Daniele di Daniele
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Quam gravis, quam magnifica, quam constans conficitur persona sapientis! Qui, cum ratio docuerit, quod honestum esset, id esse solum bonum, semper sit necesse est beatus vereque omnia ista nomina possideat, quae irrideri ab inperitis solent. Rectius enim appellabitur rex quam Tarquinius, qui nec se nec suos regere potuit, rectius magister populi (is enim est dictator) quam Sulla, qui trium pestiferorum vitiorum, luxuriae, avaritiae, crudelitatis, magister fuit, rectius dives quam Crassus, qui nisi eguisset, numquam Euphraten nulla belli causa transire voluisset. recte eius omnia dicentur, qui scit uti solus omnibus, recte etiam pulcher appellabitur (animi enim liniamenta sunt pulchriora quam corporis), recte solus liber nec dominationi cuiusquam parens nec oboediens cupiditati, recte invictus, cuius etiamsi corpus constringatur, animo tamen vincula inici nulla possint. Nec expectet ullum tempus aetatis, ut tum denique iudicetur beatusne fuerit, cum extremum vitae diem morte confecerit, quod ille unus e septem sapientibus non sapienter Croesum monuit; nam si beatus umquam fuisset, beatam vitam usque ad illum a Cyro extructum rogum pertulisset. Quod si ita est, ut neque quisquam nisi bonus vir et omnes boni beati sint, quid philosophia magis colendum aut quid est virtute divinius?


Come risulta seria, splendida, equilibrata la figura del sapiente! egli, poiché la ragione gli ha insegnato che è bene solo ciò che è onesto, deve necessariamente essere sempre felice e possedere veramente tutti questi appellativi che sogliono essere derisi dai profani. La qualifica di re sarà più giusta per lui che per Tarquinio, che non seppe reggere né se stesso né i suoi; anche il titolo di maestro del popolo (tale è infatti il dittatore) più giusto per lui che per Silla, che fu maestro di tre vizi rovinosi: il lusso, l'avidità e la crudeltà; per lui anche la denominazione di ricco sarà più giusta che per Crasso, che non avrebbe mai voluto attraversare l'Eufrate senza alcun motivo di guerra se non fosse stato bisognoso.
Tutti i nomi saranno giusti per colui che è solo a saper usare di tutto: sarà giusto chiamarlo anche bello (i lineamenti dell'anima son più belli di quelli del corpo), sarà giusto chIamare lui solo libero in quanto non obbedisce al dominio di alcuno e non soggiace alla cupidigia, sarà giusto chiamarlo invitto, poiché anche se il suo corpo vien legato non si può imporre nessun vincolo alla sua anima.
E non aspetta il passar del tempo perché si giudichi se è stato felice solo quando abbia posto fine con la morte all'ultimo giorno di sua vita, come dice l'ammonimento non sapiente di uno dei sette sapienti a Creso giacché, se mai fosse stato felice, avrebbe portato la felicità, della sua vita fino al rogo innalzatogli da Ciro. E se è proprio vero che nessuno è felice se non l'uomo buono e che tutte le persone buone lo sono, che cosa esiste degno di maggior onore della filosofia o che cosa è più divino della virtù? [trad. N. Marinone]

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