Daniele di Daniele
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Maroboduus, genere nobilis, corpore praevalens, animo ferox, natione magis quam ratione barbarus, non tumultuarium neque fortuitum neque mobilem et ex voluntate parentium constantem inter suos occupavit principatum, sed, certum imperium vimque regiam complexus animo, statuit, avocata procul a Romanis gente sua, eo progredi ubi, cum propter potentiora arma refugisset, sua faceret potentissima. Occupatis igitur quos praediximus locis, finitimos omnes aut bello domuit aut condicionibus iuris sui fecit. Corpus suum custodientium imperium perpetuis exercitiis paene ad Romanae disciplinae formam redactum, brevi in eminens et nostro quoque imperio timendum perduxit fastigium gerebatque se ita adversus Romanos ut neque bello nos lacesseret et, tamen satis ostenderet, si lacesseretur, superesse sibi vim ac voluntatem resistendi.


Maroboduo, di stirpe nobile, dal fisico eccezionale, dall'animo fiero, barbaro più per nascita che per mentalità, occupò tra i suoi una solida posizione di potere non in seguito a disordini o grazie al caso, né precaria o dipendente dal capriccio di quanti gli ubbidivano, ma, concepito in cuor suo il piano di conseguire un'autorità stabile e un potere regio, decise di portare la sua gente lontano dai Romani e di ritirarsi in una regione dove, lui che era fuggito per evitare forze iù potenti, potesse rendere le sue potentissime. Occupate perciò le regioni che abbiamo detto, sottomise con le armi tutte le genti confinanti o le ridusse all'obbedienza con trattati.
Maroboduo, dopo aver organizzato con il continuo addestramento in modo quasi conforme alla disciplina romana la massa dei soldati che difendevano il suo regno, l'aveva portata in breve a un livello di eccellenza elevato e temibile anche per il nostro impero: si comportava con i Romani in modo che non ci attaccava e mostrava che, se venisse attaccato, aveva forze e volontà più che sufficienti per resisterci. [trad. R. Nuti]

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