Daniele di Daniele
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Saepe et multum hoc mecum cogitavi, bonine an mali plus attulerit hominibus et civitatibus copia dicendi ac summum eloquentiae studium. Nam cum et nostrae rei publicae detrimenta considero et maximarum civitatum veteres animo calamitates colligo, non minimam video per disertissimos homines invectam partem incommodorum; cum autem res ab nostra memoria propter vetustatem remotas ex litterarum monumentis repetere instituo, multas urbes constitutas, plurima bella restincta, firmissimas societates, sanctissimas amicitias intellego cum animi ratione tum facilius eloquentia comparatas. Ac me quidem diu cogitantem ratio ipsa in hanc potissimum sententiam ducit, ut existimem sapientiam sine eloquentia parum prodesse civitatibus, eloquentiam vero sine sapientia nimium obesse plerumque, prodesse numquam.


Spesso e molto ho tra me pensato se più bene o più male abbiamo arrecato agli uomini e alle città la facondia e la somma applicazione allo studio dell'eloquenza: Infatti quando prendo in considerazione i danni della nostra repubblica e ripenso le antiche sventure dei più grandi stati, vedo che una non trascurabile parte di svantaggi fu arrecata dagli uomini più eloquenti; quando, poi, mi pongo a rievocare fatti lontani dalla nostra memoria per antichità, con la testimonianza di opere scritte, capisco che molte città furono fondate, moltissime guerre sedate, alleanze durature e fedelissime amicizie furono stabilite non solo con l'uso della ragione, ma anche più facilmente con l'eloquenza. E la stessa ragione porta me, a lungo in verità pensoso, soprattutto a ritenere con convinzione che la sapienza senza l'eloquenza poco giova alle città, mentre l'eloquenza senza la sapienza troppo e spesso è di danno, non giova mai. [trad. V. D’Agostino]

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