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Biografia
Alessandro Manzoni nacque nel 1785 a Milano, dal conte Pietro e da Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria (Dei delitti e delle pene). Separatisi i genitori, trascorse la fanciullezza in collegi dove ricevette un’educazione classica e razionalistica (tipico Illuminista). Uscì dal collegio a 16 anni e si inserì nell’ambiente culturale milanese del periodo napoleonico, stringendo amicizia con intellettuali dell’epoca. Condusse una vita gaudente (tra gioco ed avventure). Nel 1805 si trasferì dalla madre a Parigi, dopo la morte del convivente della madre, Carlo Imbonati, con cui aveva un rapporto affettuoso e di stima. In seguito al matrimonio con Enrichetta Blondel si convertì dal calvinismo (religione protestante che crede nella predestinazione e nell’importanza del lavoro) al cattolicesimo. La sua conversione segnò profondamente non solo la sua vita (trovando degli ideali nei valori religiosi) ma anche la sua attività intellettuale (tra il 1812-15 si dedicò alla stesura di Inni Sacri). Quando nel 1810 lasciò Parigi per ritornare a Milano tutta la sua vita era totalmente ispirata al cattolicesimo. Inoltre la conversione non entrò in conflitto con gli ideali laici-illuministi precedenti. Anzi, li rafforzò: egli infatti vedeva nella religione il fondamento degli ideali di fraternità, uguaglianza e libertà (romanticismo positivo). Per Manzoni fede e ragione potevano convivere: attraverso la ragione ci si pone delle domande a cui si trova risposta nella fede.
Egli era di sentimenti patriottici e unitari; seguì con interesse i moti del 20-21, ma non vi partecipò, seppur condivideva l’ostilità per la potenza austriaca. Espresse i suoi ideali, in particolare politici, in modo indiretto. In ogni caso egli era calato nella storia del suo tempo e crede di svolgere un ruolo attivo con le sue opere: il lettore deve coglierne il significato e riflettere per migliorare sé e la società (es: Promessi Sposi, pubblicati nel 1827- racconta i problemi della vita e della società del suo tempo, critica gli austriaci, riferendosi però ad un’altra dominazione, per evitare la censura; il lettore comprende la negatività delle dominazioni).
Egli inoltre approfondì interessi storici, filosofici e linguistici. In particolare, per la stesura dei romanzi storici, si documentava sulle vicende del periodo di cui voleva narrare, parlando di personaggi\eventi\luoghi realmente esistiti\accaduti.
Negli anni della maturità la sua vita fu sconvolta da vari lutti (moglie, madre, alcuni figli) e da dissapori familiari (condotta dei figli).
Nel 1848, seppur non partecipò attivamente alle 5 giornate di Milano, scrisse un ode patriottica (Marzo 1821), invitando la popolazione a ribellarsi contro la dominazione austriaca.
Morì a Milano nel 1873.

Prima della conversione cattolica, le opere di Manzoni erano d’ispirazione classicista. Tuttavia, nel1801, scrisse il Trionfo della Libertà, un poemetto, in cui inneggia alla Rivoluzione francese, ma già si intravede la delusione negli ideali illuministi, che Manzoni non vede concretizzarsi. Nel 1805 scrisse Carme in morte di Carlo Imbonati, dove immagina che egli gli appaia in sogno dandogli consigli sulla vita e sulla poesia. In questa poesia si avverte già il Manzoni futuro, nella convinta affermazione della sincerità e del rigore morale che deve ispirare la letteratura (utile).
Inoltre si intravede l’ideale del “giusto solitario”, ovvero il rifugio nella propria solitudine per dedicarsi completamente alla letteratura.

I promessi Sposi
Manzoni scese la forma del romanzo (ricco di intrecci, vicende e personaggi) per i Promessi Sposi. Questo genere infatti risponde all’ideale di letteratura dello scrittore:
· il vero: permette di rappresentare la realtà senza gli artifizi della letteratura classicista,
· l’interessante: ha una forma narrativa e un linguaggio accessibile, che suscitano l’interesse del lettore. Manzoni voleva infatti rivolgersi a un vasto pubblico, non ad un elite aristocratica.
· l’ulite: risponde alle esigenze dell’impegno civile, comunicando al lettore notizie storiche, ideali politici, prinicipi..
Il romanzo, essendo un genere nuovo, senza rigide regole, permise a Manzoni di esprimersi liberamente.
Egli rappresenta una realtà umile: i protagonisti sono due semplici popolani che, seppur portatori di alti valori, conservano mentalità, comportamento, linguaggio dei contadini, e sono immersi nella Storia con le loro vicende. I personaggi sono rapportati ad un dato ambiente e periodo, in modo tale che ogni loro pensiero o sentimento possa essere compreso solo se riferito a quel determinato momento. Sono individui dalla personalità unica, inconfondibile e irripetibile (tendenza all’individuale e al concreto, tipico della classe borghese).

Si tratta comunque di un romanzo storico: i protagonisti sono inventati, di oscura provenienza, ma lo sfondo (personaggi e vicende famosi) è reale e documentato, e incide sulle vicende dei protagonisti. La Storia viene raccontata attraverso le vicende quotidiane della gente comune. Manzoni ricostruisce tutti gli aspetti della società, il costume, la mentalità, le condizioni di vita, i rapporti socio-economici. Manzoni si è documentato leggendo opere storiografiche, bibliografie, cronache del tempo.. Egli infatti vuole essere realista e quindi fatti e personaggi storici devono essere affrontati nel modo più rigoroso, le vicende devono essere talmente realiste da poter essere considerate parte della Storia.

Il problema della lingua
I promessi Sposi fornisce alla letteratura un nuovo modello di lingua letteraria, che è possibile usare anche nella futura società dopo l’unità d’Italia. Manzoni vuole usare una lingua che sia:
· compresa da un vasto pubblico
· efficace e comunicativa, quindi un codice completo e ricco, una parlata viva
· verosimile, vuole far parlare i personaggi come si esprimerebbero realmente
Dopo la prima edizione in lingua letteraria, nella revisione dell’opera, si orienta verso il toscano (soprattutto dopo il viaggio a Firenze del 1827). Decide di “lavare i panni in Arno”: sceglie il fiorentino delle persone colte, una lingua unitaria da usare anche nella vita sociale. Egli sottopone l’opera a continue revisioni, chiedendo a conoscenti colti vocaboli e costrutti fiorentini (Manzoni abitava a Milano)

Storia e invenzione poetica

Dalla “Lettre a M. Chauvet”

Cosa ci dà la storia? Degli avvenimenti, che, per così dire, non sono noti che dall’esterno; ciò che gli uomini hanno compiuto: ma ciò che essi hanno pensato, i sentimenti che hanno accompagnato le loro deliberazioni e i loro progetti, i loro successi e i loro infortuni; i discorsi con cui hanno fatto o cercato di far prevalere la loro volontà su altre passioni e su altre volontà, con i quali hanno espresso la loro collera, riversato la loro tristezza, con i quali, in una parola, hanno rivelato la loro individualità: tutto ciò è quasi totalmente passato sotto silenzio dalla storia; e tutto ciò è dominio della poesia.
Tutto ciò che la volontà umana ha di forte e misterioso, tutto ciò che la sventura ha di religioso o di profondo, il poeta lo può indovinare, o per meglio dire, coglierlo,afferralo e renderlo.

Secondo la poetica del “vero”, Manzoni riproduce fedelmente il carattere ei personaggi, che possono essere compresi analizzando gli eventi storici. Tra lo storico e il poeta vi è quindi uno stretto rapporto, ma anche una grande differenza: in più il poeta prova a immaginare i pensieri dei protagonisti delle determinate vicende storiche. Le vicende gli sono offerte dalla storia stessa, che lo scrittore deve rispettare, per comunicare la loro drammaticità. L’invenzione riguarda invece i movimenti psicologici dei fatti, i pensieri,i sentimenti che hanno accompagnato i protagonisti, non documentati dalla Storia.

L’utile, il vero, l’interessante.
Dalla lettera del 1823 a Cesare d’Azeglio (nobile piemontese), in cui Manzoni parla del romanticismo (critica i principi classicisti -mitologia e regole- e propone nuovi programmi e poetica dei romantici).

Il principio,di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso mi sembra esser questo:che la poesia e la letteratura in genere debba proporsi l’utile per scopo,il vero per soggetto,l’interessante per mezzo.
Deve scegliere argomenti che piacciano ad una vasto pubblico, che cerchino ed esprimano il vero storico ed il vero morale, non solo come fine, ma come più ampia e perpetua sorgente del bello.

Per Manzoni infatti l’opera d’arte perfetta è quella che ha:
· scopo utile. I romantici, come già facevano gli Illuministi, attribuiscono alla letteratura lo scopo di educazione morale, sollecitazione civile e politica, in direzione risorgimentale;
· soggettoà vero: storico (vicende) e morale (distinguere il bene dal male, che sia d’ispirazione. Es: Foscolo, le tombe dei grandi nei Sepolcri). Unendo vero storico e vero morale si ottiene la bellezza, che oltre a procurare piacere, ci trasmette qualcosa, ci fa riflettere e comprendere.
· mezzoà interessante. La letteratura, in quanto utile, deve rivolgersi alla maggioranza delle persone. Deve scegliere quindi argomenti attuali, vivi, vicini all’esperienza quotidiana. Anche la forma deve essere aderente all’interesse del pubblico.

5 maggio

solo ora, dopo la sua morte, Manzoni vuole scrivere di Napoleone.
Manzoni si rende conto dell’importanza storica di Napoleone nella storia. Egli spaccò il mondo anche per i giudizi che la gente aveva di lui.Tuttavia alla fine egli scomparì dalla storia e fu esiliato a Sant’Elena, dove Napoleone non è contento del suo presente, ha nostalgia per il suo passato. Egli ricorda le sue grandi imprese e le confronta con la sua vita attuale, da esiliato (da imperatore a vinto)
Alla fine egli guarda al suo futuro e si rende conto che la gloria non è importante, ma bisogna affidarsi a Dio.

L’Ode è ispirata alla morte di Napoleone, morto il 5 maggio 1821 nell’esilio di Sant’ Elena e fornisce a Manzoni lo spunto per riflettere sul ruolo di Napoleone e in particolare sull’azione dell’uomo nella storia, in generale.(Prende come esempio Napoleone in quanto al momento era l’uomo più importante).
L’ode si divide in 3 parti:
· strofe 1-4: preambolo, la morte di Napoleone, l’atteggiamento del poeta di fronte all’evento (Manzoni desidera scrivere di napoleone ora che è morto, non ha voluto giudicarlo mentre era in vita)
· strofe 5-14: rievoca la vita e le vicende di Napoleone, sia le imprese vittoriose (5-9), sai le sconfitte, l’esilio, la disperazione dell’eroe (10-14)
· strofe 15-18: soccorso della fede, il trionfo dell’eterno e di Dio sulla gloria terrena

Il tema di fondo: l’ode parla dell’azione dei grandi uomini nella storia. La vita di Napoleone fu tumultuosa, soggetta e causa di sconvolgimenti. Manzoni la vede però in modo negativo: agire nella storia, alla ricerca della gloria, vuol dire provocare distruzione e morte; raccogliere odi e oltraggi, per finire poi in esilio (dove Napoleone si tormenta pensando al passato glorioso in contrasto col presente oscuro), in solitudine. La gloria terrena è svalutata di fronte alla prospettiva dell’eterno: la morte mette di fronte al vero significato dell’esistenza.
Manzoni si oppone alla visione pagana di Foscolo: rifiuta il culto degli eroi, l’eternità della fama.
In ogni caso Manzoni non nega la possibilità di agire nella storia e di divenire eroi, ma questi devono legittimare le loro azioni, ponendo la loro superiorità al servizio degli uomini, alleviando le loro fatiche e combattendo ingiustizie e soprusi.

differenza Foscolo - Manzoni
Foscolo
-Visione morte: Pagana
-Analisi dell’eroe/gloria: Idea classica dell’eroe, che deve essere emulato da tutti. L’uomo nobile deve essere ricordato per le sue grandi azioni.
-Azione dell’uomo nella storia: L’uomo deve inseguire al gloria affinché sia ricordato. Solo nel ricordo egli continuerà a vivere
Manzoni
-Visione morte: Cristiana
- Analisi dell’eroe/gloria:Sic Transit Gloria Mundi: la gloria terrena è vanescente, Napoleone nonostante le grandi azioni viene dimenticato
-Azione dell’uomo nella storia:L’uomo deve agire per il bene comune, non per la gloria, pensando all’aldilà, consapevoli che alla fine della vita terrena vi è la morte

Manzoni quindi capovolge il senso della storia: anche nei Promessi Sposi, le vicende riguardano degli umili contadini, la cui vita si intreccia con la grande Storia del ‘600.
Quindi Napoleone non è considerato positivamente in quanto durante la sua vita ha inseguito la gloria, causando sofferenza e guerre, senza aiutare gli altri. Tuttavia Dio lo soccorre proprio nel momento in cui è disperato, solo, senza gloria. Napoleone si accorge che i valori in cui credeva erano tutti effimeri (critica ai valori terreni, che nell’ottica della morte e dell’eterno non hanno alcun valore). Il vero trionfo di Napoleone è la sua conversione: egli si inginocchia davanti alla Croce (opposizione tra Gesù, che si è umiliato in vita per salvare l’umanità, e Napoleone, ricoperto di gloria durante la sua vita) e comprende che deve abbandonarsi a Dio (che è unico presente al momento della morte dell’eroe).

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