Ominide 1320 punti

Capitolo Diciassettesimo

Uscito dall'osteria di Gorgonzola, in gran pena per ciò che ha udito dire dal mercante milanese, e cioè che egli è ricercato, Renzo continua il suo viaggio scegliendo con cura le stradette fuori mano. Cerca di consolarsi pensando che "i birri che lo conoscevano eran due soli, e che il nome non lo portava scritto in fronte". Dopo aver attraversato paesi e villaggi, senza chiedere nulla e senza fermarsi in osterie, pur essendo stanco e infreddolito, a notte, quando era ormai sul punto di cedere e tornare sui suoi passi, sente il fruscio dell'Adda e si ferma a passare la notte in una capanna abbandonata, poco lontana dal fiume. All'alba "il cielo prometteva una bella giornata", ma Renzo non ha occhi per "quel cielo di Lombardia così bello quand'è bello, così splendido, così in pace". Egli bada solo "alla sua strada" e cammina a passi lunghi, per riscaldarsi e per arrivar presto. Arrivato alla riva dell'Adda, vede un pescatore che su una barchetta risaliva il corso del fiume, lo chiama, salta nella piccola imbarcazione e viene silenziosamente trasportato all'altra riva. Dal suo traghettatore apprende con gioia che si trova vicino Bergamo, in terra di San Marco. Ringraziato Dio col cuore e il pescatore con la bocca e con una berlinga, Renzo si ferma una momentino sulla sponda dell'Adda "a contemplar la riva opposta, quella terra che poco prima scottava tanto sotto i suoi piedi". Si incammina poi verso il paese del cugino Bortolo e per la strada incontra molti mendicanti e molti segni della carestia. Finalmente giunto in casa del parente, viene accolto con grande affetto; egli narra distesamente la sua odissea e non solo trova generosa ospitalità, ma anche lavoro: infatti, per mezzo di Bortolo, viene assunto nello stesso suo opificio.

Registrati via email