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Capitolo 12 Promessi Sposi - Riassunto

Riassunto del capitolo dodicesimo dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

E io lo dico a Skuola.net
Riassunto capitolo 12 Promessi Sposi
Effettivamente Milano era una città in rivolta. Gli animi erano esasperati e dalle lamentele si era passati ai fatti che si erano precisati come assalti ai forni. Non era solo la città, ma tutto il territorio lombardo soggetto agli Spagnoli a soffrire la fame, ad essere investito dalla carestia. C'erano all'origine dei fatti naturali: c'era stata una grande siccità, molte terre poi erano state abbandonate dai signori, la guerra del Monferrato e di Mantova per la successione ai Gonzaga, attraverso lo spreco che è proprio degli eserciti e attraverso le razzie distruttive compiute dai mercenari, procurava perdite e dissennato consumo di un bene fattosi raro: ma erano anche responsabilità degli uomini al potere con la loro insipienza e la loro incapacità di concreti provvedimenti. Questi avevano potenziato e complicato le situazioni imposte dalle avversità naturali. Il governatore don Gonzalo, tutto preso dalla guerra, conduceva l'assedio alla città di Casale e si disinteressava di Milano; il vice governatore Ferrer era un demagogo. Prima pose un calmiere al pane obbedendo alle richieste dei fornai; poi, premuto dalla protesta popolare, abbassò il prezzo del pane. La mattina in cui Renzo giunse a Milano era stato ordinato l'aumento del prezzo del pane. Una folla di proporzioni sempre più vaste si raccolse prima in piazza Duomo. La scintilla della rivolta viene data da un ragazzo di fornaio che porta il pane in casa dei signori: è il primo assalto. Di qui si passa al vicino forno delle grucce. A questo punto interviene la polizia: il capitano di giustizia, affacciatosi ad una finestra per invitare la folla a tornare alla calma e a casa, viene raggiunto da un sasso alla fronte che lo costringe ad una rapida ritirata. Il forno è assaltato e saccheggiato. Dalle parole che sente, Renzo comprende che il responsabile della mancanza di pane è il vicario di provvisione, addetto agli approvvigionamenti della città. Renzo è ormai uno della folla e dalla stessa è trascinato fin in piazza del duomo. A questo punto come obbedendo ad un perentorio ordine la folla si scarica verso la casa del vicario. Renzo vi è in mezzo.

Analisi del capitolo
Conclusa la digressione sulle cause storiche, politiche, economiche e sociali della carestia, e descritti gli eventi della sera avanti e del mattino del giorno in cui Renzo arriva a Milano (11 Novembre), il narratore riprende il filo della vicenda, presentando gli avvenimenti dall'ottica del personaggio. Sappiamo che, infatti, Renzo appare molto confuso e incerto di fronte al tumulto. Il suo atteggiamento è quello del montanaro semplice e ingenuo, che prova meraviglia per tutti gli aspetti straordinari della città: dalla gran mole del duomo al movimento della folla che lo attrae con forza verso il suo vortice. Si sviluppa così ciò che i critici hanno definito “romanzo di formazione” di un personaggio ingenuo, che diventa gradualmente più esperto del mondo attraverso la conoscenza diretta del problema della giustizia. Nella seconda parte del capitolo 12 le vicende vengono rappresentate attraverso l'alternarsi di tre procedimenti narrativi fondamentali:
# Le voci che provengono dalla moltitudine;
# Ciò che vede e ciò che pensa Renzo;
# Gli interventi del narratore.

Una tra le differenze tra un testo di economia e il romanzo di Manzoni è la soggettività, in quanto il suo giudizio non è strettamente economico ma "sconfina". L'autore non è d'accordo su alcuni fatti, quali lo spreco del pane e lo dice attraverso Renzo (protagonista del romanzo) ma che in questo caso funge da intermediario, da binocolo, tra noi e Manzoni. Renzo, a Milano, assume piuttosto un altro aspetto: ha una profonda crisi di crescita e maturazione. Giunto a Milano, si trova davanti una realtà che non si aspettava, diversa dalla sua. Di conseguenza accumula informazioni nel corso del suo itinerario, creando uno squilibrio nella sua mente.
Oltre al pane per terra (quasi un insulto per lui), nota che la gente è diversa da quella del suo paese: le persone di medio - alto livello sociale sono gentili mentre da lui sono prepotenti (come don Rodrigo); i poveri che conosce lui sono gente normale, mentre quelli di Milano hanno un altro tipo di povertà, sono ladri.
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