Daniele di Daniele
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Qui vult amoenus esse consultor ea interrogat quae sunt interrogato facilia responsu, et quae scit illum sedula exercitatione didicisse. Gaudet enim quisquis provocatur ad doctrinam suam in medium proferendam, quia nemo vult latere quod didicit, maxime si scientia quam labore quaesivit cum paucis illi familiaris et plurimis sit incognita, ut de astronomia vel dialectica ceterisque similibus. Tunc enim videntur consequi fructum laboris, cum adipiscuntur occasionem publicandi quae didicerant sine ostentationis nota, qua caret qui non ingerit sed invitatur ut proferat. Contra magnae amaritudinis est, si coram multis aliquem interroges quod non opima scientia quaesivit. Cogitur enim aut negare se scire, quod extremum verecundiae damnum putant, aut respondere temere et fortuito se eventui veri falsive committere, unde saepe nascitur inscitiae proditio, et omne hoc infortunium pudoris sui imputat consulenti.



Chi vuol essere consultatore gradito fa domande a cui è facile per l'interrogato rispondere, relative ad argomenti di cui sa che l'altro è informato per avervi dedicato studio assiduo. In realtà chiunque è contento di essere indotto a fare sfoggio della propria erudizione, perché nessuno vuoI tener nascosto ciò che ha imparato specialmente se le nozioni da lui acquisite sono familiari a pochi oltre che a lui e sconosciute ai più, come per esempio se si tratta di astronomia, di dialettica e altre discipline analoghe.
Tali persone hanno allora l'impressione di cogliere il frutto delle loro fatiche, in quanto si offre loro l'occasione di mettere in pubblico ciò che hanno appreso senza essere tacciati di esibizionismo: evidentemente ne è esente chi non si fa avanti, ma è invitato ad esporre. Al contrario è fonte di grande amarezza essere interrogati in presenza di molte persone su un argomento che non si conosce a fondo: si è costretti a riconoscere di non sapere - il che è ritenuto il colmo della vergogna - oppure a rispondere avventatamente e tirare ad indovinare- rischiando di dire il vero o il falso - il che spesso denunzia chiaramente l'ignoranza -; e di questa disgrazia che produce vergogna si dà tutta la colpa all'interrogante. [trad. N. Marinone]

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