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L'ultimo incontro fra Renzo e don Rodrigo

Le parole altamente drammatiche con cui padre Cristoforo si confessa a Renzo ancora accecato dall'odio verso don Rodrigo e dal desiderio di "farsi giustizia da sé" sono veramente sublimi. Dopo l'amaro rimprovero a Renzo, dopo la sconfortata ma dura minaccia di lasciarlo solo nel lazzaretto e la tiepida dichiarazione di perdono del giovane, il frate, sfinito e stanco, con i segni della morte sul volto, ha ritrovato tutta la sua forza per fare a Renzo la confessione di quel suo lontano delitto, dovuto unicamente all'odio, a quello stesso odio per cui ora Renzo, che Dio ha salvato dal tormento di un rimorso futuro, sragiona. E questa confessione fatta lì, nel lazzaretto, da un uomo al quale è già tanto vicina la morte, è estremamente drammatica, ma necessaria. Erano necessari questo suo accusarsi e questo suo umiliarsi perché Renzo, colpito dall'esempio, potesse sentirsi indotto a un vero perdono, e convincersi che non bisogna mai arrogarsi il diritto di fare giustizia da sé, ma occorre invece, confidare in Dio, credere nella sua giustizia e amare e perdonare, come Egli stesso ci ha insegnato. Infatti, il castigo non ha tardato molto a cadere sull'oppressore di ieri. Chi riconoscerebbe in quel disgraziato lì, immobile, su quel materasso gettato per terra, con gli occhi che non hanno più sguardo, con il volto paurosamente tumefatto dal morbo, e che sembrerebbe già morto, se non fosse qualche sussulto che ne scuote il corpo, il signore ricco, altezzoso e prepotente che ha osato perfino sfidare la morte? Soltanto una cappa, gettata come coperta sul corpo, resta di quella superbia e di quella ricchezza: il resto è infinita miseria. Don Rodrigo giace lì, da quattro giorni, senza dar cenno di ravvedimento. Ma, forse, questa resistenza alla morte non può essergli stata data per grazia di Dio, perché faccia a tempo ad arrivare qualcuno, da lui tanto offeso, che lo perdoni e che preghi Dio di salvarlo? E chissà che dietro quello sguardo assente e quasi spento non vibri una ultima, estrema particella di vita, ma pur bastante per rivolgersi alla infinita misericordia divina? Non c'è bisogno di parole, ora, per convincere Renzo. Le sue mani si congiungono nel gesto della preghiera che nasce sincera dal cuore e si innalza a Dio. E il suono della campana che interrompe quest'attimo di commossa comunione sembra essere quasi la risposta attesa. Che, davvero, il gesto d'amore di Renzo abbia compiuto il miracolo?

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