Capitolo-29

Riassunto
Venuto a conoscenza dell’arrivo dei Lanzichenecchi, don Abbondio, terrorizzato, vuole fuggire. Esorta così Perpetua a mettersi subito in cammino, ma quest’ultima insiste per raccogliere oggetti che potrebbero risultare utili per il viaggio e a nascondere i più preziosi. Il curato, sempre più intimorito, mette fretta alla donna, mentre si affaccia e chiede aiuto ai contadini che passano sotto la sua finestra.
In quel mentre giunge Agnese che propone ai due personaggi di recarsi al castello dell’Innominato dove avrebbero trovato protezione e soccorso. Il motivo reale per il quale la donna si reca dal curato è il potersi far riconoscere dal signorotto, che non l’ha mai vista prima d’allora, avendo avuto con lei solo una corrispondenza scritta.
I tre si mettono dunque in viaggio, durante il quale ognuno si sofferma sulle proprie preoccupazioni. Don Abbondio critica i potenti e coloro che hanno causato la guerra, mentre Agnese si preoccupa di riabbracciare presto Lucia, ora a Milano. Passando per una strada pubblica decidono di fermarsi a casa del sarto, che per un periodo aveva ospitato la giovane, per riposare e rifocillarsi. Vengono accolti calorosamente dalla famiglia che non mostra alcun segno di inquietudine per l’esercito imminente. Durante il pranzo, i protagonisti svelano agli amici la loro meta, dilagandosi così a parlare della conversione dell’innominato.

Questa aveva riscontrato conseguenze per lo più positive: il desiderio di vendetta dei suoi nemici si era dileguato di fronte alla sua umiltà, al contrario, essi erano quasi spinti a manifestazioni di rispetto in sua presenza. L’innominato, infatti, non portava più con sé né armi né bravi. È vero anche che molti altri, al suo comando o desiderosi di un servizio da parte sua, non approvavano questo mutamento, ma non per questo lo disprezzavano. Inoltre il potente signore aveva aperto la sua dimora a tutti coloro che cercavano rifugio: le sue sale erano diventate dormitori veri e propri, e di certo non avrebbe negato l’ospitalità ad Agnese e i suoi compagni, che si avviarono dalla casa del sarto verso la loro meta.[

analisi

Il capitolo è diviso in due parti: la prima dedicata alla fuga di Don Abbondio, Agnese e Perpetua, e composta da quattro sequenze; la seconda concentrata sul paragone tra il presente e il passato dell’Innominato, unica sequenza a sé.
In questo capitolo vengono sottolineate maggiormente le caratteristiche dei personaggi che compaiono, inseriti nel grande evento storico della guerra. Si tratta, infatti, della narrazione della microstoria: Manzoni introduce i propri personaggi all’interno della macrostoria illustrata nel capitolo precedente.

Don Abbondio risulta più egoista che mai, con il solo pensiero della propria salvezza. Sfrutta il fatto di essere il curato del paese per avere una protezione da parte dei cittadini. È evidente inoltre la mancata vocazione all’inizio della sua carriera e la voglia di tenersi lontano dai guai. Soprattutto questo personaggio, inserito nella situazione della guerra, viene calato sotto un’ottica quasi comica per sdrammatizzare i tragici eventi narrati nel capitolo precedente. Questa è una tattica a cui l’autore spesso ricorre, come ad esempio nel capitolo XXI attraverso l’immagine della vecchia.
Perpetua appare invece, al contrario del padrone, sicura: è lei, infatti, a prendere in mano la situazione e a tranquillizzare don Abbondio, procurando tutto l’occorrente per la fuga.
Il lato di Agnese che più traspare è il forte sentimento materno nei confronti di Lucia. Più volte, infatti, le pensa durante il viaggio, sognando di riabbracciarla il prima possibile. Nel suo animo, la preoccupazione di vedere la figlia, supera quella per la guerra.
Veniamo a conoscenza anche delle opinioni del sarto a proposito della guerra: egli, immerso nel suo mondo di romanzi e avventure eroiche, è convinto che i Lanzichenecchi non raggiungeranno mai la sua casa, poiché fuori città. Rimane dunque avvolto da quel senso di torpore e ingenuità che i libri causano in lui. Come già evidenziato nel capitolo XXIV, le stesso personaggio si trova in difficoltà ad affrontare la realtà e agire di conseguenza.
La seconda parte si concentra invece sull’Innominato e il rapporto tra presente e passato. Manzoni ha una particolare ammirazione per questo suo personaggio, tanto da lodarlo e renderlo eroico per le scelte fatte. Viene comunque fatto notare che le sue caratteristiche e le sue doti non sono mutate, bensì utilizzate per il bene altrui e sfruttate al meglio. Ad esempio, il coraggio che prima aveva utilizzato per offendere, successivamente lo mostra nell’accettare tutto quello che può accadergli dopo aver commesso tanti crimini.
Il cambiamento non è quindi nel personaggio in sé ma nel modo in cui egli si comporta: va, infatti, in giro senza armi, lasciando così sgomenti i passanti.
Inoltre, mutamenti si notano anche nella figura del castello: mentre prima era un luogo temuto, ora è la dimora per molti rifugiati dalla guerra, che trovano protezione.
La sua conversione non vede cambiamenti solo nel suo atteggiamento, ma anche in quello che gli altri hanno nei suoi confronti. Molti, infatti, erano passati dal desiderio di vendetta ad ammirazione nei riguardi di costui.
Da solo, infatti, come dice l’autore stesso, si era umiliato, attraverso il pentimento, quando in passato nessuno aveva mai provato a offenderlo.

Registrati via email