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Capitolo 35 Promessi Sposi - Riassunto (2)

Commento ed analisi del trentacinquesimo capitolo de I Promessi Sposi, in particolare della morte di Don Rodrigo.

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Capitolo 35 Promessi Sposi - Riassunto e testo

Testo
Stava l’infelice, immoto; spalancati gli occhi, ma senza sguardo; pallido il viso e sparso di macchie nere; nere ed enfiate le labbra; l’avreste detto il viso d’un cadavere, se un contrazione violenta non avesse reo testimonio d’una vita tenace. Il petto si sollevava di quando in quando, con un respiro affannoso; la destra, fuor della cappa, lo premeva vicino al cuore, con uno stringere adunco delle dita, livide tutte, e sulla punta nere.
“Tu vedi” disse il frate, con voce bassa e grave. “Può esser gastigo, può esser misericordia. Il sentimento che tu proverai ora per quest’uomo che t’ha offeso, sì; lo stesso sentimento, il Dio, che tu pure hai offeso, avrà per te quel giorno. Benedicilo, e sei benedetto. Da quattro giorni è qui come tu lo vedi, senza dar segno di sentimento. Forse il Signore è pronto a concedergli un’ora di ravvedimento; ma voleva essere pregato da te: forse vuole che tu lo preghi con quella innocente; forse serba la grazia alla tua sola preghiera, alla preghiera di un cuore afflitto e rassegnato. Forse la salvezza di quest’uomo e la tua dipende ora da te. Da un tuo sentimento di perdono, di compassione...d’amore!”
Tacque; e, giunte le mani, chinò il viso sopra di esse, e pregò: Renzo fece lo stesso.

Riassunto e commento
In questo breve e drammatico brano vediamo che Renzo, che già nei capitoli precedenti abbiamo visto molto maturato, accompagnato dal buon Fra Cristoforo, anch’egli mutato nell’aspetto e nella mente dal tempo trascorso e dalla peste incombente, si reca al giaciglio del morente Don Rodrigo, che sta passando le sue ultime ore di agonia e, nonostante l’ormai antica rivalità dei due, vediamo Renzo che prega per lui.
L’autore, nella descrizione di Don Rodrigo, evidenzia notevolmente il fatto ch’egli sia sì ancora vivo, ma non abbia più forza, volontà. Ciò è denotato nel testo dall’utilizzo di frasi brevi e coordinate per mezzo di virgole e punti e virgola. Ad esempio: “...spalancati gli occhi, ma senza sguardo;...”. Nel caso particolare si vede come Manzoni abbia messo in evidenza il fatto che la vita del signorotto sia ormai quasi alla fine, ma come sospesa in attesa del perdono di Renzo. Un uso simile di coordinazione volta a sottolineare il significato delle parole contenute tra virgola e punto e virgola si ha in uno dei capitoli precedenti quando viene descritta la madre di Cecilia e della bambina si sottolinea il fatto che sia morta, nonostante la madre la tratti con una cura e un rispetto degni di una persona in vita.
Inoltre, in questa descrizione di Don Rodrigo viene utilizzato un aggettivo molto azzeccato: “infelice”. Sì, perché ormai egli non è niente più che un uomo, una persona qualsiasi, sola ed infelice, che nella sua vita ha fatto del male a così tanta gente da meritarsi la fine che sta facendo, lenta e soprattutto dolorosa, e senza il conforto di nessuno. Il Manzoni con la sua grande fede lascia anche lui, il suo più meschino personaggio, nelle mani della Provvidenza che, secondo le idee di fra Cristoforo, non lascerà morire il signorotto senza il perdono di Renzo e, sempre secondo il fraticello, quest’atto di grazia gioverà anche a lui che in passato aveva offeso il Signore. A questi propositi viene pronunciata la frase “Può esser gastigo, può esser misericordia. Il sentimento che tu proverai ora per quest’uomo che t’ha offeso, sì; lo stesso sentimento, il Dio, che tu pure hai offeso, avrà per te quel giorno. Benedicilo, e sei benedetto.” Proprio per evidenziare che saranno la Provvidenza, Dio ed il suo volere a giudicare nell’ora della morte; lo stesso Dio che, in quel momento, ha scambiato i ruoli dei due uomini. Chi era il tiranno è ora rimesso alla volontà dell’altro, che ha sì il potere di scegliere o no la via del perdono, ma è comunque vincolato alla scelta più giusta, alla retta via, dal buon frate. Così, il giovane Renzo si trova a pregare per colui che non avrebbe mai e poi mai pensato, si trova a provare una strana compassione, la stessa forse che aveva colto di sorpresa l’Innominato che, nel culmine della sua crisi interiore, con un atto di pietà verso l’inerme Lucia, pone fine alla vita che fino ad allora aveva intrapreso per dare inizio ad una nuova, pura e fedele, vita. Allora il messaggio che l’autore vuole farci cogliere in questo brano è che l’unica via di salvezza è sempre il perdono.
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