Renzo Tramaglino e Don Abbondio: due personaggi a confronto
Renzo Tramaglino, futuro sposo di Lucia Mondella, si trova ad essere vittima dell'egoismo di Don Rodrigo, ricco e potente nobile. Renzo è un giovane filatore di seta, fin da piccolo orfano, possiede anche un poveretto, che dà lavoro a lui e ad altri.
Nel secondo capitolo egli cambia spesso d'umore; all'inizio, quando va da Don Abbondio, è molto felice ed agitato allo stesso tempo, poiché in quella mattina si doveva sposare.
Ma quando poi arriva, cambia di nuovo d'umore, poiché il povero prete gli dice che non si può celebrare il matrimonio per degli imbrogli che lui stesso non ha sistemato.
Renzo, inizialmente crede che Don Abbondio si stia prendendo gioco di lui ed in lui nasce un sospetto, poi però torna a casa per dire alla sua sposa che il matrimonio non si celebra più nel giorno stesso, ma fra una settimana. Don Abbondio che non era "un cuor di leone", preferisce sottomettersi al volere dei più potenti. Egli sta sempre dalla loro parte, facendo capire però che ci sta tanto per dire, in modo che se il più potente diventava il più debole, egli passava dall'altra parte.
Egli aveva scelto di fare il prete per convenienza, non aveva mai voluto avere molti impicci nella vita, questo si vede anche nel capitolo 1, quando tornando a casa "sposta i ciottoli che intralciano il suo cammino". Egli usa la cultura come strumento di oppressione, questo si vede quando lui dice alcune parole in latino a Renzo, fingendole i nomi degl'imbrogli che lui non aveva sbrigato. Questo dimostra che lui è oppressore e allo stesso tempo oppresso.

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