Il capitolo comincia con una spiegazione storica sulla carestia di Milano, causata da circostanze naturali sfavorevoli, dalla guerra e dal malgoverno. L’aumento dei prezzi aveva suscitato nel popolo incredulità, sebbene fossero a conoscenza dei fatti. Infatti la gente pensava che la carestia non fosse reale, ma che i proprietari di grano non lo vendessero per arricchirsi a spese dei poveri. Così a Milano si cercavano i colpevoli da punire e si invocavano provvedimenti per risolvere la situazione. Così Antonio Ferrer, il vice governatore che sostituiva don Gonzalo, rispose ai malcontenti abbassando il prezzo del pane. Il provvedimento generò violenza poiché i fornai milanesi si trovavano in difficoltà e si rivelò insostituibile con un’altra decisione più equa perché il popolo non voleva rinunciare al favore concesso. La sera del 10 novembre già si avvertivano i primi segni di rivolta. Il mattino successivo, il giorno in cui Renzo entra in città, i disordini iniziano con l’aggressione ai garzoni dei fornai che portano il pane nelle case. In seguito viene preso d’assalto il forno delle Grucce. Qui giunge il capo della giustizia con i suoi alabardieri che però non riesce a fermare la folla inferocita ed è costretto a ritirarsi. Così la massa di gente riesce a sfondare porte e finestre dell’edificio e saccheggia il forno. A questo punto Renzo, spinto dalla curiosità, si mette a seguire la massa ma non riesce a capire ciò che sta succedendo. Invece di tornare a cercare padre Bonaventura, il giovane decide di continuare a seguire la folla verso il forno del Cordusio. L’edificio però è ben protetto da uomini armati e dopo un momento di incertezza una voce incita tutti a far giustizia dal vicario di provvisione, la cui casa è vicina.

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