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Descrivi lo studio di Azzecca-garbugli. Dalle condizioni dello studio e del dottore quale idea della giustizia emerge?

Incoraggiato da Agnese, Renzo va a Lecco per incontrare il dottor Azzecca-garbugli, illustrargli le faccende che sono avvenute da parte di Don Rodrigo e cercare un aiuto in merito.
Innanzitutto, Renzo prende quattro capponi da portare al dottore, e in questa parte si può’ notare già l’estrema corruzione che c’era in quei tempi, la legalità era per doni e non per diritti.
Entrando nello studio si possono, inoltre, notare grandi scaffalature piene di libri vecchi e polverosi, una tavola piena di documenti di grida, suppliche e libelli e alcuni mobili, come una poltrona, ormai vecchi e malandati.
Il dottore Azzecca-garbugli, insieme allo studio, appare una persona poco curata, in veste da camera, coperto da una toga ormai antica e smessa.
Da questa visione possiamo trarre un’idea di Manzoni di disappunto a causa di una giustizia piena di confusione e disorganizzazione, comandata dai più forti e che di giustizia in se ne ha ben poca.

Continuando nel terzo capitolo, possiamo capire che dopo il fraintendimento di Azzecca-garbugli con Renzo, che viene scambiato per un bravo, lui rifiuta la richiesta di aiuto di Renzo, per stare dalla parte dei più forti, e come Don Abbondio e la grandissima parte di persone in quel secolo, non crearsi inimicizie e problemi con gente di rango superiore.

Sullo studio dell'Azzeccagarbugli viene anche riportata una metafora dal Manzoni.

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