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Prima della conversione: opere classicistiche --> tra il 1801 e 1810 compone opere classicistiche, scritte con un linguaggio aulico e piene di riferimenti mitologici e dotti. Nel 1805 scrisse il Carme in morte di Carlo Imbonati nel quale immagina che Imbonati (figura paterna) gli appare in sogno in cui impartiva a Manzoni insegnamenti di vita e di poesia. In questo poema nasce l'idea del giusto solitario che vive una vita ritirata dedicata alla letteratura. Nel 1809 compose l'Urania, un poemetto neoclassico su come gli uomini sono stati civilizzati dalle muse. Manzoni ad un certo punto della sua vita decise di distaccarsi dal classicismo per avvicinarsi ad una letteratura nuova.
Dopo la conversione: concezione storia e letteratura --> La conversione influenzò Manzoni dal punto di vista della personalità e degli scritti. La religione diviene un punto di riferimento nella vita di Manzoni, che lo conduce a cambiare prospettiva assumendo un atteggiamento anticlassico perché egli vedeva nei Romani un popolo oppressore e violento da non imitare. Manzoni si interessò per tale motivo al Medio Evo cristiano e inizia a rifiutare l'idillica serenità classica. Manzoni vuole una letteratura vera e reale, utile moralmente e civilmente. Tipica caratteristica del romanticismo era l'esigenza di rinnovamento letterario.

Le tragedie: Manzoni sceglie la tragedia storica e rifiuta le unità aristoteliche. Nella tragedia classicistica i fatti si svolgevano nell'arco di una giornata e non c'erano colpi di scena. Nella tragedia storica vuole collocare i conflitti dei suoi personaggi in un determinato contesto storico, e afferma di non voler intentare dei fatti per adattarvi dei sentimenti, ma di voler spiegare ciò che gli uomini hanno sentito, voluto e sofferto tramite ciò che essi hanno fatto. Manzoni completa le storie tramandate reali con l'invenzione poetica di pensieri e sentimenti dei protagonisti. Manzoni per tale motivo non prende in considerazione le unità classiche, egli rifiuta inoltre il "romanzesco" ovvero quella forzatura artificiosa dei caratteri e delle passioni che non sono realmente le azioni che l'uomo compie di solito. Manzoni quindi punta al vero, in modo tale che la sua tragedia abbia delle influenze positive sui suoi spettatori.
Conte di Carmagnola: La prima tragedia di Manzoni, il Conte di Carmagnola scritta tra il 1816 ed il 1820 parla di un capitano di ventura del 400',Francesco Bussone. Egli era a servizio del duca di Milano e dopo aver ottenuto varie vittorie, sposò la figlia del duca. Successivamente passò a servizio di Venezia, con la quale sconfisse Milano nella battaglia di Maclodio. Sospettato di tradimento dai Veneziani viene attirato a Venezia con un escamotage falso, incarcerato e condannato a morte. Manzoni in questo caso era convinto dell'innocenza del conte di Carmagnola, e quindi la tragedia è un conflitto tra l'uomo d'animo elevato, generoso, puro e la ragion di Stato. Il tema che ritroviamo è quello della storia umana come trionfo del male.
L’Adelchi: Nella seconda tragedia dell'Adelchi, Manzoni scrive del crollo del regno longobardo in Italia nell'VIII secolo, colpito anche dai Franchi di Carlo Magno. Manzoni scrisse inoltre il Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia. La trama è a riguardo Ermengarda, figlia di Desiderio il re longobardo che venne ripudiata da suo marito Carlo Magno e fa ritorno dal padre. Desiderio vuole vendicarsi e costrinse il papa Adriano a incoronare re dei Franchi i figli di Carlo Magno che si erano rifugiati da lui. Carlo Magno a tal punto obbligò Desiderio a restituire le terre sottratte al papa ma egli rifiuta e quindi viene dichiarata guerra. Carlo è fermo alle Chiuse di Susa ma gli viene suggerito un passaggio segreto e in tal modo riesce a colpire i longobardi. I tentativi di Adelchi di opporsi ai Franchi sono inutili e perciò i longobardi si trovano in difficoltà. Ermengarda dopo la notizia che Carlo Magno si sarebbe risposato, muore delirante. Adelchi resiste ancora in battaglia ma quando giunge la notizia che Verona è caduta, Adelchi muore.
I cori: Nelle sue tragedie Manzoni introduce il coro, che rappresenta una novità nel teatro tragico. Esso non ha la stessa funzione che aveva nella tragedia greca, ovvero la personificazione dei pensieri e dei sentimenti ma bensì aveva la funzione per Manzoni di "cantuccio" ovvero un momento lirico in cui lo scrittore può esprimere la propria visione di fronte ai fatti tragici in nome del vero.
Il Fermo e Lucia e i promessi sposi
Manzoni e il problema del romanzo: i promessi sposi sono un romanzo innovativo all'interno della tradizione letteraria romana. Nel 1821 infatti decidere di scrivere un romanzo era molto coraggioso appunto perché usciva dalle convenzioni classicistiche. La poetica di Manzoni è caratterizzata dal vero, dall’utile e da ciò che è interessante e inoltre si rivolge ad un pubblico vasto e permette la comprensione a tutti. Il romanzo è un mezzo di propagazione delle notizie storiche infatti parla di una realtà umile ignorata dalla letteratura classica siccome i protagonisti sono solo due semplici abitanti della campagna longobarda. Tale romanzo è di carattere realistico.
I Promessi Sposi e il romanzo storico: Con i romanzo storico Manzoni ricostruisce tutti gli aspetti della società del tempo e i protagonisci sono personaggi inventati di condizione povera. Manzoni si documentò leggendo opere storiografiche sull'argomento come testi di quel tempo, biografie ecc.. Perciò anche i personaggi e i fati inventati sembrano reali.
Quadro polemico del 600': Manzoni con questo romanzo voleva denunciare la società lombarda del 600 sotto la dominazione spagnola. Il 600 in Lombardia per Manzoni rappresenta un periodo di ingiustizia e di oppressione da parte del governo, aristocrazia e popolo. Manzoni quindi si rivolge al passato per cercare i motivi e le radici dell'arretratezza dell'Italia per poter poi mirare ad un modello di società futura migliore.
Modello manzoniano di società: Manzoni vuole i nobili alla guida della società. Egli mira ad un saldo potere statale, una legislazione razionale ed equa e una politica economica valida e un'organizzazione sociale giusta senza il conflitto fra classi in cui l'aristocrazia debba investire ricchezze. Rodrigo e Gertrude all'interno dell'aristocrazia rappresentano dei personaggi negativi ed irresponsabili mentre il cardinal Federigo rappresenta il modello positivo e l'innominato indica il passaggio da parte della nobiltà dalla funzione negativa alla funzione positiva. Per quanto riguarda il popolo l'esempio negativo è quello della folla a Milano, il positivo della rassegnazione cristiana di Lucia che poi perseguirà anche Renzo.
Liberalismo e cristianesimo: Tale idea di società si ispira ai principi della borghesia liberale. Diviene quindi un dovere per l'uomo agire per contrastare il negativo della società e della storia e quindi il cattolicesimo di Manzoni diventa laico e liberale. La società dovrà sia ispirarsi al liberalismo borghese che ai principi religiosi del cattolicesimo.
L'intreccio del romanzo e la formazione di Renzo e Lucia: Inizialmente la situazione è serena, ma è una serenità apparente. La vicenda di Renzo e Lucia è un esplorazione negativa della realtà storica sociale e politica. Il romanzo si delinea come un romanzo di formazione in cui Renzo giunge ad abbandonare la sua personalità ribelle per rassegnarsi alla volontà di Dio e la formazione si attua dopo la sommossa e di Milano sconvolta dalla peste. Lucia invece inizialmente ha una visione idillica della vita e non possiede la consapevolezza del male necessaria per comprendere la natura umana. Lucia alla fine arriva a comprendere che il male si abbatte anche su colore che non commettono peccato.
Lucia e Renzo si consapevolizzano della malignità della realtà in cui vivono. Alla fine troviamo il rifiuto dell’idillo, inteso come una vita quieta. Perciò la loro vita non è finalizzata allo star bene ma al fare del bene.
Concezione della provvidenza: Renzo e Lucia hanno una concezione ingenua della Provvidenza perché secondo loro Dio interviene a difendere e a premiare i buoni e a garantire il trionfo della giustizia. Manzoni invece riteneva che la Provvidenza non consiste nell'assicurare la felicità ai buoni, ma nel fatto che la sfortuna permette di maturare e essere consapevoli e solo alla fine Renzo e Lucia giungono a tale conclusione.
Ironia: La narrazione dei promessi sposi è pervasa da una sottile nota ironica difficile da definire. L'ironia quindi pregiudica un atteggiamento di distacco da parte del narratore dalla letteratura. L'ironia segna la distanza del colto narratore dalla gente umile. Renzo è ironizzato perché è un personaggio ingenuo e imprudente ma sotto sotto buono. Nei confronti di Don Abbondio l'ironia si trasforma in un sarcasmo un po cattivo.
Il Fermo e Lucia: Manzoni ha lasciato 3 redazioni dei promessi sposi tra cui vi è il Fermo e Lucia, che presenta differenze nell'intreccio rispetto alla terza edizione dei promessi sposi. Nel Fermo i personaggi hanno una fisionomia diversa ad esempio Lucia è piu realistica. Nel Fermo Manzoni ricorre al documento storico e realistico, e introduce digressioni di carattere saggistico su problemi storici economici, culturali, e lascia spazio a lunghe discussioni. Nei promessi tale aspetto è ridotto. Nel Fermo vi sono posizioni critiche e polemiche più aspre e secche mentre nei promessi sposi le posizioni di Manzoni sono più sfumate sotto il velo ironico. Nel Fermo c'è una netta contrapposizione tra bene e male, positivo e negativo, ideale e reale.
Problema della lingua: Manzoni introduce una nuova lingua letteraria, possibile lingua della futura Italia unita. La lingua letteraria era inadeguata per l'idea di diffusione vasta del romanzo di Manzoni, a causa della mancanza di costrutti e di un codice comune tra chi scrive e chi legge. La nuova lingua sarà un insieme tra toscano letterario e lingua parlata ma successivamente sarà più orientata al toscano. La soluzione fiorentina consisteva nel fiorentino delle persone colte come lingua unitaria viva parlata. Per tali motivi Manzoni rivede il romanzo.

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