Daniele di Daniele
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Zeno igitur naturam ita definit, ut eam dicat ignem esse artificiosum, ad gignendum progredientem via. Censet enim artis maxume proprium esse creare et gignere; quodque in operibus nostrarum artium manus efficiat, id multo artificiosius naturam efficere, id est, ut dixi, ignem artificiosum, magistrum artium reliquarum. Atque hac quidem ratione omnis natura artificiosa est, quod habet quasi viam quandam et sectam, quam sequatur. Ipsius vero mundi, qui omnia conplexu suo coercet et continet, natura non artificiosa solum, sed plane artifex ab eodem Zenone dicitur, consultrix et provida utilitatum oportunitatumque omnium. Atque ut ceterae naturae suis seminibus quaeque gignuntur, augescunt, continentur, sic natura mundi omnis motus habet voluntarios conatusque et adpetitiones, quas hormas Graeci vocant, et his consentaneas actiones sic adhibet, ut nosmet ipsi, qui animis movemur et sensibus. Talis igitur mens mundi cum sit ob eamque causam vel prudentia vel providentia appellari recte possit (Graece enim pronoia dicitur), haec potissimum providet et in his maxime est occupata, primum ut mundus quam aptissimus sit ad permanendum, deinde ut nulla re egeat, maxume autem ut in eo eximia pulchritudo sit atque omnis ornatus.


Zenone definisce la natura come fuoco artificiere che procede alla generazione degli esseri secondo un metodo preciso. Compito proprio e peculiare dell'attività artistica è infatti, secondo il nostro filosofo, quello dì provvedere alla generazione e creazione delle cose e ciò che nelle nostre creazioni artistiche è opera della mano dell'uomo, con arte assai più raffinata lo compie la natura, cioè, come s'è detto, quel fuoco artificiere, maestro di tutte le altre arti. E la ragione per la quale la natura tutta è dotata di facoltà artistiche è che segue le direttive metodiche di una ben definita scuola. In realtà la natura del mondo che avvolge e stringe nel suo abbraccio gli esseri tutti non solo procede con arte ma è essa stessa, come dice Zenone, un vero artista: suo compito è quello di provvedere e predisporre tutto ciò che può essere di utilità e di vantaggio, E come le altre creature naturali sono procreate ciascuna dal proprio seme e si sviluppano contenendosi entro i limiti della propria specie, così quell'entità che costituisce il mondo compie tutti i suoi movimenti in seguito ad un atto di volontà ed è soggetta a tendenze ed a istinti (le hormai dei Greci) ai quali ispira le proprie azioni così come facciamo noi che ci lasciamo guidare dalla sensibilità e dall'intelletto. Poiché tale è la natura del mondo, e in conseguenza di ciò, le competono a buon diritto gli appellativi di «saggezza» e «provvidenza (i Greci dicono pronoia)», ciò cui essa soprattutto tende e per cui si impegna a fondo è che nel mondo vi siano i migliori presupposti per la sua conservazione, che nulla gli venga a mancare e che, soprattutto, in esso risplenda una suprema bellezza e siano presenti tutti gli elementi atti ad aumentarne il fascino.

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