Daniele di Daniele
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Cato dicere solebat numquam se plus agere quam nihil cum ageret, numquam minus solum esse quam cum solus esset. quis enim putare vere potest, plus egisse Dionysium tum cum omnia moliendo eripuerit civibus suis libertatem, quam eius civem Archimedem cum istam ipsam sphaeram, nihil cum agere videretur, de qua modo dicebatur effecerit? quis autem non magis solos esse, qui in foro turbaque quicum conloqui libeat non habeant, quam qui nullo arbitro vel secum ipsi loquantur, vel quasi doctissimorum hominum in concilio adsint, cum eorum inventis scriptisque se oblectent? quis vero divitiorem quemquam putet quam eum cui nihil desit quod quidem natura desideret, aut potentiorem quam illum qui omnia quae expetat consequatur, aut beatiorem quam qui sit omni perturbatione animi liberatus, aut firmiore fortuna quam qui ea possideat quae secum ut aiunt vel e naufragio possit ecferre? quod autem imperium, qui magistratus, quod regnum potest esse praestantius, quam despicientem omnia humana et inferiora sapientia ducentem nihil umquam nisi sempiternum et divinum animo volutare?


[Catone soleva dire] ch’egli non era ma più occupato come quando non faceva nulla, né mai meno solo di quando era solo. Chi infatti potrebbe davvero credere che Dionisio, quando faceva tanti progetti a danno della libertà della sua patria, facesse qualcosa più grande che il suo concittadino Archimede quando. avendo l'aria di non far nulla, inventava quella sfera di cui or ora si parlava? E chi non vede che sono ben più soli quelli che nel Foro e tra la folla non trovano uno con cui scambiare una parola, che colui che, senza testimoni, o parla con se stesso o ascolta la parola degli uomini colti dilettandosi delle loro invenzioni e dei loro scritti?
E chi potrà mai esser considerato più ricco di colui cui non manca nulla di quel che occorra ai bisogni naturali, o più potente di colui che ottiene tutto quel che si desideri, o più beato di chi sia libero da ogni agitazione d'animo, o più solidamente fortunato di chi non possieda che quel che porta seco o che, come si dice, abbia solo quel tanto che si possa salvare in qualsiasi naufragio? Qual comando infatti, quale magistratura, quale regno potrebb'essere più insigne di quello assicurato all'uomo che disprezza le cose umane ed, esaltando la sola sapienza, non volge l'animo che al pensiero dell'eterno e del divino? [trad. E Giovanetti]

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