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LA RAPPRESENTAZIONE DEL PAESAGGIO

Processo di avvicinamento: da un lontano orizzonte a uno spazio domestico.

La pagina che apre il romanzo, dedicata ad un’ampia descrizione paesaggistica, fornisce un primo esempio significativo di come il Manzoni rappresenti il paesaggio senza fermarsi ad una semplice analisi di dati o a suggestioni pittoresche. L’intenzione dello scrittore è piuttosto quella di comunicare un sentimento dello spazio, che crei nel lettore l’effetto di organica armonia che esiste nella nature e insieme prepari l’atmosfera adatta per l’evento, che segnerà l’inizio della narrazione.

Analizzando, infatti, le sequenza, nelle quali la pagina può essere suddivisa, ci rendiamo conto che i vari elementi espressivi –dalle immagini alle strutture sintattiche- hanno una loro funzione e significato. Dapprima si ha l’impressione che lo spettacolo venga osservato dall’alto, dallo sguardo di qualcuno che è in gado di abbracciare l’intero orizzonte e di coglierne i tratti essenziali, focalizzando la sua attenzione sul corso dell’Adda, che viene seguito nel suo percorso da nord verso mezzogiorno. E’come se sotto i nostri occhi si delineasse una carta geografica, nella quale fossero segnati i monti, le valli, e , al centro, il fiume e il lago di Como.

Successivamente ci rendiamo conto che l’osservatore non è immobile, ma si sposta dall’alto verso il basso lentamente, quasi a volo d’uccello, in modo che il suo sguardo diviene capace di individuare particolari che prima sfuggivano: poggi, valloncelli, infine ghiaia, ciottoli, abitati sparsi e, più definita la città di Lecco.

Sembra che alla carta geografica sia stata sostituita un’immagine più viva e reale, quasi come quella che si può avere davanti agli occhi a bordo di un aereo che sta atterrando. Ma l’effetto complessivo di armonia è rimasto: la rappresentazione del paesaggio coincide con il sentimento dell’ordine presente nella natura in quanto creazione di Dio.

A questo punto, anche se lo spettacolo descritto resta lo stesso, la prospettiva dalla quale viene osservato è diversa. Dopo il riferimento al tempo storico, ci rendiamo conto che l’osservatore ha cambiato collocazione: non si trova più al di sopra, ma lateralmente rispetto alla scena: ce lo immaginiamo procedere su di una di quelle strade e stradette, che percorrono i pendii delle montagne: da qui la vista spazio dal particolare al generale.

Si ricompone così il quadro iniziale, ma con altro effetto; abbiamo questa volta la sensazione di uno spazio “domestico”, di una tranquillità raccolta: sta per comparire in una di queste stradicciole la figura di don Abbondio e dalla rappresentazione della natura l’autore passa così al piano della narrazione.

La geografia si è trasformata nella storia: storia di quei luoghi e, poi, dei personaggi che ci appaiono veri e naturali come l’ambiente che ci circonda. Siamo all’interno dell’avventure senza essercene accorti.

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