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Capito Primo - Promessi Sposi

Sta scendendo la sera su un piccolo, innominato paese lombardo tra le Alpi e il lago di Como; Don Abbondio, il curato, ritorna dalla sua quotidiana passeggiata, leggendo il breviario. Tutto è tranquillo, consueto per il curato, che, non essendo nato "cuor di leone", ha un suo ideale ben fermo: "star nei suoi panni", ignorato da tutti, restare equidistante tra i cattivi e i buoni, vivere, come Dante condannava, "senza infamia e senza lode". Purtroppo, solo per vivere questo suo codardo ideale di vita in un secolo tanto duro quanto il XVII, quest'uomo si è fatto sacerdote. Si può immaginare che con che cuore egli si accorga ad un tratto di essere aspettato ad un crocicchio da due bravi: sgherri prezzolati al servizio di signorotti prepotenti, contro le cui malefatte si erano rivelate impotenti le "gride" e le leggi dei vari governatori. Al curato viene ingiunto da due messeri di non unire in matrimonio Renzo Tramaglino e Lucia Mondella e viene pronunciato il nome di Don Rodrigo, un signorotto del luogo. Don Abbondio, che aveva balbettato qualche scusa, a quel nome si sprofonda in un inchino e in complimenti che vengono presi senz'altro come un'accettazione. E del resto il curato, pur senza confessarlo a se stesso, ha già scelto la via dell'iniquità, anche se egli di natura non è malvagio; infatti, un solo sentimento è in lui: la paura. Giunto, fuori si sé, alla sua curia, non regge all'incalzare di domande di Perpetua, la serva fedele, spaventata dal suo aspetto sconvolto. Don Abbondio, dopo avere ripetutamente fatto giurare a Perpetua il silenzio, si libera del suo segreto e rivela il terribile incontro. Il buon senso della donna indica subito al padrone la via giusta: scrivere all'arcivescovo, "che non ha paura di nessuno, e, quando può fare star a dovere uno di questi prepotenti, per sostenere un curato, ci gongola".

Ma Don Abbondio non prende neppure in considerazione una così logica proposta e ribatte: "Quando mi fosse toccata una schioppettata nella schiena, Dio liberi! l'arcivescovo me la leverebbe?". Penosamente lamentandosi, preoccupato per il domani, giorno stabilito con le nozze, don Abbondio, a lume di candela, si dirige verso la sua camera e, giunto alla soglia, si volta indietro verso Perpetua mette il dito sulla bocca, dice, con tono lento e solenne: - Per amor del cielo! - e sparisce.

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