerum spectaculis genuit, perditura fructum sui, si tam magna, tam clara, tam subtiliter ducta, tam nitida et non uno genere formosa solitudini ostenderet. Ut scias illam spectari voluisse, non tantum aspici, vide quem nobis locum dederit. In media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem, sed etiam, habilem contemplationi factura, ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto, sublime fecit illi caput et collo flexili inposuit; deinde sena per diem, sena per noctem signa perducens nullam non partem sui explicuit, ut per haec quae obtulerat oculis eius, cupiditatem faceret etiam ceterorum.


Siamo soliti dire che il sommo bene è vivere secondo natura: la natura ci ha generato per entrambi gli scopi, per la contemplazione e per l'azione. Ora dimostriamo lo scopo che abbiamo detto per primo. Che dunque? non sarà ciò dimostrato, se ciascuno consulterà sé stesso su quanto grande desiderio abbia di conoscere l'ignoto, quanto sia stuzzicato a tutti i racconti? Navigano certuni e sopportano le fatiche di un viaggio lontanissimo per la sola ricompensa di conoscere qualche cosa di nascosto e di remoto. Questa aspirazione raduna masse agli spettacoli, questa costringe a cercare scavando ciò che è stato chiuso e nascosto, ad indagare su ciò che è appartato, a svolgere i rotoli dei fatti antichi, ad ascoltare i racconti sui costumi di genti barbariche.
La natura ci ha dato un carattere curioso e, consapevole della propria sapienza tecnica e della propria bellezza, ha generato noi come spettatori di spettacoli tanto grandi, perché perderebbe il frutto di sé, se fatti tanto grandi, tanto luminosi, con tanta cura elaborati, tanto brillanti e non per un solo aspetto belli, li mostrasse ad un deserto. A ché tu sappia come la natura ha voluto si assistesse al suo spettacolo, non solo fosse vista, guarda che posto ha dato a noi: ci ha messi nella parte centrale di sé e ci ha dato la possibilità di guardare intorno tutte le cose; e non solo ha fatto diritto l'uomo, ma volendo, come penso, renderlo adatto anche alla contemplazione, affinché fosse in grado di accompagnare le stelle che scivolano da oriente ad occidente e di girare intorno il suo volto unitamente al tutto, gli ha fatto la testa volta verso l'alto e l'ha posta su di un collo flessibile; poi, conducendo il corso di sei costellazioni durante il giorno, di sei durante la notte, ogni sua parte ha dispiegato affinché, con queste visioni che aveva offerto ai suoi occhi, provocasse il desiderio anche di altre. [trad. G. Viansino]

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