Federigo Borromeo

Federigo Borromeo è un personaggio famoso per bontà d’animo e per carità cristiana. Manzoni vuole evidenziare la natura eccezionale di quest’uomo che, pur essendo nato in una famiglia agiata,vuole,molto giovane,prendere i voti e dedicarsi alla vita ecclesiastica, schivando i vantaggi che la sua nobile origine poteva offrigli. “volle una tavola piuttosto povera che frugale,un vestiario piuttosto povero che semplice”,chiamato nel 1595 da papa Clemente VIII a rivestire la carica di arcivescovo di Milano, cercò in tutti i modi di aiutare gli umili e i diseredati; non solo diceva che “ le rendite ecclesiastiche sono patrimonio dei poveri”, ma riuscì anche a mettere in pratica queste parole. Nonostante la sua semplicità riusciva lo stesso ad unire “al genio della semplicità quello d’una squisita pulizia”; due abitudini che si notavano molto bene in quell’età sudicia e sfarzosa.
Con questi due aggettivi si nota la critica che l’autore vuole fare al 600, periodo in cui si dava molto peso alla ricchezza esteriore. Federigo riuscì a mettere in piedi la biblioteca ambrosiana, fornita di libri e manoscritti. Il cardinale però non si limitò solo a raccogliere queste opere, ma fu anch’egli uno studioso. La vita di Federigo fin dalla gioventù fu dedicata al bene del prossimo, fu una sorta di lotta alla cattiveria e alla noncuranza del secolo, una lotta contro il nemico che poteva essere sia interno che esterno.
Le esperienze di tutte le debolezze e le infelicità umane che egli ha cercato di correggere, hanno dato a Federigo la capacità di comprendere ogni condizione, ogni miseria, ottenendo così una spontanea attitudine ad affrontare qualunque disonesto e corrotto con soavità e forza di persuasione. Come dice il Somigliano “ in lui l’altezza della mente è pari alla nobiltà del cuore”. Per questo in tutte le sue azioni non ci sono nè segni di incertezza nè segni di debolezza. La sua forza espressiva a poco a poco penetra nell’anima, la vince,la affascina

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