Maturità da privatisti: dopo il salasso è l’ora del rimborso (ma nessuno lo sa)

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di contributi privatisti maturità 2016

Per tanti dei 15mila candidati esterni della maturità 2016, il diploma è costato caro, carissimo. Sono le segnalazioni arrivate alla redazione di Skuola.net e i dati di una web survey del portale a confermarlo. Circa la metà degli intervistati ha versato una quota per poter sostenere l’esame, per 2 su 5 di loro parliamo di contributi ulteriori alla normale tassa che superano persino i 400 euro. L’86% delle volte - pare - sono stati richiesti come condizione sine qua non per diplomarsi. Oltre alle fredde percentuali ci sono le storie che il portale ha documentato in un video. Per il Miur è tutto lecito, a patto che si seguano le regole: non sempre però c’è chiarezza sulla questione. Ad esempio, in pochi tra gli intervistati sapevano che i contributi - in certe precise condizioni - possono essere rimborsati.

SOLDI, SOLDI, SOLDI - Ma torniamo alle cifre. A Roma un istituto professionale per i servizi socio – sanitari quest’anno ha chiesto ai suoi candidati esterni il pagamento di ben 160 euro da aggiungere alla tassa statale (questa sì, obbligatoria) di 12,09 euro. Un istituto di istruzione superiore di Latina, ne ha voluti poco più di 77. Da Milano sono giunte alla redazione richieste di aiuto di privatisti per i quali le cifre andavano dai 150 ai 200 euro. E al Sud le cose non sono andate meglio, tanto che in alcuni casi hanno dovuto sborsare persino 300 euro per potersi diplomare (o almeno, provarci).

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CONTRIBUTI ALLA MATURITÀ? SI PUO' FARE, A PATTO CHE... - Una questione, quella dei contributi per i privatisti, già abbondantemente trattata dal Ministero dell’Istruzione nell’ordinanza ministeriale n. 252 del 19 aprile 2016 nell’articolo 29 commi 3, 4, 5, 6, e 7 in cui si legge che per loro, effettivamente, un contributo aggiuntivo alla tassa d’esame è previsto o comunque tollerato. Sono le singole scuole a stabilirne l’ammontare: “Per quanto riguarda il pagamento dell’eventuale contributo da parte dei candidati esterni – si legge - esso deve essere effettuato e documentato all’istituto di assegnazione dei candidati, successivamente alla definizione della loro sede d’esame”.

CI SIA UNA PROVA DI LABORATORIO - Ecco che allora non bisogna stupirsi se - come anticipato - più di un privatista su 2 ha dichiarato che, per potersi sedere a svolgere la maturità, ha dovuto mettere mano al portafogli: per le scuole presentare tale richiesta è lecito. Peccato che, leggendo ancora l’ordinanza ministeriale in questione, sembrerebbe possano farlo solo qualora ci siano prove pratiche di laboratorio con le quali fare i conti. Anche sull’importo ci sono dei limiti, correlati all’effettivo costo di materiali e attrezzature: “La misura del contributo, pur nel rispetto delle autonome determinazioni ed attribuzioni delle istituzioni scolastiche sia statali che paritarie, deve, comunque, essere stabilita con riferimento ai costi effettivamente sostenuti per le predette prove di laboratorio”.

MA QUALE PROVA? - Eppure, ben il 74% dei privatisti ha raccontato a Skuola.net che il suo esame non richiedeva lo svolgimento di alcuna pratica di laboratorio. Anche il portale ha verificato di persona molte delle segnalazioni arrivate ed effettivamente, quando ha chiesto alle scuole se il contributo fosse giustificato da una prova pratica, il più delle volte ha ricevuto una risposta negativa. Al massimo quei soldi sono stati spiegati come un rimborso per fotocopie, utilizzo dei computer e copie dei programmi. In questi casi cosa si fa? Il Ministero dell’Istruzione parla di nuovo chiaramente: “Il contributo è restituito, ad istanza dell’interessato, ove le prove pratiche non siano state effettivamente sostenute in laboratorio”.

E IL RIMBORSO? - Insomma, se queste prove pratiche non ci sono, lo studente può chiedere il rimborso. Peccato che circa il 54% dei candidati esterni intervistati abbia raccontato a Skuola.net di non essere a conoscenza di questa opzione. È quindi facile immaginare che in questi casi gli istituti si siano tenuti i soldi dei contributi senza batter ciglio. A quanto ammontano queste entrate? Abbiamo detto che, per quasi il 40% dei casi, si parla di cifre superiori ai 400 euro, ma c’è un altro 20% per cui hanno comunque viaggiato tra i 100 ai 300 euro. Circa l’8% dice di aver ricevuto richieste per quote tra i 300 e i 400 euro. Certo è che è difficile immaginare quali costi - per ogni candidato - debbano coprire somme del genere.

Serena Rosticci

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