Daniele di Daniele
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Quod nemo in summa solitudine vitam agere velit ne cum infinita quidem voluptatum abundantia, facile intellegitur nos ad coniunctionem congregationemque hominum et ad naturalem communitatem esse natos. Inpellimur autem natura, ut prodesse velimus quam plurimis in primisque docendo rationibusque prudentiae tradendis. Itaque non facile est invenire qui quod sciat ipse non tradat alteri; ita non solum ad discendum propensi sumus, verum etiam ad docendum. Atque ut tauris natura datum est ut pro vitulis contra leones summa vi impetuque contendant, sic ii, qui valent opibus atque id facere possunt, ut de Hercule et de Libero accepimus, ad servandum genus hominum natura incitantur. Atque etiam Iovem cum Optimum et Maximum dicimus cumque eundem Salutarem, Hospitalem, Statorem, hoc intellegi volumus, salutem hominum in eius esse tutela. Minime autem convenit, cum ipsi inter nos viles neglectique simus, postulare ut diis inmortalibus cari simus et ab iis diligamur. Quem ad modum igitur membris utimur prius, quam didicimus, cuius ea causa utilitatis habeamus, sic inter nos natura ad civilem communitatem coniuncti et consociati sumus.


E poiché nessuno vorrebbe passar la vita in completa solitudine, neppure con infinita abbondanza di piaceri, è facile capire che noi siamo nati per una unione e aggregazione di uomini e per una comunità naturale. Ed è la natura che sospinge a voler renderci utili al maggior numero possibile di persone, anzitutto con l'insegnamento e dando norme di saggezza.
Pertanto non è facile trovare uno che non comunichi ad un altro ciò che sa egli stesso: così siam propensi non solo ad imparare ma anche ad insegnare. E come per i tori è una dote naturale lottare con estremo vigore e slancio contro i leoni a difesa dei vitelli, così coloro che ne hanno i mezzi e possono farlo - come la tradizione ci riferisce di Ercole e di Libero - sono incitati da natura a salvare il genere umano. Ed anche quando diamo a Giove gli epiteti di Ottimo e Massimo, e pure di Salvatore, Ospitale, Statore, vogliamo intendere che nella sua protezione sta il benessere umano. D'altra parte non è affatto coerente essere fra di noi spregiati e trascurati, e pretendere poi di essere cari agli dèi immortali e da loro amati. Come dunque ci serviamo delle membra prima di aver imparato per quale utilità le abbiamo, così siamo fra noi congiunti ed uniti per natura ad una comunità di cittadini. [tr. N. Marinone]

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