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Perpetua
Perpetua è uno dei personaggi del romanzo che non destano un grande interesse, perché non dotata di un carattere eccezionale, e perchè non si mostra "tutta d'un pezzo", coerente e rigorosa nel bene o nel male, ma al contrario risulta essere caratterizzata da un impasto vario di virtù e di slanci generosi, di meschinerie e di difetti. Tutto sommato però prevale in essi un fondo di schietta bontà non danneggiato dalla presenza di qualche imperfezione, ma anzi più caldamente aperto ad accattivarsi le simpatie dei lettori proprio nella misura che si tiene lontana dall'austera perfezione con cui si mostrano figure quali quelle del cardinal Borromeo, di fra Cristoforo, dell'Innominato, di Lucia; lontano anche dalla profonda ripugnanza che suscita la viltà di don Abbondio.
Non c'è dubbio, infatti, che Renzo, Agnese e Perpetua e le figure minori di Bortolo, Gervaso siano i personaggi cui più evidente è la simpatia dei lettori, quelli stessi del resto con cui più affettuosamente si è intrattenuto l'autore, sciolto nei loro confronti dall'impegno di dare ritratti scultorei e più abbandonato alle reazione bonaria di un franco e aperto sorriso.
Il piccolo vizio di Perpetua, vizio del resto veniale, privo di gravi conseguenze, facilmente perdonabile, è rivolto in un senso in qualche modo opposto a quello in cui è portato don Abbondio per effetto della sua viltà. Tra gli effetti della sua ignavia, infatti, uno dei più appariscenti è quello che lo induce a un ostinato mutismo, a una gretta misurazione di ogni parola pronunciata nel timore di lasciarsi scappare qualche espressione compromettente: è questa senza dubbio la tipica reticenza di chi cela nell'animo gelosi segreti, di chi ha gravi motivi di apprensione che non vuole portare alla luce, ma conservare nella più completa oscurità, non facendone partecipe alcuno. Invece il leggero difetto di Perpetua è il difetto tipico delle anime candide, delle anime che non hanno nulla da nascondere e che se anche giungono a concepire qualche pensiero malizioso non riescono assolutamente a trattenerlo e lo pongono immediatamente in circolazione, a questo modo purificandolo o per lo meno neutralizzandolo.
I pettegolezzi, le chiacchiere di Perpetua sono dunque espressione di un animo semplice, schietto, estroverso e spontaneo che cerca naturalmente di associarsi coi suoi simili, di intrattenere rapporti con essi appunto col sistema delle chiacchiere, perché non trova nel proprio animo alcuna prevenzione nei confronti del prossimo, e anche perché la sua coscienza cristallina non le fa temere alcuna reazione da parte degli altri, alcuna vendetta.
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