Parafrasi Canto XI Paradiso

Simone Milli
Di Simone Milli

Tra il fiume Topino e il fiume Chiascio, l’acqua che scende dal monte scelto dal beato Ubaldo come eremitaggio, digrada la fertile costa dell’alto massiccio del Subasio, dal quale Perugia riceve verso Porta Sole i venti freddi d’inverno e caldi d’estate;

e sul versante opposto del Subasio piange sotto il pesante giogo Nocera con Gualdo Tadino.

Prima di presentare la figura di San Francesco il Poeta presenta il luogo in cui egli nacque, l'ambiente in cui incominciò a svolgere la sua missione. Fra le valli del Topino e del Chiascio si eleva un massiccio montuoso (la cui cima più alta è il Subasio su cui sorge Assisi) che a nord-ovest digrada verso Spoleto e Perugia con un fertile pendio. Le acque del Chiascio scendono dal Colle di Gubbio, non lontano dal monte Ingino sul quale il beato Ubaldo Baldassini, vescovo di Gubbio dal 1129 al 1160, aveva condotto vita eremitica. Perugia, che sorge davanti al Subasio, riceve dall'alto monte, nella parte orientale, dove si trova la Porta Sole ( oggi distrutta ), le correnti fredde o calde a seconda delle stagioni. Dietro al Subasio, e quindi opposte ad Assisi, si trovano Nocera e Gualdo Tadino sotto grave giogo, perché non solo il massiccio montuoso non le protegge dai venti, ma toglie loro anche le poche ore di sole di cui potrebbero godere. Altri interpreti, basandosi su Benvenuto da Imola, propongono una diversa spiegazione: le due città piangono sotto il grave giogo dei Perugini, che le dominarono tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo. Secondo altri, l'oppressione sarebbe quella esercitata dal governo di Roberto d'Angiò.

Sulla costa occidentale ( del Subasio ), là dove essa diventa meno ripida, nacque al mondo un sole, come talvolta questo sole ( in cui ora ci troviamo) nasce dal Gange.

La luce spirituale di San Francesco ha lo stesso fulgore di quella del sole quando, nell'equinozio di primavera, esso sorge, rispetto al meridiano di Gerusalemme, nel suo punto più orientale (di Gange).

Perciò chi parla di quel luogo, non dica Assisi, perché direbbe troppo poco, ma dica Oriente, se vuol parlare con proprietà (proprio).

Continua in questa terzina la rispondenza fra il sole vero e il sole figurato. Poiché nell'antico nome di Assisi - Ascesi - Dante vede il significato di " ascendere ", osserva che con la nascita di Francesco ad Assisi non solo ascende, ma addirittura nasce il nuovo sole, per cui essa meriterebbe il nome di Oriente. La legenda francescana, in cui Dante si inserisce con strapotente forza, ha tale importanza nella storia delle lettere e delle arti, specie d'Italia, che non potremo trascurare del tutto una inquadratura storica. Mentre, essendo ancora vivo Francesco, si accese il dibattito fra i seguaci più severi del Santo, più attenti all'opera invincibilmente ardita dello spirito, e quelli più intenti ad un compromesso che consentisse alla società ed alla storia di far propria in misura maggiore la sua eredità, nel campo artistico si formò una tradizione che vide da una parte i moduli agiografici del pietismo spirituale (con la Legenda trium sociorum e i Fioretti) e dall'altra le impegnate creazioni di Cimabue e Giotto. Dante si dispone in questa tradizione artistica, ma diventa "autore di un ritratto, e quasi capostipite di una iconografia, che accentua i dati dell'ardore, dell'estasi, del rapimento" (Apollonio), accogliendo, inoltre, con un tratto più giulivo l'ispirazione naturalistica. Così il proemio paesistico, svolto sul tema del sole e largamente antifonato dall'allegoria dell'oriente, si appoggia a dati concreti variamente contrapposti: i fiumi e le terre, e il freddo e il caldo a Perugia da Porta Sole, e l'ombra del massiccio montagnoso su Nocera e su Gualdo di contro al versante aprico.

Questo sole non era ancora molto lontano dal momento della sua comparsa, quando cominciò a far si che la terra sentisse qualche beneficio della sua potenza vivificatrice, perché, ancora giovane, affrontò una lotta col padre per amore di una donna tale, la Povertà, alla quale, come alla morte, nessuno fa grata accoglienza;

e davanti alla curia vescovile della sua città e alla presenza del padre si unì a lei come sposo; in seguito l’amò di giorno in giorno sempre più intensamente.

A partire dal verso 55 Dante incomincia a narrare le tappe principali della vita di San Francesco, prendendo come sue fonti la vita del Santo scritta da Tommaso da Celano e quella scritta da San Bonaventura. Francesco, figlio del mercante Pietro Bernardone, abbandonò le cose del mondo e iniziò la sua vita di ascesi nel 1206, all'età di ventiquattro anni. Fondamento della sua nuova vita e della sua dottrina fu l'amore per la povertà. Per essa dovette lottare contro la fiera opposizione del padre, che giunse a citarlo davanti alla curia vescovile di Assisi nel 1207. In quell'occasione Francesco non solo rinunciò a tutti i suoi beni, ma in presenza del vescovo e del popolo restituì al padre anche gli abiti che indossava. "Il tema delle mistiche nozze, largamente svolto nella letteratura francescana del Duecento... costituisce il fulcro intorno a cui si compone, secondo la tecnica oratoria, tutto il panegirico dantesco." ( Sapegno)

Questa donna (la Povertà), rimasta vedova del suo primo sposo, Cristo, era stata per oltre mille e cento anni disprezzata e dimenticata, senza che alcuno la ricercasse, fino alla nascita di costui;

né valse (a farla amare) l’udire che Cesare, colui che sgomentò tutto il mondo, la trovò tranquilla e serena, al suono della sua voce, accanto ad Amiclate;

Lucano, nella Parsaolia (V, 515,531), narra che Amiclate, pescatore dell'Illiria, forte della sua povertà, teneva sempre aperta la porta della sua capanna, mentre in quei luoghi combattevano duramente le truppe pompeiane e cesariane. Non si sgomento neppure quando lo stesso Cesare entrò nella sua dimora.
né le valse l’essersi dimostrata fedele ed eroica al punto da patire con Cristo sulla croce, laddove (anche) Maria rimase ai piedi di essa.

Ma perché io non continui a parlare in modo troppo oscuro, nel mio lungo discorso intendi ormai per questi due amanti Francesco e la Povertà.

La loro concordia e la letizia dei loro aspetti facevano si che l’amore e l’ammirazione e la dolce contemplazione che ne derivavano fossero motivo di santi pensieri (in chi li vedeva);

tanto che il beato Bernardo si scalzò per primo, e corse dietro a questa grande pace spirituale e, pur correndo, gli sembrò di andare troppo lento.

Bernardo da Quintavalle, un ricco e nobile signore di Assisi, fu il primo seguace di Francesco. Lo seguirono subito dopo Egidio e Silvestro, entrambi assisiati (cfr. verso 83).

O ricchezza ignorata! o bene fecondo di tanti frutti! La sposa piace tanto, che seguendo lo sposo si scalza Egidio, si scalza Silvestro.

Poi quel padre e quel maestro se ne va (a Roma) con la sua sposa e con quel gruppo di discepoli che già cingevano (intorno ai fianchi) l’umile cordone.

Dante, poeta d'amore e poeta cristiano, racconta qui la sua più bella storia d'amore; e non si obietti che la Povertà è un'allegoria, e che di allegoria non si fa poesia, perché la figura di madonna Povertà ha quella vaghezza di contrappunto ( dalla sua immagine solitaria davanti alla porta che nessun diserra, all'unione amorosa e all'estatico abbandono con Francesco, dalla presenza continua a fianco dello sposo alla sua ultima apparizione in punto di morte) che Dante aveva appreso dalla poesia provenzale.

La guerra che Francesco sostiene contro il padre è un dato storico, e un dato storico è il conforto della virtù che largisce alla sua terra: si opera così un passaggio dal tema del sole a quello delle gesta eroiche, dall'orto al corse, che è gesto anche di torneo cavalleresco;

ma c'è pure un sentimento tutto dantesco, di uomo vivo, quando parla insieme del ribrezzo della povertà e della morte.

Anche il lungo intermezzo della storia antica e della storia sacra (la Povertà sicura in mezzo alle guerre e al cospetto imperiale, la Povertà che, morto Cristo, rimane per millecent'anni e più dispersa e scura) rende più ricco e ammirabile il quadro nuziale, come un fondo d'oro e d'azzurro, mentre la storia d'amore si svolge con il dinamismo proprio dell'affresco, dove le singole scene si susseguono senza interruzione, le une alle altre.

Cosi si passa dall'estasi innamorata degli amanti alle conversioni dei seguaci, colti nel gesto di scalzarsi e di correre a piedi nudi, alla processione dimessa della gente poverella, legata dall'umile capestro, dietro gli amanti.

Né viltà d’animo gli fece abbassare gli occhi per il fatto di essere figlio del mercante Pietro Bernardone, o per il fatto di avere un aspetto tanto spregevole da suscitare stupore,

ma con regale dignità manifestò al papa Innocenzo III il suo proposito di una vita austera, e da lui ebbe il primo riconoscimento del nuovo ordine.

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