Prima prova - Montale

Simone Milli
Di Simone Milli

Montale Ripenso il tuo sorriso e Ossi di Seppia

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura1 tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera2 i suoi corimbi3;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua4,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano5.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi6 in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma.

Ossi di Seppia: Sebbene sia un opera di gioventù, lontana dalle tipiche raccolte poetiche dei canzonieri classici, Ossi di seppia presenta una sua strutturazione interna e un filo conduttore tra le varie parti e le poesie in esso contenute. Ossi di seppia comprende 58 liriche, raccolte in quattro sezioni:Movimenti, Ossi di seppia, Mediterraneo, Meriggi ed ombre; a questi fanno da cornice una introduzione (In limine) e una conclusione (Riviere). La raccolta presenta un andamento ritmico abbastanza definito, come una composizione musicale che passa da movimenti adagi, distesi, meditativi a pezzi veloci, fulminei, ricchi di immagini simboliche, come nei brani scherzosi o "presto" di alcune opere musicali. La tematica della raccolta si contrappone all’Alcyone di D’Annunzio: negli Ossi Montale fa un continuo riferimento al mare che, visto come bacino e culla della vita e delle esperienze umane, rigetta spolpato l’osso, che rappresenta la natura adolescente che è stata assorbita dal vortice della vita. Il tema del tempo e della sua influenza sul vivere permea la raccolta, creando quel concetto di “male di vivere” che proprio il tempo, col suo scorrere, scatena nell’esistenza di ogni individuo. Il Male montaliano è una forma di necessità in cui si è costretti a perdersi, come se la vita stessa non fosse possibile senza una tale forma di decadenza. Anche le parti in cui l’opera si divide rappresentano in pieno e separatamente tali concetti: i Movimenti descrivono questa contingenza del male nell’esistenza, sottolinenando nei Sarcofaghi la vita adolescente e il suo rapporto con ci&ograv che sarà a venire. Ponderante per quanto concerne la fenomenologia monta liana è la sezione Ossi di Seppia: il periodo in cui Montale scrive è permeato da una successione di scoperte scientifiche che si scontrano con le conoscenze teoretiche e teologiche. Le osservazioni scientifiche, come osserva Hussler, sono correlate all’osservatore (forse un richiamo al principio di indeterminatezza di Heisenberg), che si rispecchia nell’oggetto osservato. È in questa ottica che per Montale tutto appare, forse in una forma simile al simbolismo decadentista di Verlaine, ma a differenza di questo Montale descrive un mondo che è essenziale, definito, privo di ricercatezza simbolica e di immagini figurative che tendono a mistificare le spiegazioni. Gli oggetti e le cose in Montale sono chiare e delineate, appaiono così come sono e non lasciano la possibilità di interpretazioni fantasiose. E inoltre tale consapevolezza ci allontana dalla possibilità di identificare in maniera soggettiva la parola che descrive il linguaggio poetico, rendendolo in qualche modo soggetto ad una sola possibile interpretazione, opera che solo in Montale, e per la prima volta nella sua sola poetica, si manifesta. In Mediterraneo Montale sottolinea il rapporto col mare, come legame tra adolescenza e maturità. Infine, la sezione di Meriggi ed Ombre ripercorre la vita del poeta, mettendo in risalto la figura dell’antieroe, colui che della necessità del male fa la sua arma per vivere e affrontare l’esistenza.

Introduzione critica: La poetica di Montale si basa quasi sempre sul concetto di “teologia negativa”, una ferma e sicura fede che vira in un sentimento di negatività e tristezza. Tuttavia a volte Montale esce da questa ottica, cercando un elemento di possibile scampo alla "rete che ci stringe" e trovando, almeno così pare, una possibile realizzazione in questa salvezza. In questa “poesia-ricordo”, paragonabile forse alla poesia “A Silvia” di leopardi, Montale rievoca le sembianze di un volto che viene assimilato e messo a confronto con immagini paesaggistiche serene e dolci. Il culmine di questo apparire si trova nel verso 8, in cui il poeta sottolinea la possibilità di redenzione non ricercata in ciò che è fuori da noi, ma nella nostra stessa essenza e nelle proprie individuali esperienze.

Metrica:la poesia non ha una struttura rigida, ma i versi po è composto da settenari, mentre il secondo da un verso di lunghezza variabile. Le rime non sono strutturate in uno schema, ma libere..

Parafrasi: Ripenso al tuo sorriso, che è per me come l’acqua limpida che si vede scorrere tra le pietre di un torrente, piccolo specchio dove si riflette l’immagine dell’edera e delle sue infiorescenze (corimbi); e su tutto ciò regna la presenza di un cielo sereno e luminoso. Questo è il ricordo che ho; non saprei dirti, o amico che mi sei lontano in questo momento, se il tuo volto mostri un’espressione sincera e piena di nobiltà d’animo, o se tu sia invece una creatura che è cresciuta ed è maturata a causa delle prove della sofferenza, un essere che porta con se queste esperienze di sofferenza come un amuleto da cui trae la forza per la sua salvezza. Ma posso dirti che il ripensare al tuo viso mi permette di cancellare i pensieri bui come sommersi da una onda di quiete che mi invade l’animo, e che il tuo viso penetra i miei ricordi più tristi così come la cima di una palma, verde e rigogliosa, si staglia nel cielo.

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