Daniele di Daniele
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riassunto capitolo 8 dei Promessi Sposi

I Promessi Sposi narrano le vicende intricate e complesse di Renzo e Lucia, i due promessi sposi. Nel capitolo 8 dei Promessi Sposi la scena introduttiva presenta il curato Don Abbondio colto nell'atto di leggere un libro di un filosofo greco antico di cui non conosce il pensiero. Perpetua interrompe il momento di lettura del curato, annunciando la visita di Tonio e Gervasio. L'ora è tarda, ma Don Abbondio fa entrare gli ospiti, in quanto Tonio deve pagare un debito al curato. Oltre ai due ospiti riescono a fare irruzione nell'appartamento del curato anche Renzo e Lucia. Nel frattempo, infatti, Agnese è riuscita a trattenere Perpetua, mettendola al corrente del fatto che il matrimonio tra i due giovani è saltato. Perpetua prova dispiacere per quanto accaduto. Nel frattempo nell'abitazione di Don Abbondio il caos è sovrano e si viene a creare un clima di grande confusione.

Indice

Riassunto Capitolo 8 dei Promessi Sposi - Versione alternativa 1
Parafrasi Addio ai monti - Versione alternativa 2
Riassunto capitolo ottavo dei Promessi Sposi - Versione alternativa 3
Sintesi capitolo 8 dei Promessi Sposi - Versione alternativa 4
Capitolo 8 dei Promessi Sposi, riassunto - Versione alternativa 5

Riassunto capitolo 8 dei Promessi Sposi

Il capitolo 8 dei Promessi Sposi può essere così riassunto.
Quella sera don Abbondio stava gustando un po' di tranquillità dopo le agitazioni dei due giorni precedenti, era immerso nella lettura di un libro e aveva incespicato nel nome di un filosofo greco di cui nulla sapeva. A questo punto Perpetua annuncia la visita di Tonio e Gervasio: Tonio voleva pagare il debito che aveva col curato e ottenere il pegno da togli. L'ora era tarda, ma era bene profittare dell'occasione: Tonio quei soldi poteva sciuparli nell'osteria. Da questo pensiero indotto don Abbondio, nonostante la diffidenza, lo lascia entrare ed ammette nello studio. Dietro, ma lui non se ne avvede, ci sono Renzo e Lucia: Agnese si è portata via Perpetua attirandola con l'argomento, per Perpetua sempre molto sensibile, del mancato matrimonio con uno dei tanti pretendenti. Quando don Abbondio alza la testa per consegnare la Polizza a Tonio, si vede davanti Renzo e Lucia: Renzo riesce a pronunciare la formula: non vi riesce Lucia travolta dal tappeto del tavolino che il curato le scaglia addosso. La confusione ora è generale: la candela è caduta per terra e s'è spenta: tutto è nel buio e nel buio i due promessi sposi cercano di guadagnare la porta, Tonio di riprendersi la ricevuta, e Gervasio di uscire dal marasma creandone altro. Dalla stanza attigua, dove s'è barricato, il curato invoca l'aiuto del campanaio Ambrogio, il quale, improvvisamente destato, suona a martello le campane svegliando il paese e sollecitandone l'aiuto contro il misterioso nemico. Intanto Menico torna a casa dal convento e quando si avvicina alla casa di Agnese è bloccato dai bravi di don Rodrigo, che erano penetrati nella casa ma l'avevano trovata vuota. A questo punto comincia il suono delle campane: ritenendosi scoperti i bravi fuggono. Scappano anche Renzo e Lucia: scappa verso il curato Perpetua e dietro le è Agnese. Il paese è in preda ad una grande agitazione: don Abbondio invita tutti a tornare a casa: il pericolo è finito. Menico sfuggito ai bravi informa Agnese, Lucia e Renzo che in casa ci sono i bravi: seguano il consiglio di padre Cristoforo che li attende nella chiesa del convento. Lucia ed Agnese si recheranno con una sua lettera di raccomandazione a Monza: saranno ospitate in un convento; Renzo con altra lettera si recherà a Milano presso il convento dei cappuccini. Comincia così il viaggio di dispersione dei tre.

Parafrasi Addio ai monti

Questo brano è inserito nelcapitolo 8 dei Promessi Sposi e riporta i pensieri di Lucia, costretta a lasciare la sua casa per difendersi dalle mire di Don Rodrigo.

Addio Monti nascenti dall’acqua, ed innalzati al cielo; vette differenti, conosciute a chi è maturato tra voi, e segnato nella sua mente, non di meno dell’aspetto dei suoi più conosciuti, ruscelli, dei quali si capisce il fragore, come la rinomanza delle voci di casa; borghi sparsi e albeggianti sulla pendice, come un gregge di pecore che pascolano; addio! Quanto è sconfortante il passo di chi, è diventato adulto tra di voi, e adesso se ne allontana. Alla voglia di quello stesso che se ne va di proposito, preso dalla fiducia di fare fortuna altrove, svaniscono, in quel istante, le illusioni dell’abbondanza; egli si stupisce della decisione, e ritornerebbe indietro, se non immagina che, un dì, ritornerà ricco. Più avanza nel piano, più il suo occhio si chiude, schifato ed esausto di quella estensione monotona; l’aria gli sembra pesante e morta; si addentra triste e distratto nelle città movimentate; le case aggiunte a case, le strade che fluiscano nelle strade, sembra che gli tolgano il fiato; e dinanzi agli edifici ammirati dallo straniero, immagina, con brama smaniosa, alla terra del suo paese, alla dimora cui ha già posato gli occhi da tanto tempo, e che acquisterà, ritornando ricco ai suoi monti. Ma chi non aveva mai spinto di là da quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composto in essi tutti i progetti del futuro, e n’è intagliato lontano, da una forza perfida. Chi, diviso un tempo dalle consuetudini amate, e infastidito nelle più interiori aspettative, lascia quei monti, per dirigersi in cerca d'estranei che non ha mai ambito d'incontrare, e non può con l’inventiva sopraggiungere ad un attimo stabilito per il rientro! Addio, casa natia, dove, sedendo, con un idea occulta, si apprese a scindere dal rumore dei passi comuni il rumore d’un passo atteso con un oscura paura. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla fuga, passando, e non senza vergogna; nella quale la mente si illustrava una dimora calma e perenne di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo ritornò tante volte felice, inneggiando le lodi del Signore; dov’era giurato, preparato una funzione; dove il sospiro nascosto del cuore doveva essere austeramente consacrato, e l’amore essere ordinato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta felicità è per tutto; e non disturba mai la felicità dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.

Riassunto capitolo ottavo dei Promessi Sposi

Don Abbondio (cui l'angoscia ha procurato un provvidenziale "febbrone" che lo
costringe a restare a letto) è irremovibile nel suo rifiuto; l'incontro di Renzo con il dottor Azzecca-garbugli è fallito e anche il tentativo di fra Cristoforo (che ha cercato di indurre don Rodrigo a recedere dai suoi loschi disegni su Lucia) è naufragato: come potranno mai i due giovani celebrare il sospirato matrimonio? Agnese ha un piano: sa per certo che esiste la possibilità del matrimonio a sorpresa. Se i due promessi sposi, alla presenza di due testimoni e del curato,

anche non consenziente, pronunciano la formula di rito, le nozze sono belle che celebrate , legittime e sacrosante!
Renzo, entusiasta della proposta, procura subito i due testimoni: Tonio e quel sempliciotto del fratello, Gervaso. Lucia è titubante : vorrebbe parlare della cosa con padre Cristoforo , ma viene dissuasa dalla madre a alla fine, pur senza entusiasmo, si dichiara disposta a compiere il tentativo. Al calar della notte , la piccola brigata formata da Renzo, Lucia, Agnese e dai due testimoni si reca con grande circospezione alla casa del curato. Tonio e Gervaso bussano alla porta. Perpetua , alla finestra, dapprima si rifiuta di aprire a così tarda ora, ma poi, quando Tonio le annuncia di voler saldare un vecchio debito contratto con don Abbondio, si lascia convincere e va a chiedere istruzioni al padrone, seduto nella sua stanza su un vecchio seggiolone e immerso nella lettura di un libro . Intanto Agnese si fa avanti per strada e ,
fingendo di trovarsi lì per caso con Tonio, si propone di distogliere l'attenzione di Perpetua da ciò che sta per accadere.
Lucia, per la sua timidezza, per l'innata onestà che la spinge a rifiutare nell'intimo atto contrario alla sua fede, per la dolcezza con cui prega Renzo di andarsene, divenne la figura che spicca fra le altre.

Sintesi capitolo 8 dei Promessi Sposi

Perpetua, avuto il permesso di don Abbondio, scende ad aprire a Tonio e, vista Agnese, si trattiene a parlare con lei, seguendola e svoltando in un vicoletto a fianco, mentre Lucia e Renzo, al convenuto colpo di tosse della madre, salgono in silenzio dietro Tonio e Gervaso e si fermano fuori della stanza del curato quando i due entrano. Ad un segnale poi di Tonio, Renzo e Lucia entrano anch'essi "pian piano, in punta di piedi" e si nascondono dietro i due fratelli, finché don Abbondio, alzati gli occhi per consegnare la ricevuta a Tonio, se li vede davanti. Renzo riesce a dire intera la formula del matrimonio, ma Lucia ne è impedita dal curato che, con un prontezza ispirata dalla paura, le getta sulla testa il tappetto e si mette a urlare e a chiamare Perpetua. Costei era stata trascinata lontano da Agnese che abilmente aveva iniziato un lusinghiero discorso sui pretendenti alla mano dell'anziana domestica. Ma intanto Ambrogio, il sagrestano, sentendo le grida di don Abbondio, si precipita dal letto, corre al campanile e "suona a martello". I gravi rintocchi, mentre richiamano a casa Perpetua e svegliano molti paesani, scompigliano anche i bravi che, col Griso, erano penetrati nella casa di Lucia, trovandola vuota. Agnese si ritrova con due sposi in fuga: poco dopo essi incontrano Menico, che narra che la casa Mondella è invasa dai bravi e che il padre Cristoforo ha mandato a dire di andare subito al convento. Vi si dirigono insieme a Menico che, poi, viene rimandato a casa con una bella moneta nuova di zecca. I paesani intanto cercano di spiegarsi le strane cose avvenute in quella notte, ma tutto è messo a tacere da alcun bravi che intimano al console di non "ciarlare" se gli è "cara la speranza di morir di malattia". Arrivati i tre fuggitivi al convento, il padre Cristoforo dice loro che non possono più rimanere in paese: le due donne andranno a Monza in un monastero e Renzo a Milano con una sua lettere per il padre Bonaventura del convento dei cappuccini. Dopo avere pregato insieme, i tre si accomiatano tristemente da fra Cristoforo e salgono sulla barca che stava aspettandoli sulla riva del lago. Lucia, "seduta nel fondo della barca, posò il braccio sulla sponda, posò sul braccio la fronte, come per dormire, e pianse segretamente". "Addio, monti sorgenti dalle acque, ed elevati al cielo...".

Capitolo 8 dei Promessi Sposi, riassunto

Nel capitolo 8 dei Promessi Sposi vengono descritti gli imbrogli orditi da Renzo e Lucia per il matrimonio clandestino, dal Griso e i suoi bravi per rapire la giovane nella sua casa e da fra Cristoforo per far fuggire i protagonisti. In canonica, mentre leggeva tranquillamente, don Abbondio viene interrotto da Perpetua che gli annuncia la visita di Tonio. La domestica, scesa per introdurre l’ospite in casa, si imbatte in Agnese, che l’attira in disparte per discutere su un argomento irresistibile, ovvero i suoi mancati matrimoni. Intanto Tonio, accompagnato dal fratello Gervaso e seguito a distanza da Renzo e Lucia, si presta a saldare il vecchio debito con don Abbondio. Quando il curato alza lo sguardo dalla ricevuta che aveva compilato per il denaro dovuto, si ritrova davanti i due promessi sposi. Renzo riesce a pronunciare la formula per il matrimonio, Lucia invece viene interrotta dal tappeto del tavolino che don Abbondio le lancia addosso. Nella confusione generale che segue, il parroco riesce a rifugiarsi in una stanzetta e chiama in soccorso Perpetua. Il campanaio Ambrogio, sentendo le urla, sveglia l’intero paese suonando le campane. Intanto nella casa di Agnese sono entrati furtivamente i bravi guidati dal Griso, che però trovano l’abitazione vuota. Menico, di ritorno dal convento, si imbatte nei ladri e, aggredito, grida. Il suono delle campane genera il panico anche tra i bravi, che però vengono rassicurati dal Griso. Perpetua sentendo le invocazioni di don Abbondio, accorre in suo aiuto mentre Agnese incontra i promessi sposi e i due testimoni e con loro scappa verso la propria casa ma l’arrivo di Menico, che l’informa della presenza dei bravi nel casotto, li ferma. Nella piazza accorrono i paesani chiamati da Ambrogio, ma il curato li rassicura e cerca di mettere a tacere la folla. La gente però non si placa e vuole aiutare Agnese e Perpetua, ma una voce sostiene che sono al sicuro e l’assembramento si scioglie. Il giorno dopo due bravi intimano al console di non riferire nulla al Podestà. Renzo, Lucia e Agnese, congedato Menico, si dirigono verso il convento, come gli era stato detto loro di fare. Qui li attende fra Cristoforo che spiega le ragioni della visita. Infatti egli ha predisposto un piano di fuga e un rifugio per i tre personaggi: Lucia e Agnese ricevono una lettera a un padre di cui non viene riferito il nome, Renzo una per padre Bonaventura di Milano. Ora tutto è pronto per la fuga: una barca e poi un barroccio condurranno i tre a destinazione. Dopo un momento di preghiera fra Cristoforo congeda i suoi protetti, dicendogli che presto si rivedranno. A bordo della barca che li trasporta al di là del lago Lucia dà l’addio ai suoi monti.

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