Daniele di Daniele
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Nihil tamen aeque oblectauerit animum quam amicitia fidelis et dulcis. Quantum bonum est, ubi praeparata sunt pectora in quae tuto secretum omne descendat, quorum conscientiam minus quam tuam timeas, quorum sermo sollicitudinem leniat, sententia consilium expediat, hilaritas tristitiam dissipet, conspectus ipse delectet! Quos scilicet uacuos, quantum fieri poterit, a cupiditatibus eligemus: serpunt enim uitia et in proximum quemque transiliunt et contactu nocent. Itaque, ut in pestilentia curandum est ne correptis iam corporibus et morbo flagrantibus assideamus, quia pericula trahemus afflatuque ipso laborabimus, ita in amicorum legendis ingeniis dabimus operam ut quam minime inquinatos assumamus: initium morbi est aegris sana miscere. Nec hoc praeceperim tibi, ut neminem nisi sapientem sequaris aut attrahas: ubi enim istum inuenies, quem tot saeculis quaerimus? Pro optimo est minime malus. Vix tibi esset facultas dilectus felicioris, si inter Platonas et Xenophontas et illum Socratici fetus prouentum bonos quaereres, aut si tibi potestas Catonianae fieret actatis, quae plerosque dignos tulit qui Catonis saeculo nascerentur (sicut multos peiores quam umquam alias maximorumque molitores scelerum; utraque enim turba opus erat, ut Cato posset intellegi: habere debuit et bonos, quibus se approbaret, et malos, in quibus uim suam experiretur). Nunc uero, in tanta bonorum egestate, minus fastidiosa fiat electio. Praecipue tamen uitentur tristes et omnia deplorantes, quibus nulla non causa in querellas placet. Constet illi licet fides et beneuolentia, tranquillitati tamen inimicus est comes perturbatus et omnia gemens.


Nulla tuttavia delizierà tanto l'animo quanto un'amicizia fedele e dolce. Che bene prezioso è l'esistenza di cuori preparati ad accogliere in sicurezza ogni segreto, la cui coscienza tu debba temere meno della tua, le cui parole allevino l'ansia, il cui parere renda più facile una decisione, la cui contentezza dissipi la tristezza, la cui stessa vista faccia piacere! Questi li sceglieremo naturalmente liberi, per quanto sarà possibile, da passioni; infatti i vizi serpeggiano e si trasmettono a chiunque sia più vicino e nuocciono per contatto. Dunque, come in una pestilenza occorre badare a non sedersi accanto a chi è già stato aggredito ed è divorato dal male, perché ne trarremo pericolo e lo stesso respiro ci farà ammalare, così nello scegliere gli amici faremo in modo di prendere quelli il meno possibile contaminati: è l'inizio della malattia mescolare sano e malato. Né vorrei consigliarti di non seguire o attrarre a te nessuno che non sia saggio.
Dove troverai infatti costui che cerchiamo da tante generazioni? Valga per ottimo il meno cattivo. Difficilmente avresti la possibilità di una scelta più felice, se tu cercassi i buoni tra i Platoni e i Senofonti e quella generazione di discepoli di Socrate, o se tu avessi la possibilità di scegliere nell'età catoniana, che vide numerosi uomini degni di nascere nella generazione di Catone (così come molti peggiori di quelli mai nati in nessun'altra e promotori dei più gravi crimini; infatti c'era bisogno dell'una e dell'altra schiera perché potesse essere compreso Catone: egli doveva avere sia i buoni da cui farsi approvare, sia i cattivi in mezzo ai quali far prova della sua forza): ora invece in tanta povertà di buoni la scelta deve essere meno selettiva. Tuttavia si evitino soprattutto quanti sono malcontenti e si lagnano di tutto, per i quali non c'è un solo motivo che non sia buono per lamentarsi. Se anche abbia fedeltà e benevolenza accertate, tuttavia è nernico della tranquillità un compagno profondamente turbato e che geme di tutto. [trad. G. Viansino]

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