Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

La madre di Cecilia

Riassunto breve ma dettagliato e completo dell'episodio della madre di Cecilia, tratto dal romanzo "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni.

E io lo dico a Skuola.net
La madre di Cecilia

La pestilenza ha sconvolto Milano investendo col suo mortale respiro uomini e cose. Ogni cosa ne reca i tristi segni: una croce fatta col carbone sulla porta per indicare ai monatti che vi sono morti da portar via, o i sigilli se vi sono persone ammalate. Per le strade, lo spettacolo è addirittura sconvolgente. A ogni passo i pochi vivi che osano ancora avventurarsi per la città inciampano in cadaveri abbandonati, malamente coperti di stracci. E intorno è come se la vita attiva, laboriosa di ogni giorno fosse finta. Il silenzio che sale da quei corpi morti e che invade le vie è solo rotto di tanto in tanto dal rumore dei carri funebri e dalle grida dei monatti. Solo a ore fisse, all'alba, a mezzogiorno e alla sera, una campana del Duomo dà il segnale della preghiera. Allora, nell'aria si propaga la voce delle altre chiese che accompagnano il bisbiglio di chi prega e nella preghiera trova la sola ragione di speranza e di conforto. Fra tutto quello squallore disperato che il Manzoni descrive con crudo e drammatico realismo a momenti perfino sconcertante, si eleva, altamente poetica, l'immagine della madre di Cecilia. L'episodio che può sembrarci una creazione del tutto originale della fantasia del Manzoni, ha invece un sicuro fondamento storico: infatti, il Borromeo nel suo De pestilentia lo racconta, ma come una breve notizia di cronaca, senza alcun commento. Il Manzoni, riprendendo quel motivo e sviluppando, riesce a creare un "pezzo" non solo di mirabile bravura, ma di commossa umanità. Il Manzoni si sofferma su queste due creature con un'umanità toccante, scevra da qualsiasi retorica; e la semplicità commossa delle sue espressioni aumenta l'atmosfera di mestizia e di pena che noi proviamo ricostruendo davanti ai nostri occhi quel quadro di tragica realtà: la madre che scende lenta e composta coi segni della morte sul viso dalla scala di una delle tante case, con in braccio, ben pettinata e vestita tutta di bianco, la sua bimba morta. E questa donna non piange, non grida, non impreca. Come già distaccata dalla vita, parla al monatto che vorrebbe togliere di braccio la piccola morta, gli offre una borsa di denaro e da se stessa compone il corpicino sul carro. Poi, quasi per rassicurare la piccola, le dona come ultimo viatico per il suo viaggio il conforto di una premessa: quella che a sera ella e la sorellina saranno di nuovo con lei in un mondo dove Cecilia potrà rivedere per sempre il sorriso della sua mamma. Su questo sfondo di desolato squallore niente ci appare più commovente di questa riva, già morta, e che alla morte guarda con tragica compostezza. Ma il senso di commozione che invade il cuore proviene anche da qualche cosa che non si vede: dalla religiosa rassegnazione alla volontà di Dio.
Contenuti correlati
Accedi con Facebook
Registrati via email