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Promessi Sposi - Protagonisti

I protagonisti dei "Promessi Sposi" con riferimento ai protagonisti oppressi e protagonisti oppressori

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I protagonisti dei "Promessi Sposi"

Oppressi Iprotagonisti del romanzo sono gli umili. Renzo e Lucia incarnano le due tipologie umane. Lucia: è la protagonista femminile ed è l’incarnazione della figura salvifica di Dante Alighieri. In Lucia, non c’è alcuna ombra di peccato è a tuttotondo immersa nel bene. Le uniche deviazioni sono durante la notte di prigionia dell’illuminato in cui si chiede dove stia Dio e compiacere il proprio uomo. E’ una donna spirituale, come se fosse circondata da un aurea benedetta che investe tutte le persone cui ha attorno (profilo sovrumano). Manzoni ama molto le figure femminili come si evince dall’attenzione costante nei loro confronti →Ermengarda Renzo: rappresenta l’umanità reale e cristiana. E’ innocente e colpevole che smarrisce il senso della fede e della legalità. Manzoni tuttavia, nei suoi confronti assume un atteggiamento bonario. Agnese: è una madre premurosa e allo stesso pragmatica. È come se fosse l’altra parte della figura femminile. Utilizza le situazione a proprio vantaggio aggirando l’ostacolo. E’ cristiana però quando i potenti intralciano la situazione lei per buon senso o per arte di arrangiarsi và avanti. Per Manzoni, tutto ciò è illecito nonostante faccia parte di un’umanità reale. Perpetua: è la coscienza di Don Abbondio, che non sa ascoltarsi mettendo a tacere il proprio discernimento. In questo senso, è più positiva di Agnese, poiché rappresenta la volontà di far prevalere gli interessi personali ed è una donna coerente. Può essere considerata il buon senso femminile.

Oppressori
Don Rodrigo: non è l’incarnazione del male poiché è di una pochezza assoluta “piccolo re, del suo piccolo castello, che è la piccola capitale”. Il suo intento è divenire una personaggio malefico eccezionale, ma la sua cattiveria si manifesta solo nella sua piccolezza. Proprio tale piccolezza, infatti, lo porterà in un clima discendente che lo condurrà alla morte per peste, restando schiacciato dallo stesso male.
L’Innominato: è un personaggio quasi assente, ma strumentale. Appare negativo nell’iniziale svolgersi della vicenda, ma durante la narrazione acquisisce il senso della sua vita, attraverso la conversione che lo conduce verso un mondo e una prospettiva migliore. Manzoni lo utilizza per veicolare il messaggio secondo cui non c’è perdono che Dio non possa dare (riferimento al coro dell’atto quarto di Ermengarda)
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