Commissione interna? Si litiga anche in Parlamento

 commissione interna fa litigare anche il parlamento
Sei commissari tutti interni ed un unico esterno, il presidente. Sarebbe questa la commissione d’esame per la Maturità 2015 pensata prima dal ministro all’istruzione Stefania Giannini e poi dalla Legge di stabilità. Ma la riforma potrebbe vacillare, si moltiplicano infatti i nomi di chi, di fronte alla commissione interna, insorge e chiede di fermare la riforma. Che ci possa essere una novità dell’ultima ora?

Il risparmio per le casse dello Stato, infatti, ammonterebbe dai 140 ai 180 milioni di euro visto che i commissari interni non verrebbero retribuiti. Ma, risparmio a parte, l’idea non piace al mondo della scuola. Almeno non a tutti. E ora insorge anche il Parlamento.

Se tra gli studenti c’è una divisione tra favorevoli e contrari, lo stesso vale per i docenti che hanno lanciato una petizione su change.org che ha raccolto già migliaia di firme. Tra queste anche quella della senatrice Mariangela Bastico, già viceministro all’istruzione. La parlamentare Pd, non solo ha firmato la petizione, ma anche spiegato nel dettaglio la sua presa di posizione prendendo di fatto le distanze da una manovra della sua maggioranza chiamando a raccolta tutto il mondo della scuola invitando a firmare:

“Ho firmato la petizione promossa da Giorgio Allulli sul mantenimento dei componenti esterni nelle commissioni di maturità e chiedo a voi tutti di firmarla, ovviamente se ne condividete le motivazioni. Condivido questo passaggio della petizione: Tutti i sistemi di certificazione prevedono, come regola fondamentale, che la certificazione venga effettuata da soggetti terzi; se si abolisce questo passaggio possiamo dire addio a qualunque discorso credibile sulla qualità della scuola italiana, con buona pace del Sistema Nazionale di valutazione”.

NON HA SENSO – “I componenti esterni, oltre al presidente, nelle commissioni di maturità – spiega la Bastico - dopo che erano stati aboliti dal Ministro Moratti, sono stati reintrodotti nel 2006, con il Governo Prodi e il Ministro Fioroni. Non ha alcun senso, infatti, che il consiglio di classe, che ammette o non ammette gli studenti all’esame di Stato, contraddica se stesso a distanza di pochi giorni, bocciando uno studente ammesso. Non ha alcun senso che il consiglio di classe giudichi se stesso”.

ESAME IRRILEVANTE – “In verità, la scelta di commissioni tutte interne (ad eccezione del Presidente) determina di fatto l’assoluta irrilevanza dell’esame di Stato, preparandone la sua abolizione e la conseguente eliminazione del valore legale del titolo di studio. Questa scelta è stata più volte tentata dai governi di centro destra, ma mai portata a compimento, in quanto modificherebbe strutturalmente il sistema nazionale di istruzione, affidandolo ad una logica di mercato, in cui scuole pubbliche e private gareggerebbero per conquistare studenti, la cui selezione verrebbe fortemente condizionata dalla situazione economica e sociale della famiglia di origine”.

SI PENSI ALLE SPESE INUTILI - “Di questo si deve ragionare quando si annunciano scelte sugli esami di maturità, e non tanto del possibile risparmio di 180 milioni (così sono stati quantificati) per il pagamento dei commissari e del presidente di commissione. La spending review ha come obiettivo di ridurre le spese inutili ed improprie, gli sprechi dei vari settori della pubblica amministrazione, non di stravolgere in modo subdolo i caratteri strutturali e costituzionali dei sistemi pubblici, in particolare dell’istruzione”.

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